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Tempo da gelato?
A spasso per le più illustri gelaterie italiane di Monaco
Sì, consumare un cono di gelato passeggiando per il Viktualienmarkt o nel Giardino Inglese, oppure sederci in una serata calda ad un caffè con una coppa di gelato misto e guardare la gente che passa. Ci riporta al leggero piacere di vivere italiano ed alla vacanza. Abbiamo visitato per i nostri lettori due gelaterie della tradizione artigianale italiana a Monaco.
Essen Sie gerne ein leckeres Eis beim Bummel ber den Viktualienmarkt oder beim Spaziergang im Englischen Garten? Sitzen Sie gerne an einem lauen Sommerabend im Straßencaf bei einer Coppa Amarena und schauen, wer vorbeikommt? So kommt Urlaubsstimmung auf und die Erinnerung an den Sommer in Italien. Wir haben für Sie zwei traditionelle italienische Eisdielen in München besucht.
Dal sorbetto al cornetto
Il gelato, un’abitudine antica
Wer hat das Eis erfunden? In der Antike waren gekühlte Getrnke beliebt und Marco Polo berichtet, dass die Chinesen das Eis damals schon gekannt haben. Es waren jedoch die Eis-Hersteller aus Sizilien, die das Eis in Europa und in Amerika bekannt machten.
"Sorbetto” contiene la radice della parola araba "sharab” che significa bere, sorbire. E infatti fino all’invenzione delle prime sorbettiere e dell’ice-cream in America verso il 1700, il gelato aveva una consistenza pi liquida di quella odierna e si "beveva”. Come riferisce Marco Polo furono i cinesi che, per primi, produssero e consumarono il gelato. Ma si sa che anche gli antichi egizi, Alessandro Magno e gli antichi romani amavano bere bevande alla frutta ghiacciate. Ma come si faceva allora per la refrigerazione? Semplice, si pressava la neve delle montagne in apposite anfore che venivano trasportate e conservate cos nelle città in profonde cantine o in grotte. Furono gli arabi a utilizzare una miscela con capacit refrigeranti a base di cloruro di sodio e salnitro, la cui formula sembra fosse stata inventata in India. Questi portarono il gelato in Sicilia e da l i primi gelatieri italiani lo fecero conoscere nel resto dell’Europa. I grandi nomi dei gelatieri storici sono tutti italiani. Il siciliano Casati fece la sua fortuna a Lione nel 1520. Nel 1533, quando Caterina de Medici and in sposa a Enrico II di Francia, port con sé a Parigi il pollivendolo fiorentino Ruggeri, inventore di una crema gelata a base di zabaione. Caterina amava offrire questa specialit ai suoi ospiti in occasione di banchetti e feste di corte. Sempre a Parigi fu il palermitano Procopo Coltelli ad aprire nel 1660 il primo caff-gelateria. Egli ricevette dal Re Sole, entusiasta consumatore del suo gelato, addirittura un brevetto per le sue creme ghiacciate a base di frutta. Il caffè Procope sarebbe diventato il più celebre caffè letterario d‘Europa, non solo per la fama del locale ma anche per il suo leggendario gelato. La neve per la refrigerazione giungeva a Parigi dalle Alpi attraverso un apposito servizio "rapido” di carrette. Allora i gelati venivano venduti in contenitori a forma di uova ed erano esclusivamente al limone o all’arancia. Ma negli Stati Uniti che il gelato conosce un’indicibile fortuna: la prima gelateria venne aperta a New York nel 1770 ad opera del genovese Giovanni Bosio ma, nel 1846, un’americana, la signora Nancy Johnson, ad inventare la prima gelatiera meccanica. La diffusione del gelato avrà un decisivo impulso attraverso l’invenzione della macchina per la produzione del ghiaccio artificiale, presentata ufficialmente all’Expo Universale di Parigi del 1900. L’idea del "cono da passeggio” venne a New York al cadorino Vittorio Marchionni di Vinego, per poter vendere i gelati agli studenti. Alla fine dell’800 apparvero in Italia, contemporaneamente all’invenzione del ghiaccio secco, i coloratissimi carrettini per la vendita del gelato, spesso addobbati con cigni o fantastici uccelli. La produzione del gelato industriale cominciata circa nel 1950. (gm)
Mit einem Kochkurs fing alles an
Dillinger Delegation unterzeichnete Partnerschaft mit dem italienischen Bondeno
Da un corso di cucina al gemellaggio: storia di una lunga e profonda amicizia tra Dillingen e Bondeno.
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Dass die Liebe durch den Magen geht, ist bekannt. Dass dieses Konzept aber auch bei einer Städtepartnerschaft hervorragend funktioniert, dürfte neu sein. Tatsächlich hat aber die fünfjährige Freundschaft zwischen Dillingen und seiner jüngsten Partnerstadt, dem norditalienischen Bondeno, mit einem Kochkurs begonnen. Am vergangenen Samstag wurde nun in Bondeno "Hochzeit" gefeiert. Dillingens Oberbürgermeister Hans-Jürgen Weigl und sein italienisches Pendant Davide Verri unterzeichneten im Rathaus von Bondeno die Partnerschaftsurkunde. Treibende Kraft der Partnerschaft sind seit fünf Jahren die beiden "Lions Clubs" der Städte. Nach dem Kochkurs von Bruno Diazzi im Dillinger Lions Club, besuchten die Dillinger 1999 den Ort, wo so gut gekocht wird: das Restaurant "Tassi" in Bondeno. "Uns hat es sehr gut gefallen und auch die Bondeneser waren nach ihrem Gegenbesuch von der Donaustadt begeistert", erinnert sich Lions-Club Präsident Manfred Forscht. Dass die Chemie nicht nur zwischen den "Löwen", sondern auch zwischen den Politikern stimmt, stellte der 3. Bürgermeister Heribert Immler bei einem gemeinsamen Abend mit den Italienern in München schnell fest.
Begeistert von der Piazza Die letzten Zweifel, so Dillingens Oberbürgermeister Weigl, habe aber der Auftritt der Italiener auf der "WIR 2004" beseitigt. "Die Bürger waren von dem italienischen Flair auf der Piazza begeistert", erinnert sich Weigl, "und wir waren bei dem großen Engagement überzeugt davon, dass hier jemand wirklich die Partnerschaft will." Auch Verri erinnert sich gerne an die Dillinger Wirtschaftsausstellung. "Wir waren alle sehr dahinter, dass diese Partnerschaft zustande kommt", meint er, "und wir hatten auf der "WIR" eine sehr schöne Zeit." Für Verri war dann auch die Unterzeichnung der Partnerschaftsurkunde das "i-tüpfelchen auf der langen Freundschaft zwischen unseren beiden Städten." Er sei sehr froh über diese Freundschaft, vor allem von der zwischenmenschlichen Seite her, so Verri. Denn eigens für die Unterzeichnung der Partnerschaftsurkunde war eine Delegation des Dillinger Stadtrats und des "Lions Clubs" nach Bondeno gereist. Dass die beiden Städte gut zusammen passen, davon zeigte sich Weigl überzeugt. Schließlich habe Bondeno mit der benachbarten Bischofsresidenz Ferrara eine ebenso lange katholische Vergangenheit wie die Donaustadt. "Ein wildes, außereheliches Zusammenleben wäre deswegen auch nicht weiter möglich gewesen", scherzte Weigl. Der einzige Wermutstropfen der ansonsten feierlichen und freudigen Zeremonie war die Tatsache, dass diese vom Wahlkampf überschattet war. Verri, der sich in zwei Wochen wieder zur Wahl stellt, hatte deswegen nur seine Fraktion, nicht aber die Opposition oder die Bürger Bondenos zur Zeremonie eingeladen. "Die Zustimmung im Stadtrat zur Partnerschaft war aber einstimmig. Egal, wie sich der neue Stadtrat zusammensetzt, die Freundschaft wird auf jeden Fall weiter gepflegt", versprach Verri. Auf italienischer Seite ist bereits eine Reisegruppenach Dillingen vorgesehen und in der Schule wird jetzt Deutsch als zweiteFremdsprache gelehrt.
Eselrennen und Lagunen "Die Partnerschaft ist für unsere Bürger eine gute Gelegenheit, sich gegenseitig zu besuchen und die verschiedenen Lebensarten kennenzulernen", betonte Partnerschaftsreferent Dieter Schinhammer. Er schlug vor, künftig in den Fremdenverkehrsbüros konkrete Informationen über die Partnerstadt bereit zu stellen. Auch ein weiteres Projekt wurde gleich ins Auge gefasst: Beim Bondeneser Fußballturnier "Baby Cup", zu dem Weigl anschließend den Anstoß gab, wird nächstes Jahr auch eine Dillinger Jugendmannschaft teilnehmen. Angedacht ist bereits der Austausch von Schülern. "Wie jede Ehe sollten wir unsere Partnerschaft jeden Tag aufs Neue leben und deswegen die Jugend einbinden", erklärte Daniele Bolognesi, Präsident des "Lions Club" in Bondeno. Nach der Unterzeichnung der Urkunde, dem Besuch des Fußballturniers und der Einweihung des archäologischen Museums im Stadtteil Stellata, wurde schließlich dort gefeiert, wo vor fünf Jahren alles begonnen hatte: im Restaurant "Tassi". (Miriam Probst)
Dagli Appennini alle Ande
Una Cinquecento in giro per il mondo
Das kugelige Kultauto aus dem Hause Fiat auf den Straßen der Welt: Ein italienischer Filmemacher ist mit dem Wagen seiner Jugend schon in die Wüste und zum Polarkreis gefahren und plant jetzt die "Panamericana".
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Sguardi divertiti, sorrisi ammiccanti, pollici alzati in segno di apprezzamento: sono tra le reazioni che provoca a qualsiasi latitudine e presso qualsiasi popolo il passaggio di una Fiat 500. Chiunque abbia fatto un giro a bordo della quasi cinquantenne utilitaria – il mitico modello dai profile tondeggianti risale infatti al 1957 – conosce la fama, che nulla ha da invidiare a quella di ben più illustri macchine d’epoca, di cui gode questa piccola grande auto in tutto il mondo. Ed è esattamente quello che ha potuto sperimentare Riccardo Truffarelli, fotografo e documentarista italiano, che l’ha scelta come compagna per due dei suoi viaggi più recenti, diventati due film andati in onda nella trasmissione Rai "Geo&Geo”. "La scelta di viaggiare con la Cinquecento è nata dal desiderio di osservare il mondo con una velocità oggi sconosciuta” - ci racconta Riccardo - "A dispetto dei più sofisticati mezzi con cui abitualmente ci si sposta, noi abbiamo voluto conquistare lentamente la meta finale, anche se in realtà la meta vera e propria è stata il viaggio stesso. Essendo la macchina della gioventù la conosciamo perfettamente, siamo in grado di smontarla e rimontarla; in più ha una semplice meccanica, è affidabile e noi possiamo affrontare qualsiasi tipo di riparazione”. Il primo viaggio risale al 2000: con quattro passeggeri a bordo, a Riccardo si uniscono infatti tre suoi vecchi amici, entusiasti di poter condividere que-st’avventura, la Cinquecento parte da Perugia alla volta del Sahara marocchino. In questo ambiente a volte ostile la piccolo di casa Fiat, nata per le strade asfaltate dell’Italia del boom, viene più volte tratta d’impaccio grazie all’aiuto del mezzo di trasporto locale: saranno infatti i cammelli in più di un’occasione a trainarla fuori dalle dune in cui si era insabbiata e, a testimonianza di una popolarità che non conosce confini, proprio 7 dei preziosi animali verranno offerti a Riccardo in cambio della sua macchina, baratto ovviamente rifiutato anche in vista dei viaggi futuri. Dopo il Sud, il Nord, anzi l’estremo Nord. Nel 2002 la meta è il circolo polare artico. Dal capoluogo umbro all’Islanda, attraverso Germania e Scandinavia: 14.000 chilometri in due mesi, una dura prova per la piccolo auto e per il suo equipaggio, ricompensata dalla visione di una natura spettacolare e dal supporto e dall’entusiasmo della gente.
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Deserto e ghiacciai, Sud e Nord: e la prossima meta? Dal Nord al Sud del mondo in un unico viaggio, tutto il continente americano dal Canada alla Terra del Fuoco: un progetto tanto ambizioso quanto affascinante e, c’è da scommetterci, alla portata della piccola grande Fiat 500. (Rosanna Ricciardi)
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