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2005-4

Tollwood, un festival molto speciale


Quasi due milioni di visitatori tedeschi ed europei visitano ogni anno il Tollwood

 

Im Anfangsjahr 1988 galt es vielleicht noch als „Geheimtipp“ – mittlerweile hat sich das Tollwood einen Namen als groes europisches Kulturfestival gemacht. Zweimal im Jahr können es sich die Besucher mit außergewhnlichen Künstlern, internationalen Musikern und Speisen und Getränken aus aller Welt gut gehen lassen und auf dem riesigen Markt nach schönen Dingen stöbern.

Liebespaare reichen der bronzenen Julia am Alten Münchner Rathaus Blumen als Geschenk

Kirsten Ossoinig

Due volte all’anno si tiene a Monaco una fiera molto diversa dalle altre: il “Sommer-Tollwood“ al parco olimpico e il “Winter-Tollwood“ al Theresienwiese. Oltre alle molte manifestazioni artistiche si trovano tanti stand che espongono vestiti, bigiotteria e mobili. Chi ne ha voglia può scegliere se mangiare africano, arabo, cinese o anche solamente bavarese, in tanti bar, nei tendoni e nei Biergärten.

Tollwood viene organizzata per la prima volta diciassette anni fa, nel luglio 1988: alle prime edizioni partecipano soprattutto musicisti locali come il cantautore Konstantin Wecker ed il gruppo bavarese “Biermösl Blosn“, mentre, dall’inizio degli anni Novanta, la scena artistica si allarga anche ad artisti internazionali. Dal 1992 esiste anche la fiera invernale, che dopo essere stata organizzata per otto anni sulla piazza accanto alla Arnulfstrae, si tiene dal 2000 sulla Theresienwiese. Il festival dura dalla fine di novembre al 31 dicembre e si può festeggiare il Capodanno nelle tende che nei giorni precedenti hanno ospitato gli stand. Mentre il mercato infatti finisce il 23 dicembre, le cinque tende restano per la grande festa e chi ha voglia può salutare l’anno nuovo con musica dal vivo, tanta gente e lo spettacolo affascinante dei fuochi d’artificio sulle scale della Bavaria, la statua che domina la Theresienwiese.

Disposto su circa 30 000 metri quadrati, il Tollwood attira circa 950.000 visitatori in estate e
 650 000 in inverno. Il finanziamento  privo di contributi pubblici: il 40% circa proviene dalla vendita dei biglietti, un altro 40% dall’affitto degli spazi espositivi ai commercianti e il 20% dagli sponsor

 

Il “Winter-Tollwood” inizia quest’anno il 24 novembre. Tra le novit, il musical “Poe – Pech und Schwefel“ („Poe – pece e zolfo“) che racconta gli ultimi giorni dello scrittore americano Edgar Allan Poe, quando, per guarire dalle sue tremende ossessioni, il romanziere fa un patto col diavolo per diventare famoso. Inoltre aspettano i visitatori letture di diversi autori, un fantastico mercato di Natale ed un viaggio culinario globale.

Foto di Kirsten Ossonig

 

 

Tutti a casa,tutti a casa…

 

Le vacanze diventano sempre più un lusso per pochi

37 Prozent aller Italiener haben den Sommer dieses Jahr zu Hause verbracht. Zu den Gründen zählten laut Presseberichten unter anderem auch erhühte Preise für die Unterkünfte, die sich sogar auf Liegesthüle und Sonnenschirme auswirkten.

 

 Pino Mencaroni

 “Tutti al mare, tutti al mare..”: il vecchio adagio romanesco interpretato mirabilmente da Gabriella Ferri. Purtroppo la musica  cambiata, la vacanza preferita dal 70% degli italiani ha perso appeal. Sarà colpa della depressione posteuro oppure del caro-benzina, o forse degli affitti alle stelle di case, ombrelloni e sdraio; fatto sta che sulla battigia monta la marea della crisi: gli addetti del settore della balneazione lamentano cali anche del 20%. Il 2005 sarà ricordato con il boom delle vacanze a casa. Tra le mura domestiche sono rimaste almeno 500mila persone in più dello scorso anno. Non sono mica poche su circa 58 milioni di abitanti, si tratta dell’1% della popolazione. In aumento anche gli italiani che hanno rinunciato alla vacanza all’estero, si stima intorno ai 350 mila.

Alla fine, tra giugno e settem bre, dovreb be essere rimast o a casa circa il 37% degli italiani. Tra chi  andato in ferie, solo il 37% (dati Swg-C onfesercenti) ha goduto di un periodo di due settimane, mentre il 58% ha preferito al massimo una settimana. Hanno prevalso i piccoli spostamenti, dal weekend lungo del tipo “mordi e fuggi” al turismo culturale, con un vero boom di visitatori a musei ed edifici storici. Con i turisti stranieri le cose non vanno meglio. Il campanello d’allarme era arrivato con i sondaggi d’opinione fatti in Europa all’inizio dell’estate. Solo gli inglesi si mostravano ottimisti sulle proprie vacanze: ben il 46% riteneva di poter spendere di pi dell’anno precedente.

Tutt’altra musica in Germania, dove il 25% dei tedeschi ha subito dichiarato che avrebbe speso di meno. Così nel Bel Paese hanno rifatto capolino gli inglesi, beneficiati anche dalla forza della sterlina. In leggera ripresa il turismo americano, ma la forza dell’euro non gioca certo a favore. Poi gli olandesi, gente che spende poco, arrivano già forniti di ogni ben di Dio. Infine, le solite comitive russe a Rimini e qualche manipolo di cinesi supersonici, del tipo 9 capitali in 7 giorni. Sui tedeschi resta la fede dell’ottimismo. Un breve giro in una località turistica, magari una sosta al supermarket, così da scoprire tre o quattro auto con la piccola D sulla targa. L’anno scorso zero; in effetti, fare peggio del 2004 era impossibile. Ma quattro anni fa di Audi, Passat e Mercedes ce n’erano almeno 30!

E poi piove sul bagnato: nel pieno del solleone agostano arrivato lo schiaffo della Frankfurter Allgemeine; secondo il quotidiano tedesco, l’Italia si adagiata sugli allori delle sue bellezze pensando che fossero senza prezzo. Insomma, nel Bel Paese si pensa di vivere di rendita turistica, senza adeguati investimenti in grado di migliorare il rapporto tra la qualità del prodotto e il prezzo. Per cominciare, in attesa degli investimenti, si potrebbero abbassare i prezzi; può darsi che funzioni. Ma restare seduti aspettando Godot può essere mortale ai tempi della globalizzazione. Le offerte turistiche si moltiplicano allo stesso ritmo dei voli low-cost per andare in capo al mondo, e i portafogli sono un po’ più sgonfi.

 

Un Papa scomodo

 

Il pontificato breve di Celestino V

 

Die Liste der Namen der Ppste der katholischen Kirche ist sehr lang. Hier fällt die sehr kurze Dauer des Pontifikats von Papst Clestin V auf. Seine Regierungszeit belief sich lediglich auf vier Monate, von August bis Dezember 1294. Seine Herrschaft gilt trotzdem als die bemerkenswerteste und geheimnisvollste in der gesamten Kirchengeschichte. Es fällt sehr schwer über diese Zeit zu sprechen und ungelöst bleibt immer noch das sogenannte „mistero del chiodo“.

 

 Franco Casadidio

 La bimillenaria storia della Chiesa Cattolica è stata spesso fonte d’ispirazione per pittori, poeti, scrittori e, in tempi più recenti, di registi e sceneggiatori, che hanno attinto a piene mani dalle vicende di Santi, Papi e religiosi.

Quasi nessuno, però, si è mai preoccupato di raccontare al grande pubblico la vicenda di Celestino V, dimessosi dal soglio pontificio quattro mesi dopo l’elezione. Tutto ha inizio il 4 aprile 1292 quando, morto Papa Niccolò IV, il Cardinale Latino Malabranca, decano del Sacro collegio, convoca il conclave che risulterà poi essere uno dei più lunghi della storia.

I porporati sono divisi in due fazioni: da una parte quelli che vogliono eleggere Papa un membro della famiglia Orsini, dall’altra chi vedrebbe bene sul trono di Pietro un rappresentante della famiglia Colonna. Questa contrapposizione blocca il conclave per circa ventisette mesi. La gente comune comincia a dar segni d’insofferenza, così come molti membri dei vari ordini religiosi. Tra questi ultimi, uno di recente formazione raccoglie sempre maggiori consensi tra la gente, forte del proprio modello di vita, improntato alla semplicità e alla povertà, e del velo di santità che da qualche anno aleggia intorno alla figura del suo fondatore; l’ordine quello dei “Fraticelli dello Spirito Santo“, il suo fondatore  Pietro Angelerio, eremita tra i monti dell’Abruzzo, che propugna con tenacia l’idea di una Chiesa povera e semplice: l’esatto contrario di quella dell’epoca, che più che un’istituzione religiosa è un’istituzione politica e una potenza economica e militare di primo piano. Durante il conclave, Pietro scrive più volte al Cardinale Malabranca, suo amico, invocando sui Cardinali la discesa dello Spirito Santo perché li guidi e li illumini nella scelta del nuovo Papa. Ma né il Malabranca né lo Spirito Santo riescono a compiere il miracolo di riunificare un conclave spaccato in due, finché uno dei cardinali, Benedetto Caetani, ha un’intuizione: perché non accordarsi su un terzo nome, equidistante da entrambe le fazioni in lotta, che possa quindi godere della fiducia di tutti? In realtà egli cerca semplicemente qualcuno da poter manovrare nell’ombra, un candidato debole. E chi meglio di un’eremita che da anni vive isolato in mezzo ai monti, corrisponde alla figura ricercata dal Caetani? Il 5 luglio del 1294, tutti i porporati trovano l’accordo intorno al nome di Pietro da Morrone, ognuno convinto, in cuor suo, di poterlo manovrare come una marionetta.

Oltre ai Cardinali, anche il Re di Napoli Carlo d’Angiò ha messo gli occhi sul neo Pontefice, con l’intento di usarlo per i propri scopi. Così, a dispetto delle tradizioni, il 29 agosto Pietro da Morrone viene prelevato dai suoi monti e portato a L’Aquila dagli uomini del Re angioino e qui incoronato Papa col nome di Celestino V. Invece che a Roma, il Pontefice viene trasferito a Napoli, dove lo raggiunge il cardinal Caetani che comincia la sua lenta opera di circonvenzione.

Celestino V si rende conto da subito che quella nuova vita non fa per lui; troppo lusso, troppe comodità, troppi intrighi e inizia a pensare all’abdicazione. Il Caetani lo incoraggia a lasciare l’incarico, ma la legge vuole che la rinuncia sia spontanea iniziativa del Papa, senza alcuna costrizione e così viene fatto preparare un documento in cui Celestino V rinuncia di propria volontà al trono chiedendo di poter tornare fra i suoi monti, tra la sua gente: il 13 dicembre 1294, non sono trascorsi neanche quattro mesi dall’incoronazione. Ma il Caetani e gli altri sottovalutano un particolare che si rivela, invece, fondamentale: l’amore della gente per Celestino V. Eh sì, perché i pochi mesi da Papa, sono bastati a questo umile ottuagenario, così diverso dagli altri Pontefici, per far breccia nel cuore della gente. Pietro da Morrone torna al suo eremo mentre il conclave elegge Benedetto Caetani, che prende il nome di Bonifacio VIII; il paragone con il vecchio Papa, però, si rivela subito troppo ingombrante per il neo Pontefice, che ordina al suo esercito di catturare Celestino V e imprigionarlo nel palazzo di famiglia ad Anagni. Con l’aiuto dei suoi confratelli Pietro fugge, ma poco tempo dopo viene nuovamente catturato e rinchiuso nell’inaccessibile rocca di Fumone. Qui, segregato in una piccola cella, privato di ogni contatto con l’esterno, affamato e seviziato, Pietro da Morrone muore il 19 maggio 1296, portandosi nella tomba un ultimo mistero: il foro nel suo cranio causato, sembra, da un chiodo conficcatogli in testa per ordine del suo successore, e che, se la storia fosse vera, potrebbe considerarsi un vero e proprio omicidio su commissione papale!

 

 

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