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2006-4

AUTUNNO - HERBST 2006

IN COPERTINA

I Janas: anche a Monaco l’incanto della musica sarda

DALL’ITALIA

Sulcis, Sardegna. Andateci il prima possibile!

 

Essere venexian

 

Lettres italiennes”

TREND

Pirelli Film

 

Senza figli è meglio

LOCALE

Comites

RETE

1. Deutsch-Italienisches Brunnenfest in Dillingen

 

La canzone napoletana

CULTURA

Perché ascoltare la musica classica oggi...

 

Ragione e sentimento: amici o nemici?

 

Il cinema è morto, viva il cinema (d’autore)

 

Luigi Pagano an der Musikhochschule München

 

Il Premio Letterario Fenice - Europa

 

”Il passato davanti a noi“ di Bruno Arpaia

VARIE

Calendario Barbanera: da Foligno a Franco

 

L’inno italiano compie 60 anni

ECONOMIA

Io faccio la spesa giusta

 

La pace dal basso

ONLINE

Non ti fidar di me

SALUTE

Arriva l’autunno: è ora di vaccinarsi contro l’influenza!

 

Influenza: i consigli del farmacista

GASTRONOMIA

Caffè - Kaffee - Coffee

SEGNALAZIONI

Ausstellungen, Konzerte und mehr...

Editoriale

La Germania, una delle nazioni economicamente più ricche e civili del globo, scopre l’inquietante realtà dei “nuovi poveri”, dell’emigrazione dei cervelli e dei posti di lavoro e, se tutto ciò non bastasse, anche la scandalosa condotta di alcune unità militari impegnate all’estero in discusse missioni di pace.
Riformare il sistema scolastico, previdenziale, fiscale, sanitario, riducendo allo stesso tempo la disoccupazione: sarà in grado la coalizione di governo di vincere la sfida delle grandi riforme mantenendosi salda in sella? È la domanda che ci poniamo. Esempio riforma sanitaria. Ne discutono tra di loro i partiti di governo, le casse mutue e i sindacati dei medici impegnati nel calvario e la sua entrata in vigore è già stata rinviata al 2009. L’opinione pubblica ascolta ormai con amaro distacco nuove proposte e reciproche accuse. Diventa sempre più chiaro che l’elevatissimo standard dei servizi sanitari, su cui finora si è potuto contare, non potrà più essere mantenuto.

Anche qui, come negli altri settori da riformare, la sfida consiste nel mantenere la qualità dei servizi riducendo i costi, soprattutto – aggiungeremmo noi - quelli della complessa amministrazione, (anche a costo di qualche disoccupato in più!).

Ci chiediamo guardando oltre le Alpi, dove dal 1978 esiste un unico Sistema Sanitario Nazionale con tante contraddizioni e con il solito gradiente tra Nord e Sud, se non sono una volta tanto gli italiani stessi ad essere meno “borboni” dei nostri ospiti, considerandoi notevoli costi amministrativi di più di 120 diverse casse mutue pubbliche e di un voluminoso ente di intermediazione, la “kassenärtzliche Vereinigung”.

Gli abitanti del Belpaese un lusso del genere non potrebbero mai permetterselo. Ma, a quanto pare, nemmeno più i tedeschi...
 

La redazione

 

 

Andateci il prima possibile!

Suggerimenti per un viaggio in Sardegna diverso dai soliti itinerari balneari, ma non per questo, meno affascinante...

 

Sulcis liegt an der Südwest-Küste Sardiniens und war in der Vergangenheit für den Abbau von Bodenschätzen bekannt. Heute kann man bei einem Besuch der ehemaligen Minenanlagen die Schönheit der Natur genießen. Früher war das Leben der Minenarbeiter von Missbrauch und Ungerechtigkeit gekennzeichnet.

 

Marco Armeni

Andateci prima che qualche miliardario americano, o anche nostrano (ma, rigorosamente, non sardo) ci metta le mani sopra, e lo trasformi in una lussuosa residenza per turisti facoltosi, ostentando vero buon gusto nella scelta dei materiali e del restauro conservativo (non mancheranno i soldi per reclutare architetti di grido), ma estromettendo, per sempre, l’uomo, e la sua (tanta, tantissima, bestiale) fatica.

Prima che giriate pagina, augurandomi efficaci cure psichiatriche, vi dirò di cosa sto parlando. Le falesie e i camminamenti esterni

C’è un’ampia zona della Sardegna, che copre pressoché tutto il Sulcis-Iglesiente, e si estende lungo la costa sud-occidentale fino al golfo di Oristano, la cui storia, da sempre, ma, particolarmente dal XIX secolo, è stata caratterizzata dallo sfruttamento delle miniere e, ovviamente, anche degli uomini che dentro ci lavoravano.

È la storia di luoghi, di paesi, di cittadine che l’uomo ha creato dal nulla, lottando contro la Natura, infliggendole ferite profonde, subendone anche le rabbiose vendette, per poi, finito il tempo della “corsa all’oro”, abbandonarli progressivamente; e la Natura, laddove ha potuto, si è rifatta avanti, distruggendo, divorando o ammantando di verde quei luoghi dove fino a circa cinquanta anni fa la vita, o una sottospecie di essa, si svolgeva con gli stessi ritmi delle bestie da soma.Gli strumenti del lavoro: martello e piccozza

Questi luoghi, suggestivi come i loro nomi, si chiamano Nebida, Naracauli, Ingurtosu, Monti Agruxiau, Pitzinurri; talvolta frutto di un preciso progetto urbanistico, come Carbonia e i suoi quarantamila abitanti trapiantati dal “Continente” a cercar fortuna, oggi si confrontano con la decadenza, con lo spopolamento, ma anche con le mire, certamente non ispirate dai più alti principi della filantropia, di importanti società immobiliari, scatenate dal recente progetto della Regione Sardegna di alienare alcune di queste “perle”, sconosciute e decadute, dopo (può sembrare paradossale ma, purtroppo, lo è solo in parte) aver provveduto però, a proprie spese, alla costosa messa in sicurezza delle zone stesse.

Dove sta il paradosso? Sta nel fatto che, considerata l’enorme estensione e l’estrema pericolosità dei siti da bonificare, c’è il concreto rischio di dover spendere somme ben più alte di quelle che si dovrebbero poi incassare dall’alienazione degli stessi. A questo non trascurabile aspetto si deve poi aggiungere la lamentela delle numerose associazioni ambientaliste, e non solo, che si chiedono se questo progetto non affossi definitivamente lo sviluppo del Parco Geominerario, costituito nel 2001 dalla Regione Sardegna, sotto la tutela dell’Unesco, al fine di accelerare la riconversione in chiave turistica, e quindi stimolare lo sviluppo economico e sociale, delle aree minerarie dimesse, ma costretto ad una grama esistenza dalla penuria dei finanziamenti. Contribuisce a rendere meno chiare le idee, in termini di distinzione dei ruoli tra buoni e cattivi, il fatto che la vendita di questi siti, che talvolta si affacciano sul principale gioiello della Sardegna, ovvero il mare e le sue spiagge, sia stata proposta proprio dalla giunta del presidente della Regione, Renato Soru, cui va sinceramente riconosciuto il coraggio di scelte anche impopolari a tutela del patrimonio costiero, come quello della massiccia estensione della fascia di inedificabilità (il cosiddetto “decreto salvacoste”), o come l’introduzione dell’imposta sulle seconde case e sugli yacht per coloro che non risiedono in Sardegna.Veduta di Buggerru dall’ingresso della galleria

Insomma, ci sono tutti gli elementi perché la vicenda si aggrovigli in una matassa inestricabile, e per questo, nel frattempo, vi rinnovo l’invito, il più caldo possibile: andateci! Finché ancora si percepisce l’odore, il sapore e la vista della fatica dell’uomo, che lotta con la Natura per strappare il minerale dalle viscere della terra, una Natura terribile, che però sa inebriare con il profumo del mirto o del lentischio, con il colore turchese del mare, con il bianco delle falesie abitate dai gabbiani.

Se ne avete voglia, iniziamo la nostra visita. E allora partiamo, iniziando la nostra ideale gita da uno dei capoluoghi della neocostituita provincia di Carbonia-Iglesias, per la quale non si fa fatica ad immaginare una vita di stenti, caratterizzata dal sempiterno dubbio: “ma a che cosa servo?”. Ma Iglesias è cittadina dalle solide radici storiche, centro importante fin dal XIII secolo, sede vescovile e, con i suoi 30.000 abitanti, comunque uno dei dieci maggiori centri della Sardegna. Pur meritando una visita più dettagliata, e senza disconoscerne l’importanza di centro direzionale di gran parte delle attività estrattive del sud-Sardegna, la consideriamo, per ora, solo come punto di avvio, e, puntando la prua in direzione Fluminimaggiore, iniziamo a percorrere la statale 126, tortuosa e ricca di vegetazione (quella sopravvissuta alle mani criminali dei piromani). Dopo aver attraversato la frazione di San Benedetto, scollinando a quota a 594 metri s.l.m., la strada costeggia il tempio di Antas e le grotte di Su Mannau, e corre accanto a vecchi insediamenti dai nomi remoti e quasi dimenticati (Grugua, Baueddu), dove veniamo a scoprire che tra le varie case padronali in rovina vi era anche quella della famiglia di Amedeo Modigliani (il cui padre è ricordato da queste parti come gran tagliatore di foreste, piuttosto che come genitore di cotanto genio). Un po’ provati dalle curve, si giunge al paese di Fluminimaggiore, il cui isolamento e le cui favorevoli condizioni microclimatiche (riparo dai venti, relativa abbondanza d’acqua, notevole esposizione solare), non si sa quanto veritieramente, gli avevano attribuito in passato il fantasioso titolo di capoluogo sardo della produzione, illegale ovviamente, di canapa indiana.

Senza aver tempo per verificare la fondatezza di questa leggenda, puntiamo finalmente verso il mare, per arrivare all’immensa spiaggia di Portixeddu, alla cui fine si erge l’abitato di Buggerru. Pomposamente denominata, ai tempi d’oro dell’attività estrattiva, la “Piccola Parigi” (non si sa con quanto involontario umorismo), Buggerru oggi non arriva ai 1.500 abitanti, meno di un terzo di quelli che la popolavano nella sua presunta età aurea (tale, probabilmente, solo per proprietari e direttori della “Societè des mines de Malfidano” di Parigi, concessionari delle miniere), ed è un paradigma del paradiso terrestre mancato: circondata da alte scogliere, dotata di una lunghissima spiaggia di sabbia fine, è però perseguitata dalle forze della Natura, a cui, talvolta, danno manforte la sciatteria e la stupidità dell’uomo. Esposta, senza protezione, ai venti da maestro (e, per questo motivo, apprezzato luogo di esibizione della tribù dei surfisti), ha soffocato le vestigia della “Piccola Parigi” con un’edilizia disordinata, povera di idee e materiali, riuscendo in questo modo a sminuire l’incantevole posizione su cui i suoi primi abitanti l’avevano adagiata. E poi c’è la questione del porto: unica località, per parecchi chilometri sul versante sud-occidentale, a meritare la denominazione di paese, si intestardisce da anni nella costruzione di un piccolo porto che, inevitabilmente e, parrebbe, con altrettanto sistematica tenacia, le correnti marine ingolfano di sabbia, riducendo drasticamente il pescaggio e rendendolo idoneo solo all’attracco di gommoni e piccole barche. Questa eterna fatica di Sisifo ha avuto, come piacevole effetto collaterale, la nascita e il progressivo consolidarsi di un vero e proprio arenile sotto il paese, come se la sabbia, che si cerca di eliminare dall’ingresso del porto, andasse poi a ripascere naturalmente questa giovane spiaggia; e sarebbe anche una vicenda romantica, se non fosse che quest’opera viene finanziata ogni anno con soldi pubblici.

Va beh, consideriamola una sorta di eterogenesi dei fini.... Giusto sopra l’abitato di Buggerru, a 50 metri s.l.m., vi è l’ingresso della Galleria Henry, raggiungibile attraverso un’agevole salita direttamente dal centro del paese; come gli altri siti presenti nella zona, anche questo è gestito dalla Igea s.p.a., società a capitale pubblico, che, oltre che delle visite, si occupa del coordinamento delle attività di messa in sicurezza dei siti, con l’impiego di molti ex minatori, tra i quali anche coloro che normalmente svolgono il ruolo di guida (o di Caronte) attraverso queste passeggiate nelle viscere della Terra.

Certo, a volte la grammatica è quella che è, e scordatevi la versione in inglese o altra lingua straniera (anche se perlomeno nei pannelli sarebbe auspicabile), ma, rispetto ad una normale guida, i concetti vengono espressi da chi, anche se in forma attenuata rispetto al passato, quelle fatiche, paure, odori e polvere le ha vissute e respirate davvero. Quindi niente pelli lisce e dizione anestetizzata, ma un forte accento sardo e mani e volti solcati dalle rughe dell’età e della fatica.

Nel rimandare al sito internet www.igeaminiere.it i dettagli circa le modalità di prenotazione, e le ulteriori informazioni, voglio ricordare che la Galleria prende il nome dall’allora direttore della miniera, cui si deve il sostanziale impulso ad effettuare il traforo del colle sopra l’abitato di Buggerru, per collegare, attraverso un avveniristico (era il 1892) sistema di rotaie a scartamento ridotto, le laverie del minerale con i luoghi di estrazione (la miniera, a cielo aperto, di Planu Sartu, posta in cima all’omonimo altipiano), rendendo più agevole e rapido il trasporto del materiale estratto.In memoria delle vittime dell’eccidio

A bordo di questo trenino, fedele riproduzione di quello operante a suo tempo, si percorre il tunnel, leggermente inclinato (0,5%), che si snoda nella parte restaurata per circa un chilometro, fino a terminare su uno spiazzo dove, riattando i vecchi fabbricati tecnico-logistici presenti, si vorrebbe aprire una struttura di ristoro, a picco sulle falesia e con vista mozzafiato sull’intera baia. Ed è, probabilmente, proprio nel loro triste ritorno a casa, sfiancati dalla fatica che rendeva le loro esistenze forse peggiori di quella delle capre che pascolano nei dintorni; è nel nodo scorsoio di un circolo vizioso che di fatto li riduceva, in perfetta legalità, a schiavi della miniera e dei loro proprietari, ai quali restituivano ogni mese, acquistando i generi di sussistenza nei loro empori, i magri stipendi ed anche di più, indebitandosi irrimediabilmente; è, dunque, in questa sorta di via crucis, senza neppure la speranza di una resurrezione, che matura un malcontento diffuso, sempre più ampio; e questo malcontento ha il consueto nome di “salario più dignitoso”, di “orario di lavoro più umano”.

Finché, un giorno il nome della Piccola Parigi dell’Iglesiente rimbalza tragicamente su tutti i giornali d’Italia: in una delle prime manifestazioni di protesta, le forze dell’ordine sparano, e tre persone rimangono per terra. E il 4 settembre 1904 è diventato così il giorno dell’eccidio di Buggerru, e quelle tre sagome di pietra, distese su un piccolo prato, servono a ricordare anche oggi il sacrificio di tre minatori che, a prezzo della propria vita, e con l’ondata di proteste che la strage sollevò, contribuirono al riconoscimento di condizioni lavorative più consone ad un essere umano.

E mette molta tristezza pensare che siano passati più di cento anni, e tante altre vittime, epperò ancora oggi, nei campi di pomodori in Puglia e in Campania, nei cantieri edili di Roma e di Milano, parole come “sicurezza”, “orario lavorativo”, “salario giusto” risuonano come una bestemmia per i padroncini o i loro caporali, e una chimera per le moderne bestie da soma. (continua)

 

 

Essere venexian

Vom Glück des Lebens in der „miraculosissima serenissima“

Sappiamo tutti cosa fa di Venezia una delle città più belle del mondo: la sua incantevole posizione sulla laguna, la sua particolare storia, l’essere un gioiello dell’arte e un miracolo della tecnica. Eppure il normale turista ha poche probabilità di viverla in tutti i suoi aspetti più veri e ritrovare le tracce più autentiche di questa eccezionale città.
L’autore, un monacense esperto della Serenissima, dove vive da otto anni, invita il lettore a leggere la sua favolosa storia di marinai, artisti, statisti e diplomatici. Ed allo stesso tempo a vivere appieno la Venezia di oggi, con i suoi abitanti, i ritrovi, i bar, le trattorie....

 

Uwe G. Fabritzek

Venedig war, ist und wird immer „Objekt der Begierde“ bleiben: Ziel und Fluchtort zahlloser Dichter, Denker und Kunstschaffender aus allen Nationen, Kunstliebhaber und Filmschaffende – und sopra tutto – Neugieriger / Touristen ohne Zahl...

Etwa 20 Millionen Besucher jährlich sind Beweis genug. Worauf begründet sich aber dieses enorme, auch heute noch ungebrochene Interesse an dieser eher kleinen Stadt in ungünstiger geopolitischer Lage? Wieso bezeichnete sie bereits Petrarca als „miraculosissima serenissima“ um nur einen Bewunderer zu nennen?

Betrachten wir die Fakten: Die erste Besiedlung der Lagune begann vor sagenhaften 4000 Jahren durch Eneter/Veneter, ein seefahrendes Volk, das aus Paflagonien in Kleinasien geflohen war und sich zunächst von Fischfang und Jagd ernährte. Nur ganz allmählich entwickelten sich feste Siedlungsformen, Handel und Seefahrt – die Grundlage des späteren Venedig. Nach früheren Zentren wie Malamocco und Torcello wurde schließlich das Gebiet um „rivus altus“, Rialto, zum entscheidenden Handels- und Machtzentrum des späteren Venedig.

Dabei war die geniale Schiffbaukunst das Rückgrat aller venezianischer Macht. In dem hochgelegenen Arsenale konnten Schiffe in großer Zahl und von hoher Qualität gebaut werden, die allen übrigen überlegen waren und Venedig bald zur größten und stärksten Macht im damaligen Weltgefüge machten. Venezianische Kaufleute bereisten alle Länder, schufen Kontakte, fanden Verbündete und erreichten mit einer klugen und weitsichtigen Politik ein riesiges Einflussgebiet in Europa, Asien und Afrika. Weltberühmt Marco Polo, der erste genaue Kunde aus China brachte, vielfach unbekannt zahlreiche weitere reisende Kaufleute – wie zum Beispiel – Nicolò da Conti, der im beginnenden 15. Jahrhundert mit dem „chinesischen Columbus“ Zhong He Afrika bereiste (INTERVenti 2006/2).

Der schier ungeheure Reichtum, den der Handel nach Venedig brachte, führte zu einer explosionsartigen Entwicklung in vielen anderen Bereichen: die besten Maler, Bildhauer, Wissenschaftler und Handwerker kamen nach Venedig, um den Ruhm der Stadt und ihren eigenen zu mehren.

Unzählige Kunstwerke in der ganzen Welt zeugen bis heute davon. Dass Venedig auch für zahlreiche Erfindungen wie das Glas, die Sehbrille, die Spitze steht, dass die moderne Diplomatie, das Verschlüsselungssystem für Schriftstücke venezianischen Ursprungs sind, sei hier nur am Rande vermerkt.

Mehr noch: Venedig ist ein Wunder – das einzig real existierende Weltwunder! Denn diese Stadt mit ihren mächtig-prächtigen Palästen liegt nicht nur im Meer, viele ihrer Bauten stehen auch buchstäblich im Wasser: weil der bebaubare Boden knapp war, wurde ein beispielloses Bausystem erfunden: ganze Paläste, Kirchen (Salute), Plätze (San Marco) stehen auf mit der Krone in den Untergrund gerammten Baustämmen! Da es kein Trinkwasser gab, wurde ein kunstvolles System von Zisternen (pozzi) erfunden, die sich aus Regenwasser speisten und so das Überleben sicherten...

Ein Wunder aber war vor allem, dass der venezianische (Stadt-) Staat auf einer ungeschriebenen Verfassung basierte, zu keiner Zeit über eigene Soldaten, Parteien, Zünfte verfügte und wohl als einzige menschliche Gesellschaft in Geschichte und Gegenwart zu keiner Zeit innere Unruhen oder Revolutionen erlebte.

Kein einziges befestigtes Gebäude befindet sich in dieser Stadt- bis Napoleon (1797) betrat kein fremder Soldat ohne Erlaubnis venezianisches Territorium. Vor allem zeichnet sich Venedig dadurch aus, dass bei aller Expansion, bei allen Kriegen, die über Jahrhunderte geführt wurden, ein Staatssystem entstand und zielgerichtet weiterentwickelt wurde, das bis heute ohnegleichen war und ist. Was Wunder, dass diese älteste Republik der Welt für viele Denker zum „Modell“ wurde - das auch (und gerade) bis heute unerreichte Modell einer Gesellschaft „a misura d’uomo“ – nach des Menschen Maß?

Venedig hat viele Gesichter: Da gibt es natürlich das (fürchterliche) Venedig der Touristen aus aller Welt. Meist unschicklich gekleidet, strömen sie überfallartig in die Stadt - „San Marco, Rialto, Ferrovia – wo?“ so tönt es den ganzen Tag. Klar, dass diese Bedauernswerten keine Chance haben, Venedig zu er-leben, dass sie abgezockt werden an allen Ecken und Enden – und dass sie meist schnell die Stadt wieder verlassen – angetan von den Schönheiten, verärgert über die Preise – nicht ohne jede Menge Dreck und Abfall zu hinterlassen.

Ganz anders das Venedig der Kunstliebhaber: Sie wohnen in der Stadt, haben Zeit und meist Geld, erleben Kunst und Kultur im Fenice, der Accademia, dinieren wenn es hoch kommt im Da Fiore, wenn sie Pech haben in Harry’s Bar. Auch sie haben keine Chance, das trotz Massentourismus, allem Einbruchscheinbarer Modernität und vor allem der höchst unsensiblen anti-venezianischen Politik Roms immer noch existierende authentische Venedig kennen zu lernen.

Das aber ist das eigentliche, la mia Venexia: Hier haben die Menschen ein uns längst verdrängtes Miteinander in räumlicher Enge, meist in freundlicher Verbundenheit – aber immer in hilfsbereiter Mit-Menschlichkeit.

Wer das Glück, das Privileg, das Geschenk erfahren durfte, dieses Venedig zu er-leben, mit allen Sinnen zu erfahren, kann nur Rudolf Hagelstange zustimmen: „Diese Stadt mit offenen, ungetrübten Augen zu sehen heißt sich selbst mit aller Hoffnung und Vergesslichkeit, mit der Bitterkeit, die in jeder Freude wohnt, sehen...“(Merian, Venedig, 1955)

Erleben Sie la mia Venexia! Ich lade Sie ein, an meiner Seite das authentische Venedig zu erfahren, campi, calli und chiese zu entdecken, fernab und doch ganz nah an den Zentren touristischen Interesses. San Marco und Rialto finden Sie allein – nicht aber die Orte, die das authentische Venedig heute ausmachen. Lassen Sie sich ein wenig durch die fantastische Geschichte Venedigs führen, durchdie Räume und Orte, die für das Entstehen dieser einstigen Weltmacht wichtig waren – erkennen Sie in den alten Namen und Bezeichnungen ehemalige Strukturen, trinken und essen Sie in den osterie der Venezianer – erfühlen Sie die einzigartige Verbindung die Natur und Mensch in Form dieser Stadt eingegangen sind – und vielleicht, vielleicht gelingt es Ihnen dabei auch sich selbst wieder-zu-erfinden...

Abschließend ein besonderer Tipp, besuchen Sie Venedig, wenn es am Schönsten ist: im November, Dezember oder Januar!

Der Autor, gelernter Politikwissenschaftler und Sinologe, lebt seit acht Jahren im centro storico von Venedig. Er arbeitet derzeit unter anderem an einer detaillierten „Bestandsaufnahme“ seines Venedig.

Der interessierte Liebhaber kann sich an den Autor als consigliere privato wenden:
Tel.: +39334400088 oder +4915118383334 Fax: +390415225968 - mail: la_mia_venexia@yahoo.de

 

 

Pirelli Film
Power is nothing without control

Mit der Pirelli Film Kampagne versucht sich deritalienische Reifenhersteller nun auch als Filmemacher

Nuove strade per la pubblicità della Pirelli: un corto in internet con le star Naomi Campbell e John Malkovich.

Daniel Vetró

Pirelli, einer der weltweit führenden Reifenhersteller, hat bereits in den 60er Jahren durch extravagante Werbekampagnen wie dem legendären Pirelli-Kalender auf sich aufmerksam gemacht. In diesem Jahr wurde der Kalender, der längst zum Inbegriff der erotischen Fotografie geworden ist, an der französischen Riviera aufgenommen. Posiert haben Stars wie Jennifer Lopez und Kate Moss.
Der Kultkalender ist nicht käuflich. Er wird ausschließlich an ausgewählte Freunde und Geschäftspartner von Pirelli verschenkt.

Nun geht Pirelli einen neuen Weg der Kommunikation, der allen zugänglich ist. Der Internet-Kurzfilm „The Call“ soll laut Pirelli das Unternehmensimage auf weltweiter Ebene fördern. Die Kombination aus Kino und Internet soll für Qualität und Innovation stehen.

Seit März dieses Jahres ist „The Call“ unter der Adresse www.pirellifilm. com online zu sehen. Der Pirelli-Leitspruch „Power is nothing without control” wird als sakraler Kampf zwischen Gut und Böse demonstriert.

Der knapp neun Minuten lange Film zeigt Naomi Campbell mit schwarzen Flügeln als die Ausgeburt des Bösen, die einen Priester, dargestellt durch den Hollywood-Star John Malkovich, zum Kampf gegen das Gute aufruft. Pirelli weckt die Neugier der Zuschauer: „...ein mysteriöser Telefonanruf in tiefster Nacht. Spannung pur. Wer ist am anderen Ende des Telefons, wer verbirgt sich hinter diesem gespenstischen Anruf? Was veranlasst John Malkovich dazu, den Vatikan zu verlassen und mit unbekanntem Ziel in die Finsternis zu verschwinden? Was erwartet ihn hinter der stählernen Tür?...“

Als Regisseur wurde Antoine Foqua („King- Arthur“, „Training Day“) engagiert. Gedreht wurde in einer gotischen und mystischen Szenerie im nächtlichen Rom. Das „Ospedale di Santo Spirito“, römische Straßen und eine verlassene Industriehalle waren die wichtigsten Drehorte. Mit der gleichen Professionalität wie bei einem Blockbuster arbeiteten über 100 Personen am Set. Der Thriller erschien nach einer Woche Dreh und vier Monaten Nachbearbeitung. Um etwaige Differenzen mit der katholischen Kirche zu vermeiden, hat Foqua das Filmprojekt von Padre John absegnen lassen. Der Geistliche ist vom Vatikan mit der Pflege der Beziehungen zur Filmindustrie beauftragt.

Pirelli plant künftig einmal jährlich einen Kurzfilm mit Starbesetzung zu veröffentlichen. Es bleibt abzuwarten, ob die Filme mit der gleichen Spannung erwartet werden wie die Pirelli-Kalender.

 

 

Non ti fidar di me

Chi ancora non possiede un navigatore satellitare? Il nuovo amico virtuale cerca di insinuarsi nella nostra collezione di macchinette magiche

 

Mit Hilfe eines kleinen Empfängers in Handygröße können wir den eigenen Standort bald bis auf wenige Meter genau bestimmen. Das zivile europäische Galileo-Satellitensystem ist im Kommen – neutrale Betrachter fragen sich, ob es wirklich so nützlich ist.

Gianni Minelli

La prima volta che ho visto sulla macchina di un amico un navigatore in azione ho escalamato: wow! E mi sono detto: finalmente un giocattolo davvero utile! Sono rimasto incantato mentre mi mostrava sulla mappa elettronica il punto preciso dove ci trovavamo. Con i nomi delle strade, gli incroci, velocità e tempo d’arrivo previsto.

Ed ho fatto di tutto per avere subito anch’io quella scatolina magica che ti mostra dove sei, ti prende per mano e ti dice con voce chiara e sicura dove devi andare. “Alla rotatoria prendi la seconda uscita”, oppure “gira a destra” e, finalmente, “arrivo!”.

Poi, per rendere il tutto ancora più divertente, si può collegare il “navi” al bravo pc, scaricare gli aggiornamenti delle mappe stradali e fare altri giochetti del genere.

Mentre aspetto il verde al semaforo scopro spesso altri colleghi automobilisti con attaccato sotto lo specchietto retrovisore il miracoloso televisorino. Certo, se è pericoloso telefonare mentre si guida (con il “vivavoce” si può perlomeno evitare di pagare una cara contravvenzione), viaggiare con il navigatore acceso distrae non poco. Addirittura ci sono in commercio navigatori con annesso lettore DVD, per potersi vedere nel frattempo anche un bel film. Questi ultimi sono già illegali in alcuni Paesi, ma penso che prima o poi anche l’uso dei normali navigatori verrà vietato o quanto meno regolamentato.

Sarebbe un peccato, perché utile lo è, eccome! Specialmente quando si deve viaggiare in una città o in un quartiere che non si conosce, magari guidando da soli, dovendo controllare la carta stradale, oppure senza poter chiedere informazione ai passanti perché tardi, buio o brutto tempo. È vero che certe volte a certi incroci lui ci dice troppo tardi o non tanto chiaramente dove dobbiamo andare, o magari sul più bello “non prende”… ed allora ci rendiamo un’altra volta conto che delegare troppo ad un apparecchio elettronico può essere anche svantaggioso. È di nuovo il solito discorso: sappiamo andare in internet ma non sappiamo più come fare una divisione con sola carta e penna! Ho un conoscente che vive da un paio d’anni a Berlino e per spostarsi in macchina usa sempre il “navi”. Ebbene si lamenta perché la pianta stradale della città gli è ancora perfettamente sconosciuta e così rimarrà probabilmente per lui anche in futuro. Certe volte mi scopro ad usare il navigatore anche su percorsi perfettamente conosciuti semplicemente perché è comodo oppure, peggio, perché mi sento solo, e la voce (posso scegliere se maschile o femminile, e quale lingua farle parlare) mi fa compagnia.

Certe volte mi diverto a farlo arrabbiare perché non faccio quello che dice ed allora mi sollecita ad esempio con un perentorio: “tornate indietro quando potete!”.

Avete mai incontrato al centro qualcuno, probabilmente un forestiero, che cammina tenendo davanti a sé un “navi” acceso? Beh, è un po’ da deficienti, ma sicuramente molto comodo... Finiremo ad abituarci anche a questi spettacoli. Ormai anche palmari, cellulari e persino orologi possono avere la funzione di navigazione satellitare. Insomma della nostra testa avremo per fortuna sempre meno bisogno.

© ESA

Come funziona?

La determinazione della posizione avviene attraverso il metodo della triangolazione. Conoscendo la distanza da tre satelliti (per la latitudine e la longitudine) o quattro (se vogliamo anche l’altitudine) il ricevitore a terra calcola la posizione. Le distanze sono calcolate misurando il tempo di percorrenza che un certo segnale (noto al ricevitore e trasmesso dal satellite) impiega per percorrere la distanza fra il satellite e l’utente. L’accuratezza nella misura del tempo di percorrenza del segnale aumenta l’accuratezza della misura della distanza e rende più precisa la definizione della posizione.

 

Galileo, un progetto “civile”

Mentre il GPS (Global Positioning System), il sistema di navigazione satellitare in uso attualmente, è di proprietà del Ministero della Difesa USA, il nuovo sistema Galileo è tutto europeo e gestito da istanze politiche. È l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, responsabile della realizzazione del progetto su incarico della Commissione Europea. La sede principale del progetto Galileo è ad Ottobrunn presso Monaco di Baviera. Il nuovo sistema permetterà verso il 2010, attraverso i 30 satelliti muniti di orologio atomico che verranno messi in orbita nei prossimi anni, la determinazione della posizione di un veicolo con una precisione molto maggiore, di qualche metro, contro i 20 del GPS che sono concessi per uso civile. Il progetto costerà circa 3 miliardi e mezzo di euro, quanto - dicono i produttori - la costruzione di 150 km di autostrada. Poi, per ogni anno, è prevista una spesa di 220 miliardi, tutti supportati da imprese private.
© ESA-J. Huart

 Sono quattro i servizi che Galileo offrirà:

- L’Open Service (OS) sarà accessibile a chiunque. I ricevitori consentiranno un’accuratezza inferiore ai 4 metri orizzontalmente e 8 metri verticalmente;

- Il Commercial Service (CS), criptato, consentirà dietro pagamento di avere un’accuratezza inferiore al metro. Il CS potrà essere completato da stazioni a terra per portare l’accuratezza inferiore ai 10 cm.

- Il Public Regulated Service (PRS) e il Safety of Life Service (SoL), criptati, offriranno un’accuratezza comparabile al servizio Open Service. Il loro scopo principale è la robustezza contro disturbi e il rilevamento affidabile dei problemi entro 10 secondi. Sono specificatamente progettati, rispettivamente, per operatori di sicurezza (polizia, militari, ecc) e applicazioni per la sicurezza nei trasporti (air-traffic control, atterraggio automatizzato di velivoli, ecc). (http://it.wikipedia.org)

 

 

Caffè – Kaffee – Coffee

Ein ewiges Missverständnis

Mentre l’italiano lo preferisce “espresso“, il tedesco gusta i “Kaffee” al tavolo, con una fetta di torta. Eppure in sempre più case tedesche fanno la loro figura macchinette per fare il caffè espresso, magari come le mitiche “La Pavoni”.

 

Ernesto Haase
Amateurkoch und Slow-Food-Anhänger

 

Bekanntlich heißt der Caffè auf deutsch Espresso und der Espresso auf italienisch Caffè. Aber das stimmt ja doch nicht, denn dieser deutsche Espresso ist bestenfalls ein Caffè Lungo. Deshalb bestelle ich auf unbekanntem Terrain grundsätzlich einen Ristretto, um vielleicht einen Caffè zu bekommen.

Um das Maß voll zu machen, ist “il bar“ ein Café, aber eine Bar eine Einrichtung, die erst aufmacht, wenn “il bar“ schon geschlossen hat und in der die Besucher an einem Tresen frühestens “after work“ Alkoholisches zu sich nehmen. Letztendlich spielt dieser Wirrwarr aber gar keine Rolle, denn die Deutschen bestellen “beim Italiener“ weder Caffè noch Espresso, sondern sowieso nur Cappucino oder Latte Macchiato und das vom frühen Morgen bis zum Abend. Sie decken mit diesen Milchgetränken ihren Flüssigkeitsbedarf.

Mein Kollege Franco S. aus Mailand lehrte mich, einen Ristretto zu bestellen mit der Spezifikation: “Molto ristretto, ma ancora visibile“. Das trieb ich offenbar zu weit, denn eines Tages servierte mir ein grinsender Ober zwei Kaffeebohnen in einer ansonsten leeren Tasse. Franco war es auch, der 1972 in Rochester, N.Y. einer amerikanischen Bedienung klar machen wollte, dass er in Mailand die Polizei rufen würde, wenn er dort einen solchen Kaffee bekommen würde. Er wurde nicht verstanden.

Heute ist es möglich, in jeder amerikanischen Großstadt einen durchaus annehmbaren Kaffee oder Espresso zu bekommen. Das verdankt man einem gewissen Mr. Howard Schultz, der später als “der Bill Gates des Kaffees“ bezeichnet wurde. Seine Karriere startete in einer Kneipe im Hafen von Seattle im Jahre 1971, heute ist “Starbucks“ eine Weltmarke. Man kann trefflich darüber streiten, ob ein “Frappuccino Iced Blended Cream Vanilla“ irgendetwas mit Kaffee zu tun hat, aber der gewöhnliche Espresso von Starbucks hat mir in den USA immer geschmeckt, wobei möglicherweise Entzugserscheinungen einerseits und ein unglaublich freundlicher Service andererseits eine Rolle gespielt haben. Inzwischen gibt es sogar die Website www.ihatestarbucks.com, welche ich jedoch ziemlich langweilig finde. Man kann sich nur fragen, ob die Beiträge und Antworten der Starbucks-Mitarbeiter zu gewissen Forum-Kommentaren gesteuert sind oder wirklich nur das sehr hohe Maß an Loyalität zur Firma demonstrieren.

OK, get yourself a “double mint mocha decaf skim latté” next time you travel to the USA. Man könnte die Kaffeetrinker der drei Länder Italien, Deutschland und USA an einem weiteren Merkmal unterscheiden: Der Italiener trinkt im Stehen, der Deutsche im Sitzen und der Ami im Laufen...

Aber wer trinkt denn nun den meisten Kaffee auf der Welt? Die Italiener? Die Amerikaner? Die Deutschen? Alles weit gefehlt. Es gibt ein klares Nord-Süd-Gefälle beim Kaffeekonsum. Die unbestrittenen Weltmeister sind die nordischen Länder, angeführt von den Finnen mit sage und schreibe 11,38 Kilogramm pro Kopf und Jahr. Gefolgt von den Norwegern, den Dänen und den Schweden (irgendwo dazwischen haben sich die Belgier geschoben). Ich vermute, wegen der ewigen Dunkelheit und des Mangels an Licht und Sonne braucht man in der Nähe des Nordpols zum Überleben ständig einen Koffein-Kick. Danach kommen die meisten Mitteleuropäer, Schweizer, Deutsche, Holländer und Österreicher mit einem Verbrauch von 6–7 Kilogramm pro Kopf und Jahr. Erst dann folgen alle Anrainer des Mittelmeers, angeführt von den Italienern mit 5,64 Kilogramm, auf den Plätzen 10 – 15. Die anderen mediterranen Länder liegen bei gut 4 bis 5,5 Kilogramm.

Auch die Amerikaner kommen mit ihrem Gesöff noch auf einen Verbrauch von 4,2 Kilogramm, was sie wegen der hohen Bevölkerungszahl mit zum größten Markt der Welt macht. Ähnliches gilt für Japan, welches es bei einem bescheidenen Pro-Kopf-Verbrauch von 3,2 Kilogramm immerhin zum drittgrößten Markt nach Deutschland bringt. Nur die Britischen Inseln und Irland retten Japan vor dem letzten Platz.

Sehr gering ist die Menge des Kaffees, die in seinem ursprünglichen Herkunftsland Yemen heute noch angebaut wird. Die Holländer und Portugiesen haben dort vor Jahrhunderten Pflanzen geklaut und in ihren Kolonien angebaut, etwa um die Zeit, als die Türken vor Wien auftauchten und außer dem Kaffee nichts Gutes im Sinn hatten.

So kam der Arabica nach Brasilien, und die Hafenstadt Mocha am Roten Meer besteht nur noch aus ein paar armseligen Ruinen, die vom Sande zugeweht werden. Sic transit gloria mundi. (Die zweite Pleite, nachdem die Schifffahrt den Yemeniten die Profite aus dem Weihrauchhandel verdorben hatte). Deshalb ist Kaffee im Yemen kostbar und nur für wohlhabende Männer bestimmt. Die Frauen dürfen sich aus den Schalen der Bohnen ein dünnes Gebräu namens Kishr aufkochen, das sie bei ihren geselligen Zusammenkünften trinken. Unvergleichlich für meinen Geschmack ist die arabische Sitte, eine Prise Cardamom in den Kaffee nach türkischer Art zu geben.

Die Werbung der Elektro-Industrie in Deutschland suggeriert zusammen mit den Schaufenstern entsprechender Geschäfte, Espressomaschinen mit einem Preis von über 1000 Euro seien die dringendste Anschaffung deutscher Haushalte.

Aber Brigitte Woman, (Kompetenz für Faltenkosmetik) hat vor kurzem festgestellt, dass sich da ein sehr starkes Süd-Nord-Gefälle auftut. Italienischer Lifestyle hat sich offenbar noch nicht bis in die Bundesländer des Muckefucks und Blümchenkaffees herumgesprochen. Brigitte Woman will aber ausgemacht haben, dass man aus dem Typ und der Marke der Espressomaschine Rückschlüsse auf den männlichen Inhaber ziehen kann: Sage mir, welche Espressomaschine in deiner Küche faucht, zischt und brodelt und Mann, ich sage dir, wer du bist.

Leider wurde das Versprechen nicht eingelöst, die Typologie wurde nicht dargestellt. Zu gerne hätte ich gewusst, wo das weibliche Geschlecht mich mit La Pavoni einordnet. La Pavoni benimmt sich manchmal wie eine Diva, aber ich schätze an ihr natürlich auch die Sicherheit, denn in der Gebrauchsanweisung steht: “Der Unterfuß wurde durch eine spezielle Schraube an der Maschine verbindet, um Erbrechen an die elektrische Teile zu vermeiden.“

Das “Kaffee-Profil“ des Autors: Zwei bis vier Tassen Espresso am Tag. Deutschen Kaffee trinke ich nur in äußerster Bedrängnis bei Einladungen zu Kaffee und Kuchen am Nachmittag; ich mag das schon deshalb nicht, weil es den Appetit auf das Abendessen verdirbt. Merkt der Leser, warum in Deutschland abends so häufig nur belegte Brote gegessen werden?

 

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