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L’elleboro bianco (Veratrum album)

La pianta che tradì Alessandro Magno

Laura Benatti

Como, 13 agosto 2016.
A soli 33 anni a Babilonia nel 323 a.C. moriva il più grande eroe di tutti i tempi, Alessandro Magno. Per secoli e secoli si è cercata la causa (accanto alla pancreatite acuta di cui si è già parlato) di una morte considerata prematura e ingiusta nei confronti dell'evoluzione dell'umanità: se Alessandro fosse vissuto più a lungo la storia sarebbe stata diversa, avremmo forse parlato greco e non latino, le vicende dell'Italia e dell'Europa sarebbero state differenti...

Ma una sera qualcuno gli somministrò una piccola quantità di elleboro bianco all'interno di un cratere ricolmo di vino che lui bevve in onore di Eracle, come racconta lo storiografo greco Diodoro Siculo: i suoi effetti furono lenti, ma devastanti come quelli di ogni veleno, reale o metaforico.

Sì perché anche l'odio di chi lo circondava ogni giorno, adulandolo falsamente, era veleno, di chi diceva di amarlo e di volerlo seguire fino ai confini del mondo, mentre in cuor suo si augurava che morisse il prima possibile.

Come tutti gli uomini dotati di un'intelligenza geniale anche Alessandro era ingenuo, si fidava, credeva di avere dei veri amici intorno a sé, mentre questi desideravano solo appropiarsi al più presto delle sue conquiste, e così infatti è stato subito dopo la sua morte.

Alessandro non desiderava ricchezze, era nato nell'oro, voleva conoscere, diventare noto per il limite da lui raggiunto dei territori conosciuti... ma non fu così: l'elleboro iniziò a fare sentire la sua presenza silenziosa, ma mortale.

Una debolezza muscolare, insolita e incomprensibile per lui che aveva combattuto campagne pericolosissime contro personaggi come Dario III , re di Persia, Poro, re dell' India; una diminuzione graduale dei battiti di quel cuore che aveva palpitato così fortemente in tante occasioni, dolori epigastrici e al petto lancinanti (per dodici giorni sentirono urlare l'uomo che aveva sul suo corpo più ferite di tutti i suoi soldati), vomito inarrestabile, febbre altissima e violenti brividi di freddo.

L'elleboro bianco, una pianta delicata e gentile a vedersi, ma più letale della strictina, dell'arsenico e di altri veleni botanici.

Tale erba si può ancora oggi superficialmente confondere con la genziana bianca: crescono entrambe in montagna nei medesimi biotopi e sono abbastanza somiglianti.

A sviluppo completo si possono distinguere in quanto la genziana ha foglie opposte e fiori gialli, mentre l'elleboro foglie alterne e fiori bianco-verdastri, ma all'inizio dello stadio vegetativo si confondono perché entrambe hanno le foglie a rosetta.

La dipendenza dall'alcool aveva già reso debole il fisico di Alessandro che non trovò più le risorse questa volta per combattere: ma perché beveva?

Probabilmente per soffocare la paura prima delle battaglie più impegnative, per non avvertire violentemente il dolore delle ferite riportate, ma soprattutto per colmare quel vuoto abissale che gli aveva lasciato la scomparsa dell'amico Efestione, l'unico che l'avesse mai capito veramente e di quell'insostituibile compagno di ogni battaglia che era stato il suo fedele cavallo Bucefalo.

Alessandro era in grado di combattere contro i nemici esterni più pericolosi, di sopportare la fame, la sete, il freddo, il caldo, il sonno, ma non riuscì mai a vincere se stesso, in fondo era un debole, un sentimentale, un impulsivo, un nostalgico... aveva un insaziabile bisogno di affetto, come tutti... un vuoto da colmare.

Alessandro aveva tutto, ma non aveva più niente, era un uomo solo.

E il vino fu l'unico modo che trovò per affrontare l'avversario peggiore fra tutti: se stesso.

L'elleboro bianco, veratrum album, la pianta che per le sue proprietà in omeopatiaè indicata in caso di svenimenti, vomito, dissenteria e debolezza generica, diede probabilmente il colpo definitivo ad un fisico e ad una psiche già debilitati fortemente.

Celebri i versi di una famosissima canzone di un poeta dei nostri tempi, il cantautore statunitense Bruce Springsteen : 

" Everybody got a hungry heart
everybody needs a place to rest
everybody wants to have a home
don’t make no difference what nobody says
ain’t nobody like to be alone..."

E Alessandro ad un certo punto della sua vita fu davvero solo.

 

 

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