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Categoria: Cultura
Pubblicato Mercoledì, 24 Novembre 2010 17:32

Dieci domande ad Andrea Camilleri

Una conversazione su attualità, politica e cultura con lo scrittore nella sua casa romana

Zehn Fragen an den sizilianischen Schriftsteller Andrea Camilleri. Er ist nicht nur der literarische Vater von Kommissar Montalbano, Hauptfigur der erfolgreichen ZDF- Krimiserie, sondern er eroberte auch mit seinen zahlreichen Büchern zu gesellschaftlichen und historischen Themen die Herzen der deutschen Leser. Der aus Porto Empedocle, der Heimatstadt des Nobelpreisträgers Luigi Pirandello, stammende Autor wurde als Nachfolger von Leonardo Sciascia betrachtet. INTERVenti freut sich, ihn und sein neuestes Buch „La pensione Eva“ in dieser Ausgabe präsentieren zu können.

Alessandro Eugeni

INTERVenti: (IV): Il direttore dell’ “Ora di Palermo”, ha distinto i siciliani in due tipologie: il siciliano “di scoglio” e quello “di mare aperto”, la sicilianità portata fuori dell’isola.
Andrea Camilleri (AC): Va da sé che sono di “scoglio”. Non solo. Ma sono anche sostenitore di quella Sicilia che amo di più, che è la sua parte più interna. Il mare erode la spiaggia e si porta via anche la memoria, mentre all’interno, non essendoci opera di erosione, rimane il ricordo dell’esperienza passata.


IV: Ottanta e qualche mese: un bilancio. E cosa non rifarebbe?

A.C.: Non c’è nulla che non rifarei, non ho mai fatto grossi errori, non ho alcun rimpianto: cosa che mi consente di vivere con serenità. Tutto compreso nel “ticket” iniziale del percorso della nostra vita. Occorre accettare tutto serenamente.


IV: Camilleri Andrea – Sciascia Leonardo: quali sono i rapporti con il grande conterraneo, autore di “Il giorno della civetta”, il primo romanzo in cui si parla di mafia e mafiosi?

AC: Lunghi rapporti con Leonardo Sciascia. Dei suoi amici, la prima cerchia, più vicina, lo chiamava Nanà, la seconda lo chiamava Leonà. Io appartengo a questa seconda cerchia. Mi ha fatto conoscere Elvira Sellerio. Eravamo simili e diversi. Simili nel modo di pensare, diversi per la scrittura: lui limava, perfezionava, affilava l’esercizio della scrittura come un bisturi. Il vero rapporto tra Sciascia e me è che, quando ho le batterie scariche, prendo un suo libro, leggo qualche pagina e il “motore” si accende. Per me è “l’elettrauto” Sciascia.


IV: La felicità di continuare a raccontare storie: come alimenta la sua fantasia, la sua vena inesauribile?

AC: Scrivere mi diverte, m’annoio se non scrivo. Quando scrivendo mi accorgo che mi annoio allora mi fermo. Il mio ideale è la ballerina trapezista del circo equestre, sempre sorridente, apparentemente allegra, non vediamo la sua fatica quotidiana. In realtà non ho mai inventato niente, la mia è l’elaborazione fantastica di un minimo di dato reale. L’input è sempre un dato reale.


IV: In Germania la bevanda nazionale è la birra. Lei la gradisce e rifiuta il vino. Si racconta che non beve più il vino dal 1947, il giorno della strage di Portella della Ginestra. È leggenda o verità?

AC: A me è capitato questo fatto incredibile: durante la Festa dei lavoratori del primo maggio a Porto Empedocle, avevo bevuto abbastanza. Tornato a casa, mi bussa alla porta un compagno che mi dice: «Hanno sparato sui contadini a Portella della Ginestra». Mi sentii male e rigettai vino “amaro”: fu un vero trauma.


IV: Il 1992 è l’anno delle stragi Falcone-Borsellino; a nove anni di distanza, nel 2001 nelle elezioni politiche, vittoria scandalosa e schiacciante della Cdl (Casa delle Libertà) che vince con 61 seggi su 61 in Sicilia.
AC: Bisogna distinguere. L’apparenza è data dal fatto che le elezioni sono state vinte dalla “Casa delle Libertà”, la sostanza è che queste elezioni le ha vinte la Democrazia Cristiana. Il primo partito è l’UDC, erede della vecchia Democrazia Cristiana, ma all’interno di questo mai cessato potere democristiano vi sono forze conservatrici e attaccate ancora disperatamente alsistema che tutti conosciamo: omertà, collusione, intrighi.


IV: Una classifica di simpatia dei politici italiani?
(AC): Non li amo, c’è una generazione di politici ormai logora. Tra i più giovani, uno dei più promettenti è senz’altro Nicola Zingaretti [d.s. democratici di sinistra, parlamentare europeo ndr].


IV: I suoi romanzi sono stati tradotti da numerose case editrici tedesche: la Klaus Wagenbach di Berlino, la Piper di Monaco di Baviera, la Lubbe di Colonia, più recentemente la Rowohlt di Amburgo. Conosce la Germania?
AC: Sono stato a Monaco di Baviera, Berlino e Colonia. Per me è una nazione inattesa. Nei miei brevi soggiorni in Germania ho sempre trovato apertura mentale e simpatia, l’esatto contrario del rigido stereotipo tedesco. In occasione del mio compleanno un folto gruppo di impiegati della casa editrice Lubbe di Colonia, trentatré persone, è venuto a Roma a farmi gli auguri, cosa che mi ha reso molto felice, oltre a sorprendermi per il calore che mi hanno manifestato.


IV: Una delle “grandi opere” proposte dall’attuale governo italiano di centro destra è il ponte di Messina…

(AC): Non sono completamente contrario. Così come non sono contrario alla tecnologia: è una possibilità di conoscenza e di apertura per l’uomo. L’importante è sempre l’uso che si fa delle cose. Quanto al ponte di Messina, ci sono delle priorità: prima le strade, le ferrovie, poi gli “extra”. E, soprattutto in una zona a rischio sismico, il geologo ci deve dare garanzie forti sulla sicurezza del luogo, per non parlare poi del disastro ambientale.


IV: Il suo ultimo libro è “La pensione di Eva”, suo primo romanzo d’amore che, nella classifica della narrativa italiana della “Repubblica” del 28 gennaio 2006, ha già rotto gli argini piazzandosi al primo posto con cento punti seguito da “Questa storia” di Baricco con appena dieci punti. E Montalbano?

(AC): Montalbano tornerà in estate con “Il campo del vasaio”. Il campo è quello dove Giuda si impiccò. Naturalmente è una storia di tradimenti.

(2006-2 pag 16)

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