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100 Jahre Futurismus Europaweit und in Bayern

Die diesjährige Veranstaltungsreihe zum Jubiläum des Futurismus wurde sehr aufwändig vorbereitet und findet in München und in Stegen am Ammersee statt

Anna Zanco Prestel

Bereits im Laufe des ersten Weltkrieges mussten zwei ihrer prominenten Vertreter, Boccioni und Sant’Elia, dem Kriegsrausch zum Opfer fallen. Nachvollziehbar ist im Gegenteil Marinettis Drang, Italien vom „Krebsgeschwür der Professoren, Archäologen, Fremdenführer und Antiquare befreien“ zu wollen, um - mit dem beinah fanatischem Pathos seiner bombastischen Sprache – den „Passatismus“ (passato = Vergangenheit) zu überwinden. Kein Wunder, dass der marxistische Theoretiker Antonio Gramsci das revolutionäre Potential der Futuristen sofort erkannte und ohne Bedenken behauptete, diese hätten „die klare Vorstellung gehabt, dass unsere Zeit, die Zeit der Großindustrie, der großen Arbeiterstadt… neue Kunstformen, eine neue Philosophie, neue Sitten und eine neue Sprache benötige.“ Der Faschismus bemächtigte sich später vieler Ideen der Futuristen und passte sie den eigenen Machtbedürfnissen an. Seine Excellenz Marinetti avancierte zwar bis ins Groteske zur Galionsfigur des Regimes, ging aber – nach anfänglicher Begeisterung – bald auf Distanz und zog sich schon 1924 ins Unpolitische zurück. Gemeinsam war sowohl dem Futurismus als dem Faschismus der Wille zu Modernität und Fortschritt. Dem Erfinder der heute hochaktuellen „drahtlosen Einbildungskraft“ konnte die Mussolini-Diktatur gewiss kein günstiges Umfeld bieten. Eher lassen sich manche anarcho-provokatorische Aufrufe

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De Chirico a Monaco di Baviera, cent'anni fa

Le connessioni storiche tra la Baviera e la Grecia e l’influenza dell’ambiente culturale di Monaco nella formazione artistica di de Chirico

Im Jahr 2007 haben zwei Ausstellungen über das Werk und die Gestalt des jungen Giorgio de Chirico in Padua im Palazzo Zabarella und in Rom in der Galleria Nazionale d’Arte Moderna die Aufmerksamkeit der Kunsthistoriker auf sich gezogen. Bei beiden Veranstaltungen trat vor allem die Extravaganz des Künstlers zutage, die die Synthese zwischen Rationalem und Irrationalem verkörpert. Im Alter von circa zwanzig Jahren hat Giorgio de Chirico in München den ästhetischen Wert des Symbolismus erforscht.

Giuseppe Muscardini

Il giovane Giorgio de Chirico attraversò una feconda fase simbolista, caratterizzata da un noviziato artistico strettamente connesso alla sua personale idea della rappresentazione della realtà. Erano gli anni in cui concepiva il reale come una serie di enigmi da sciogliere, di misteri da interpretare. Svelare più che rappresentare, era l’imperativo al quale il giovane obbediva, avvicinandosi per questo alla pittura di Arnold Böcklin e di Max Klinger. La fase simbolista coincise del resto con la formativa esperienza condotta a Monaco, dove tra il 1906 e il 1910 de Chirico si trasferì e dove respirò avidamente quanto ancora restava della cultura del romanticismo tedesco che tanto lo influenzò: a Monaco rafforzò la persuasione secondo cui anche i miti della contemporaneità, pur pervasi di concretezze e pragmatismi, concorrono all’annullamento del tempo e della storia.

Sulle ragioni oggettive che portarono la famiglia de Chirico da Atene a Monaco, valgano le opportune considerazioni espresse in un recente intervento su questa rivista da Alessandro Gambaro, che nell’articolo Da Atene a Roma via Monaco (3/2008, pp. 8-11) descrive la fascinazione dei greci

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Canaletto e gli splendori di Venezia

Le straordinarie vedute di Giovanni Antonio Canal, in arte Canaletto (1697-1768), esposte alla Casa dei Carraresi di Treviso

Um einen der größten Vedutenmaler des achtzehnten Jahrhunderts zu feiern, wurde in Treviso im vergangenen Oktober die Ausstellung „Canaletto. Venezia e i suoi splendori“ eröffnet. Die „Fondazione Cassamarca“ und die „Società Artematica“ haben keine Kosten und Mühen gescheut, um dieses Event professionell vorzubereiten. Unter den ausleihenden Museen findet sich auch die Alte Pinakothek München mit zwei Werken von Michele Marieschi, „Il Canal Grande a Ca’ Pesaro und La Piazzetta di San Basso“.

Giuseppe Muscardini

Che la mostra di Treviso fosse attesa, lo dimostrano le cifre. Nel primo kursiv week-end dopo l’apertura tremila visitatori si sono accalcati nelle sale espositive della Casa dei Carraresi per un evento annunciato da tempo. kursiv Canaletto. Venezia e i suoi splendori è il titolo assegnato dal Comitato scientifico alla mostra inaugurata giovedì 23 ottobre nella città veneta, dove sono confluite per l’occasione opere d’arte provenienti dai più prestigiosi musei del mondo. Il vedutismo di Canaletto, gli scorci su una Venezia ritratta con efficace lirismo, dagli slarghi sul Canal Grande ai minuti recessi di un kursiv sotoportego, conquistano da sempre chi alla città lagunare riconosce magia e raffinatezza d’ambiente.

 

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Tante strade per una via

Intervista al pittore usbechistano Marwin Beck

Der naturverbundene Künstler Marwin Beck ist in Buchara (Usbekistan) als Kind einer alten Chasarischen Familie geboren, dort lernte er laufen und reiten. Geschichtenerzähler haben ihm das Gefühl für alles Lebendige und Mysteriöse auf seinen Weg mitgegeben. Als er vier Jahre alt war, zog seine Familie nach Prag, für den Künstler eine vollkommen andere Welt intellektueller Art. Bücher, Theater und Ausstellungen bestimmten fortan sein Leben. Nach Abschluss der Schule kehrte er zurück nach Usbekistan, studierte dort angewandtes Kunsthandwerk und spezialisierte sich auf alte Handschriften. Anschließend ging er nach Zentralasien und studierte dort bei einem der letzten großen tanzenden Derwische. Er lebte als Nomade zwischen Pferdhütern in den Bergen. Zurück in Prag studierte und arbeitete er als Journalist, Übersetzer, Opernschauspieler, Pferdezüchter und Sprachlehrer.
Doch es zog ihn wieder aufs Land, wo er in einem kleinen Dorf mit acht Häusern inmitten eines Naturschutzgebietes lebt und zu malen begann. Beck versteht es, in seinen Kunstwerken orientalische Wurzeln mit italienischem Flair und mysteriösen Schriftzeichen zu verbinden.

M. Cristina Picciolini

 

In un affascinante paesino arroccato su una collina toscana circondato da fitti boschi, dal nome Castello di Tocchi, in provincia di Siena, si trova un frantoio dal valore inestimabile. Marwin Lee Beck ispirato e affascinato dall’odore dell’antico, un giorno ha deciso di rifugiarsi là e di custodirci le sue opere, mettendole in mostra non solo ad amici e conoscenti ma anche a curiosi che spesso raggiungono la zona a cavallo.


E a tutti quelli che per sfortuna non possiedono un cavallo ma una cilindrata con un paio di cavalli in più, consigliamo vivamente di passare un giorno di là e

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Da Atene a Roma via Monaco

Visita alla casa romana di Giorgio de Chirico

Der Besuch der „Casa – Museo“ des Malers Giorgio de Chirico an der spanischen Treppe bietet Einblicke in das Werk des Erfinders der metaphysischen Kunst. Einiges erinnert hier auch an die Architektur Münchens, der Stadt in welcher der Künstler Anfang des zwanzigsten Jahrhunderts die Akademie von Franz von Stuck besuchte.

Alessandro Gambaro

“Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità e il colmo in fatto di antieccentricità”. Detto da De Chirico, che di eccentricità pittoriche e architettoniche se ne intendeva, c’è da crederci.

Certo, la rutilante, affollata, turistica piazza di Spagna che assedia il portone della casa-museo della Fondazione De Chirico, dove il Maestro abitò e lavorò negli ultimi trenta anni della sua vita, non somiglia a nessuna delle algide geometrie delle “piazze d’Italia”, spesso percorse dalle lunghe ombre del tramonto, che egli dipinse in molte varianti, tanto da farne diventare la cifra stilistica piú riconoscibile e autentica della sua produzione artistica.

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Invito alla dèrive (di Debord)

Un’introduzione alle tecniche ed agli artisti della Street Art

Alle, die mit den Begriffen „Street Art“, Post Graffiti“ und „Urban Art“ noch nichts anzufangen wissen, bekommen hier eine Einführung in die kontroverse Welt der Kunst, für die es in Galerien und Ausstellungen keinen Platz gibt. Es ist die Kunst der Straße, welche wir in Form von „Stickers“ und „Stencils“ täglich in unseren Metropolen erleben.

Ester Sposato

Street art, post graffiti, urban art, comunque si scelga di chiamarlo, questo fenomeno potrebbe non dirvi nulla. Se questo è il caso, ecco una piccola iniziazione al controverso mondo degli interventi grafico-pittorici abusivi che anche gli abitanti più distratti cominciano a notare nelle metropoli.


Si tratta di pratiche strettamente legate ai preesistenti graffiti con cui condividono gli spazi ed alcuni aspetti sostanziali quali la traccia segnica come espressione d’identità, la ripetizione ossessiva e l’illegalità.

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Filippo Lippi

Prato ed uno dei suoi artisti più prolifici: Filippo Lippi, tra passione amorosa ed arte

Im 15. Jahrhundert war der Maler Filippo Lippi (auch Fra Lippo Lippi, * um 1406 in Florenz, † um den 8. Oktober 1469 in Spoleto) in  italienischen Städten tätig. Mit seiner Kunst begeisterte er seinen Meister Tommaso Cassai, genannt Masaccio und einer der bedeutendsten italienischen Maler der Frührenaissance, ebenso wie König Alfonso, die Medicis und Papst Eugenio IV. Mit dem Namen Filippo Lippi sind die Gemälde des Doms von Prato, der Kirche von Sant’Ambrogio und Santa Croce in Florenz verbunden. Angeblich war sein Leben durch seine Leidenschaft zu Frauen und Affären geprägt.

Leonardo Chen

Prato è una città industriale, la più grande produttrice di tessile in Italia. È una città dalla popolazione cosmopolita, che annovera una comunità straniera ed una piccola Chinatown. Purtroppo oggigiorno Prato non è considerata un centro turistico, sebbene non manchino monumenti storici ed artistici. Nel Medioevo era città importante per la difesa di Firenze, veniva definita infatti la “porta” della Repubblica Fiorentina. Chi riusciva a conquistare Prato diveniva padrone di Firenze, così come fecero i francesi nel ‘500.

A Prato operò il pittore Filippo Lippi, in particolare nel Duomo, considerato il suo capolavoro. Filippo Lippi nacque a Firenze nel 1406; la madre morì dopo il parto e il padre Tommaso, macellaio di Firenze, morì quando Filippo aveva due anni. Il piccolo fu affidato alle cure della zia paterna, Mona Lapaccia. All’età di otto anni,

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Resistenza e verità

un dibattito ancora tutto da fare

Über die Geschichte Italiens in der Zeit zwischen 1921 und 1945 muss heute erneut nachgedacht werden. Jedem muss bewusst werden, welche Gefahren entstehen, wenn Demokratie missbraucht wird. Nichts ist schlimmer als der Verlust der Freiheit, ohne die es auch kein richtiges Leben geben kann.

Miranda Alberti

Esistono due modi efficaci della comunicazione per affossare, celare, dimenticare un fatto non importa che sia di storia o di cronaca: il primo è parlarne troppo, il secondo è non parlarne affatto.

Alla Resistenza italiana contro l’occupazione nazifascista, sono accadute ambedue le cose, non c’è quindi da meravigliarsi se questo periodo della nostra storia che va dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 è diventato oggi oggetto di incursioni senza scrupoli da parte di coloro che vorrebbero strumentalizzarlo ai propri scopi elettorali.

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L’integrazione scolastica dei dislessici compie trent'anni

Intervista al Prof. Giacomo Stella, presidente dell’Associazione Italiana Dislessia (AID)

In Deutschland sind weder die Grundschulen noch die Oberschulen darauf eingestellt, Menschen mit Legasthenie aufzunehmen. Ganz anders ist es in Ländern, wie den USA, England oder den Niederlanden, wo es möglich ist, Akademiker mit Legasthenie zu treffen, die keine ständigen Misserfolge auf ihrem Bildungsweg erleiden mussten. Was verbirgt sich also hinter soviel Schweigen und kollektiver Gleichgültigkeit? Oder sollten wir vielleicht lieber von einem diskriminierenden Etikett sprechen? Es sollte die Aufgabe des Staates und der Lehrer sein, dieses Problem zu lösen.

M. Cristina Picciolini

Lo scorso novembre, al Convegno internazionale di Rimini promosso dal Centro Studi Erickson di Trento *) le 3.500 persone presenti hanno ricordato i primi 30 anni della legge 517 del 1977, i primi 30 anni dell’integrazione scolastica degli alunni disabili in Italia.

La ricorrenza, dal titolo “La qualità dell’integrazione scolastica”, ha visto alternarsi sul palcoscenico di Rimini docenti universitari e ricercatori di Pedagogia Speciale dell’Università di Bolzano, Padova e Bologna. Sono intervenuti inoltre ospiti di fama internazionale, provenienti dalle neuroscienze, dalla letteratura sensibile

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Esperanto ist nicht tot

Die Sprache als Brücke einer internationalen Gemeinschaft

L’esperanto fa parte – per molti – delle cosiddette “lingue morte”. Eppure in tutto il mondo ci sono persone di nazionalità diverse che ne fanno uso per comprendersi. Per essi questa lingua non rappresenta solo una possibilità di comunicazione ma la base per una rete e una comunità sociale.

Kirsten Ossoinig

Esperanto ist nicht nur eine Sprache, sondern ein Netzwerk. Der Germeringer Karl Breuninger bedauert es ein bisschen, dass viele Menschen die Sprache zwar interessant finden würden, „aber mehr auch nicht“. Ihm selbst hätten die Esperantokenntnisse sehr viele nette Bekanntschaften gebracht.

Seit 1970 beherrscht Breuninger die „Plansprache“. Der 62-Jährige hat damit angefangen, als er sich als junger Mann zur Verfügung gestellt hat, Texte für Esperanto-Lehrkassetten zu sprechen. „Viele behaupten, Esperanto sei eine tote Sprache, aber sie lebt seit 120 Jahren“, sagt der Germeringer. Zirka drei bis sieben Millionen Menschen weltweit können sich laut Breuninger so verständigen. Und mit der gemeinsamen Kommunikation mit einer Zunge fallen nicht nur die Sprachbarrieren. Es gibt den so genannten Reisepassdienst. In diesem Büchlein sind Personen verschiedener Nationen erfasst, die alle Esperanto können.

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La grandezza della semplicità

Piero della Francesca Il genio artistico del pittore rinascimentale celebrato in un’interessante mostra

Die Stadt Arezzo widmet dem Maler Piero della Francesca eine Ausstellung der besonderen Art. Der Künstler hat maßgeblich zur Entwicklung der Malerei der Renaissance beigetragen.

Miranda Alberti

La mostra che Arezzo ha dedicato a questo eccellente pittore del primo Rinascimento è destinata a rimanere a lungo nella memoria e nel cuore del visitatore che l’abbia percorsa nella sua interezza: dal Museo di arte medioevale e moderna alla Chiesa di San Francesco passando dal Duomo, dal piccolo museo della Madonna del Parto di Monterchi al Museo Civico di San Sepolcro, la città che lo vide nascere intorno al 1420.

Immersi nella bellezza del suo centro storico aretino, avvolti nell’incanto del paesaggio della Valtiberina, invitati a retrocedere in quel passato straordinario che vide fiorire un’arte ed una cultura irripetibili, è stato meraviglioso cogliere la maestosa semplicità dei suoi dipinti che tanto rivelano, pur continuando a nascondersi nel mistero del loro fascino.

Le tappe di questo “pellegrinaggio pittorico” erano costituite da titoli a molti già noti: La Flagellazione, affresco dalle molteplici interpretazioni e letture tanto da sembrare “il caso irrisolto” di un romanzo poliziesco; i profili emblematici del Dittico dei Duchi di Urbino; La leggenda della Vera Croce che si dipana nella volta dietro l’altare della Chiesa di San Francesco;

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Per una pedagogia interculturale

Il presente ci sta sorpassando... anzi ci ha già sorpassato...

Pädagogik in Deutschland: Während sich in den Professorenköpfen oft hartnäckig die Spuren vergangener Methoden halten, ist die Vielfalt verschiedener Kulturen schon lange in den Unterrichtsräumen angekommen. Die Lehrkräfte leiden darunter, denn sie sind darauf immer noch nicht vorbereitet. Und auf Schulleiterebene bleibt man weiterhin in der Vergangenheit.

Miranda Alberti

Ho espresso in vario modo, anche scrivendo su questa rivista, il mio punto di vista sul concetto di integrazione che interpreto nei termini di una rispettosa reciproca amicizia nella differenza, ma sulla base del comune rispetto dei principi fondamentali posti nella Costituzione degli stati democratici. Lo stallo in cui si trova l’approvazione della Costituzione europea impedisce di fatto la nascita di un’Europa democraticamente unita. Il prevalere degli interessi e dei punti di vista nazionali continua ad ostacolare lo sviluppo di positive sinergie. Eppure vi sarebbe molto da imparare gli uni dagli altri, molta materia su cui riflettere e lavorare.


Un campo privilegiato ritengo che sia quello della didattica scolastica e dell’approccio pedagogico, oltre che dell’armonizzazione dei diversi sistemi scolastici. Per il nostro futuro è necessario che si vada verso una nuova pedagogia che sostenga l’intelligenza e la creatività a scapito dei sempre regnanti dogmi. Anche il punto di vista nazionale può costituire una potente e cieca dogmatica. Leggendo nel Die Zeit del 30 novembre 2006, ci si meraviglia che due eminenti professori tedeschi come Jürgen Baumert e Hermann Lange, pur ammettendo i gravi limiti (democratici) del sistema scolastico tedesco, giungano infine ad opporsi ad ogni cambiamento in nome di un dogmatico e non comprensibile principio di continuità nazionale.

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Picasso in Zürich

Eine interessante Retrospektive

Anna Zanco-Prestel

Eine Retrospektive in zweifacher Hinsicht ist die Ausstellung „PICASSO“, mit der das Kunsthaus Zürich, welches heuer sein 100-jähriges Bestehen feiert, vom 15.10.2010 bis zum 30.01.2011 der katalanischen Ikone der Moderne gedenkt.

Die Ausstellung versteht sich als Rückblick auf die einzigartigen Werke des Malers und Bildhauers Pablo Picasso und als Hommage an die legendäre Ausstellung von 1932, welche im gleichen Museum stattfand. Im Herbst des Jahres 1932 wurde die Ausstellung nicht durch den Museumsdirektor sondern vom Künstler selbst persönlich zusammengestellt und kuratiert. Dies war für die damalige Zeit revolutionär. Vor Ort, in jenem Zürich, das ihn „mit seinem großen blauen Licht … über der Landschaft“ faszinierte, hatte der Meister 225 Originale aus den ersten drei Jahrzehnten seines Schaffens von der rosa und der blauen Periode über die kubistische und neoklassizistische bis zur surrealistischen Phase ausgewählt. Aus den namhaftesten Museen und Sammlungen der Welt wie beispielsweise Museum of Modern Art, New York, Tate Modern, London, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid, Centre Pompidou, Paris oder Contemporary Museum of Art, Teheran, ist es nun Kurator Tobia Bezzola gelungen, 70 der damals vertretenen Spitzenwerke in einer Schau zusammenzutragen, die allein in Zürich zu betrachten ist.

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Ron Mueck: l’artista “più vero del vero"

Analisi dello scultore contemporaneo più popolare al mondo nello scenario iperrealista

Von Leonardos vitruvianischem Menschen über die gotische Kunst und die Renaissance führt die Spur direkt zu Ron Mueck, wie eine wunderbare Ausstellung seiner naturalistischen Arbeit zeigt.

Sasha Dejana

Nato a Melbourne nel 1958 da genitori di origine tedesca, Ron Mueck è uno degli artisti iperrealisti viventi più apprezzati in assoluto. Cresciuto in un ambiente creativo (i genitori producevano giocattoli), dal 1979 al 1983 lavorò in varie produzioni televisivededicate ai bambini. Verso la metà degli anni ’80, dopo una breve esperienza negli Stati Uniti, si trasferì a Londra dove prese parte alla creazione di effetti speciali per alcuni film tra cui Labyrinth (interpretato da David Bowie).Obbligata fu l’esperienza in campo pubblicitario tra il 1990 e il 1996 assieme alla propria compagnia di produzione.Fu proprio durante questo periodo che iniziò a sperimentare la vetroresina, elemento base (assieme al silicone), di tutte le sue future opere artistiche. Nel 1996 decise di produrre sculture in maniera indipendente, ma solo l’anno successivo avvenne il grande cambiamento,

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Mit geschlossenen Augen

Luigi Pagano an der Musikhochschule München

Nell’atrio nord dell’Accademia di Teatro e Musica di Monaco di Baviera l’Associazione Culturale Pro Arte e.V. presenta un ciclo di opere dell’artista campano Luigi Pagano dal titolo “Ad occhi chiusi”. L’esposizione viene inaugurata il 26 gennaio 2007 alle ore 18 e si potrà visitare fino al 15 aprile nella Arcisstrasse 12 (U2 Königsplatz).

Anna Zanco-Prestel

Mit „Immagini Sospese“, seiner ersten „Personale“ in München im Januar 2004, war es dem Maler Luigi Pagano aus Pompeji gelungen, den Saal des Italienischen Kulturinstituts in einen „Meditationsraum“ zu verwandeln.Nun kehrt er wieder in die bayerische Hauptstadt mit einer umfangreichen Werkschau zurück, die sich als Erweiterung der Ausstel lung präsentiert, welche er im April dieses Jahres im barocken Kreuzgang des Konservatoriums von Neapel gezeigt hat. 14 großformatige Gemälde (Mischtechnik auf Leinwand oder Blech) werden zwischen Januar und April 2007 die imposante „Galerie“ des Nördlichen Lichthofs der Hochschule für Theater und Musik schmücken, die seit einiger Zeit ihre Tore auch für die bildende Kunst öffnet.

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Ragione e sentimento: amici o nemici?

Da recenti studi di neuropsicologia emergono nuovi aspetti sul rapporto ragione – sentimento

In der abendländischen Philosophie wird – und wurde – das Gefühl häufig der Vernunft gegenübergestellt. In diesem Zusammenhang hätte die Vernunft bzw. der Verstand eigentlich die führende Position einnehmen müssen. Das Thema wurde nicht nur im Rahmen der Philosophie behandelt, sondern vielmehr auch in der Literatur, der Musik und der Malerei. In der „Settimana filosofica“ in Brenzone wurde das Thema erneut aufgegriffen.

Miranda Alberti

Ne abbiamo discusso a Brenzone sul Lago di Garda dal 19 al 25 agosto durante una di quelle settimane che l’associazione culturale Nuova Accademia di Bologna in collaborazione con lo Studio Filosofico Domenicano organizza nei cosiddetti luoghi del silenzio, luoghi per meditare, per tornare a guardarsi dentro con l’aiuto di filosofi professionisti del livello di un Massimo Cacciari.
Del sentimento si è tornati a parlare di recente non tanto come ribellione irrazionale al razionalismo imperante del pensiero occidentale, ma anche da un nuovo punto di vista che, dati alla mano, ne riscopre e ne rivaluta la natura intimamente pragmatica e sinergetica ai processi vitali e referenziali dell’uomo.

Nuovi studi di neuropsicologia, infatti, mettono in evidenza la complessità

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Niccolò da Conti

Il mercante veneziano Niccolò da Conti accompagnò nei suoi viaggi l’ammiraglio Zheng He, il Cristoforo Colombo, d’Oriente che nel 1405 esplorò il continente africano ed asiatico per conto dell’imperatore cinese

Leonardo Chen

Per questo numero abbiamo scelto una storia vera che sembra essere uscita dalle Mille e una notte. Si tratta di cinque personaggi medievali, due veneziani, un fiorentino e due cinesi, vissuti tra la fine del 1300 e la prima metà del 1400, che incontrandosi cambiarono il corso della storia. I personaggi erano i veneziani Niccolò da Conti e Gabriele Condulmer, che diventò Papa il 3 Marzo 1431 con il nome di Eugenio IV, Gian Francesco Poggio Bracciolini, nato nel 1380 in provincia di Arezzo, Zheng He, ammiraglio della flotta militare cinese e Ma Huan, scrittore, geografo, storico ed interprete di arabo e persiano. Niccolò da Conti apparteneva ad una nobile famiglia veneziana. Sappiamo poco della sua infanzia e della sua adolescenza: nel 1419 lasciò Venezia e si stabilì a Damasco, dove imparò l’arabo e diventò musulmano.

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Ort und Erinnerung

Das steinerne Gedächtnis der Stadt München

Il museo dell’architettura della Pinakothek der Moderne ospita fino al 28 maggio la mostra dedicata a Monaco nel periodo nazista. Il capoluogo bavarese ebbe infatti un ruolo centrale soprattutto nella fase iniziale dell’attività politica di Hitler. La mostra propone un’ampia documentazione soprattutto fotografica delle varie fasi del nazionalsocialismo. Nell’articolo si sottolinea la discussa iniziativa monacense delle cosiddette “Stolpersteine” (tradotto alla lettera “pietre d’inciampo”), pietre cioè da inserirsi nel selciato cittadino che riportano dati personali di singole vittime della persecuzione nazista.

Jerzy Jurczyk

In der aktuellen Ausstellung des Architekturmuseums in der Pinakothek der Moderne wurde ausnahmsweise die Architektur nicht zum Hauptthema gemacht. Diesmal geht es nicht, wie gewöhnlich, um bahnbrechende neue architektonische Ideen oder um die monographische Darstellung der kreativsten Baumeister der Kunstgeschichte. In der Ausstellung „Ort und Erinnerung – Nationalsozialismus in München“, die das Architekturmuseum der TU München zusammen mit dem Stadtarchiv erarbeitet hat, wurden die wichtigsten Orte im Stadtraum erkennbar gemacht um das Geflecht des Nazi-Verbrechens zu zeigen.

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Ein Raumschiff für die „scuola bavarese“

Viel Kritik für den Neubau der Akademie der Bildenden Künste

Il nuovo edificio destinato ad ospitare una delle accademie più famose del mondo, la Münchner Akademie der Bildenden Künste, risolve il problema di spazio che affliggeva l’istituto da lungo tempo. Ma cosa dire a proposito dell’estetica? La sua funzionalità ripara allo scempio architettonico? Ai posteri l’ardua sentenza…

Jerzy Jurczyk

Für alle, die am Ende des 20. Jahrhunderts durch die Akademiestraße gegangen sind, war Thomas Manns schwungvolle Beschreibung des Gebäudes der Münchner Akademie der Bildenden Künste aus dem Jahre 1901 schwer nachvollziehbar. Der „Buddenbrooks“- Autor sah die äußere Erscheinung der Akademie, die „strahlend ihre weißen Arme zwischen der Türkenstraße und dem Siegestor ausbreitet“, als Sinnbild ihrer internationalen Bedeutung.


In der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts war sie nämlich – neben Paris – die wichtigste Kunstakademie der Welt. Hundert Jahre später war die einst helle Fassade dieses pompösen, palastartigen Gebäudes von einem dunklen Schmutzfilm überzogen. Das marode Mauerwerk konnte man symbolisch als den Untergang der Akademie interpretieren.


Die „Königliche Akademie der Bildenden Künste“ wurde 1808 durch eine Konstitution, zu deren Verfassern Friedrich Wilhelm Schelling zählte, begründet. Malerei,

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Un papa scomodo

Il pontificato breve di Celestino V

Die Liste der Namen der Päpste der katholischen Kirche ist sehr lang. Hier fällt die sehr kurze Dauer des Pontifikats von Papst Cölestin V auf. Seine Regierungszeit belief sich lediglich auf vier Monate, von August bis Dezember 1294. Seine Herrschaft gilt trotzdem als die bemerkenswerteste und geheimnisvollste in der gesamten Kirchengeschichte. Es fällt sehr schwer über diese Zeit zu sprechen und ungelöst bleibt immer noch das sogenannte „mistero del chiodo“.

Franco Casadidio

La bimillenaria storia della Chiesa Cattolica è stata spesso fonte d’ispirazione per pittori, poeti, scrittori e, in tempi più recenti, registi e sceneggiatori, che hanno attinto a piene mani dalle vicende di Santi, Papi e religiosi. Quasi nessuno, però, si è mai preoccupato di raccontare al grande pubblico la vicenda di Celestino V, dimessosi dal soglio pontificio quattro mesi dopo l’elezione. Tutto ha inizio il 4 aprile 1292 quando, morto Papa Niccolò IV, il Cardinale Latino Malabranca, decano del Sacro collegio, convoca il conclave che risulterà poi essere uno dei più lunghi della storia.

I porporati sono divisi in due fazioni:

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"Italomanie" in der Kunst um 1800

"In diesen Gegenden muss man zum Künstler werden“

Già soggetto favorito dai paesaggisti secenteschi, l’Italia fu riscoperta nei decenni attorno al 1800 da numerosi viaggiatori ed artisti. Lo scambio culturale tra Germania e Italia, di lunga tradizione, s’intensificò soprattutto grazie al Kavalierstour. Eruditi, archeologi, scrittori e artisti si misero in cammino verso il Sud, ripercorrendo le tappe del viaggio di formazione dei giovani aristocratici, Tra i protagonisti di questa "Italomania" Johann Joachim Winckelmann e naturalmente Johann Wolfgang von Goethe.

Jerzy Jurczyk

"Deutsche Künstler in Italien um 1800" ist das Thema von drei großen Ausstellungen, gleichzeitig in zwei bayerischen Museen. Die Neue Pinakothek in München präsentierte bis 31. Juli "Kennst du das Land. Italienbilder der Goethezeit" und bis zum 11. September Fotografien unter dem Motto "Rom 1846 – 1870. James Anderson und die Malerfotografen". Das Museum Georg Schäfer in Schweinfurt zeigt noch bis 3. Oktober "Endlich in Rom. Deutsche Künstlerdes 19. Jahrhunderts in Italien." Besonders in der Zeit von 1800 bis 1830 gingen Hunderte deutschsprachiger Künstler nach Italien.

Es war die Blütezeit der "Deutschrömer". Die Dauer ihres südlichen Aufenthaltes für künstlerische Zwecke fiel unterschiedlich aus: Wenige blieben nur ein paar Monate, manche blieben Jahre, viele wandten sich für Jahrzehnte von Deutschland ab. Einige unter ihnen konnten sich davon ernähren, ausschließlich Landschaften zu malen. Aufgrund des wachsenden Absatzmarktes für Bilder mit italienischen Motiven kehrten manche Künstler Deutschland sogar für immer den Rücken. Die Mitglieder des Lukasbundes – er wurde in Wien gegründet, von Johann Friedrich Overbeck angeführt und später

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La presenza italiana nel Settecento


Francesco Jurlaro

Il Settecento è un secolo decisivo nella vicenda storica dell’Occidente, e non solo di esso. Nella coscienza collettiva quel secolo è legato ad alcune date epocali, destinate a mutare radicalmente la realtà delle cose sia sul piano politico-sociale ed economico che su quello della cultura e della vita: queste date sono quelle - fra di loro strettamente legate – dell’ indipendenza americana e della rivoluzione francese.

Gli avvenimenti che in quelle si riassumono sono talmente dirompenti, così carichi di mutamenti e di innovazioni, da stagliarsi solitari nel panorama del secolo, quasi cancellando tutto ciò che è avvenuto nei decenni precedenti. Da allora in avanti tutto sarebbe stato diverso.

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Il favorito tra i favoriti

In due mostre la Monaco priva di orpelli di Florian Süssmayr

Wie eine ungeschminkte Frau: So wird München vom Maler Florian Süssmayer dargestellt. In 2 Ausstellungen waren in den vergangenen Wochen seine Bilder zu sehen, die u.a. Kontaktanzeigen im Freisinger Bahnhofsklo oder den Eingang einer schäbigen Kneipe zeigen. Und sie haben sogar die Schickeria bezaubert.

Jerzy Jurczyk

“Unico requisito: giovane e tedesca”. Così si esprime la Süddeutsche Zeitung del 17 marzo scorso a proposito dell’incredibile successo riscosso da esponenti della giovane scena artistica berlinese nell’ambito dell’Armory Show, la più grande fiera di arte contemporanea del mondo. E cosí conclude: “New York ha condotto anche quest’anno una strenua ma inutile lotta per mantenere la sua posizione egemonica nel panorama dell’arte mondiale (…).

È infatti l’Europa ora a dettare legge e Berlino è la capitale dell’arte a livello internazionale.” E Monaco? La metropoli con il cuore, come la definisce – e non solo durante l’Oktoberfest – l’Azienda di promozione turistica, dopo essere stata per decenni la capitale segreta della Germania, ha dovuto affrontare dopo la riunificazione il proprio complesso d’inferiorità.
In campo artistico è dall’inizio di quest’anno che le nuove tendenze suscitano l’interesse crescente dei responsabili degli spazi espositivi sia pubblici che privati, convinti che negli ultimi anni si sia sviluppata a Monaco una vivace e ambiziosa giovane scena artistica, da cui sono emerse delle posizioni molto nette e autonome come quelle dei 18 giovani che hanno esposto le loro opere al Kunstbau, il padiglione sotterraneo della Lenbachhaus. Sempre sulla Süddeutsche Franz Kotteder ha scritto l’11 febbraio:

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Vivere con due lingue

Intervista con la dottoressa Elisa Hermann

Frau Dr. Hermann ist Linguistin und Expertin in Zweisprachigkeit. Sie erklärt uns, wie Kinder damit umgehen können und wie die Gesellschaft darauf reagiert.

Chiara Vigoriti

La dottoressa Hermann è italiana e vive da diversi anni in Germania. Dopo un master in Inghilterra ed il dottorato di ricerca in Linguistica a Berlino ha insegnato Linguistica del contatto nelle facoltà di Berlino e Postdam.

INTERVenti (IV): Dottoressa Hermann, cominciamo dal principio. Potrebbe darci la definizione di bilinguismo?
Elisa Hermann (E.H.): Non esiste una sola, unica, definizione di bilinguismo; personalmente concordo con la definizione di un noto linguista secondo il quale bilinguismo

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Italia, Paese unico

Archivio Alinari: un’immensa raccolta fotografica per ricomporre l’immagine dell’Italia del 20° secolo.

Rosanna Ricciardi

Scorci di centri minori e l’arena di Verona, piazza Venezia e piazzale Loreto, Carducci e Fermi, Tomba e la Ferrari, portatrici di pane e cavatori di marmo: sono alcuni dei soggetti delle fotografie, comprese nell’arco cronologico 1900-2000, esposte lo scorso marzo alla Staatsbibliothek di Monaco, nell’ambito di una mostra già presentata in numerose città italiane ed estere e patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura.

Scatti talvolta di grandi maestri come Cartier-Bresson, Capa o il nostro Patellani, le circa 100 immagini proposte, cui era affidato il compito di ricomporre l’immagine dell’"Italia, paese unico" del titolo, provengono da una delle più antiche e ricche collezioni del mondo: quella del fiorentino Archivio Alinari.
Fondato nel 1852, poco più di un decennio dopo l’invenzione della fotografia, dai fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo, il piccolo laboratorio si specializzò nelle vedute e nella riproduzione di monumenti e opere d’arte, dapprima del granducato e poi di tutt’Italia, imponendosi ben presto, grazie alla partecipazione a diverse esposizioni universali, sulla scena internazionale. Ceduta dagli eredi e trasformata in società per azioni nel 1920, l’azienda intraprese dagli anni ’40 quell’attività di acquisizione che ha consentito il progressivo accrescimento e ampliamento tematico della collezione.

L’attuale patrimonio di 3.500.000 immagini, il museo della storia della fotografia e la casa editrice, fanno dell’Archivio Alinari una fonte imprescindibile per la documentazione visiva della storia, della cultura e del costume italiano degli ultimi 150 anni, nonché uno strumento di consultazione il cui aggiornamento tecnologico è testimoniato dall’ottimo sito internet: www.alinari.it

(2004-2 pag 20)

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Schmerzlos – “Italian Factory”

Die neue italienische Kunstszene mit Stationen in Straßburg, Venedig und Turin

In occasione della presidenza italiana dell’Unione Europea nel 2003 è stata presentata a Strasburgo, Venezia e Torino la mostra "Italian Factory”. Il Ministero degli Esteri ha incaricato Alessandro Riva di presentare le personalità più importanti della scena artistica attuale. Purtroppo il curatore si è limitato quasi esclusivamente a pittori e scultori che si considerano eredi della grande tradizione artistica italiana. "Italian Factory” è diventata quindi una parata di – lo si deve dire onestamente – epigoni narcisisti, artigianalmente molto preparati. La mostra, sembra concepita più per soddisfare il gusto di Berlusconi che per offrire un’immagine veritiera dell’arte contemporanea del Paese. La giovane avanguardia italiana la si è dovuta cercare altrove.

Jerzy Jurczyk

"Kunst muss wehtun, sonst handelt es sich nur um Design". Ich weiß nicht mehr, wer diesen Satz sagte, doch er hatte verdammt viel Recht. Unvermeidlich musste ich in Venedig und in Turin während der Besichtigung der Ausstellung "Italian Factory" daran denken. Es wäre mir bestimmt auch in Straßburg nicht erspart geblieben.

Der Katalog lässt die bösen Vermutungen gnadenlos bestätigen. Aus höchst politischem Anlass wurde diese Ausstellung veranstaltet. Ihre Aufgabe war es, die wenig glorreiche italienische Präsidentschaft der Europäischen Union 2003 zu schmücken. Der Auftraggeber war das italienische Außenministerium. Zuerst wurde die Ausstellung der neuen italienischen Kunstszene parallel in Venedig (von Juni bis Oktober 2003 im Istituto S. Maria Della Pietà) und in Straßburg (von Juli bis November 2003 im Europäischen Parlament) präsentiert. Zum Schluss wurde sie noch in Turin (von November bis Dezember 2003 im Palazzo della Promotrice delle Belle Arti) gezeigt.

Den Kuratoren-Auftrag hat Alessandro Riva mutig angenommen.

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Lang Shi Ning

Pittore e mandarino cinese nato a Milano

Der chinesische Maler und Architekt Lang Shi Ning hat seine Wurzeln in Italien. Der gebürtige Mailänder ging als Missionar nach China und kombinierte in seinen Werken den chinesischen mit dem europäischen Stil.

Leonardo Chen

Giuseppe Castiglione nacque a Milano il diciannove luglio del 1688, studiò alla scuola d’arte di Genova e all’età di diciannove anni prese i voti nell’ordine dei Gesuiti. Nel 1715 partì missionario per la Cina e lì è conosciuto e ricordato come uno dei più importanti artisti di corte di fine seicento inizio settecento.

Lavorò per tre imperatori Kang Xi (1662-1722), Yong Zheng (1723- 1735) e Qian Ming Yuan (1736-1795). Durante il primo periodo in Cina Castiglione fece sua la tecnica di pittura della scuola di "fiori e uccelli”. In seguito sviluppò uno stile del tuttopersonale caratterizzato dall’incontro di stile orientale e stile rinascimentale europeo. Fu lui che introdusse nell’arte cinese la plasticità, la prospettiva e il realismo dell’arte europea.

Soltanto nel dipingere il cavallo che corre Castiglione si sbagliò a non seguire la scuola cinese: la sua corsa assomiglia più a quella di un cane.

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Una cultura per l’Europa

A proposito di un appassionante discorso di Julian Nida-Rümelin

Derjenige, der zu spät kommt, den bestraft die Geschichte. Ein vereintes Europa bietet uns und unseren Kindern eine echte Chance für die Zukunft. Die Verwirklichung dieses Projekts basiert auf dem Aufbau einer neuen kulturellen Identität. Dafür brauchen wir finanzielle Mittel, die solche gemeinsame Projekte unterstützen, aber auch die innere Bereitschaft, sich für neue Perspektiven zu öffnen.

Miranda Alberti

Il sogno di un’Europa unita è un sogno antico a cui molte generazioni di idealisti hanno lavorato. È dunque un onore che proprio alla nostra spetti il compito di realizzarlo. Eppure ancora pochi sono coloro che sanno riconoscere in questa tendenza una straordinaria e concreta chance per il futuro, pochi coloro che s`impegnano nella realizzazione di questo progetto comune che è in primo luogo un progetto culturale.


Julian Nida-Rümelin, professore di filosofia ed ex ministro della cultura nel governo Schröder, parlando alla Ludwig Maximilian Universität su questo tema ha fatto notare che l’idea di un’Europa unita è sorta prima di tutto in ambito culturale, ma che finora si è sviluppata quasi esclusivamente sulla direttrice economica. Soltanto lo 0,04% del bilancio europeo è dedicato all’iniziativa culturale comune. La scuola nei singoli paesi sembra non essersi accorta di questo
mutamento di prospettiva e continua a diffondere nei suoi manuali giudizi e pregiudizi nazionalistici. Manca, inoltre, quasi completamente un’informazione europea che faccia da specchio e da controllo democratico a questa nuova dimensione istituzionale. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se il cittadino continua a sentirsi "dentro" una dimensione nazionale
ormai di fatto superata e "fuori" dalla realtà che sta veramente vivendo.

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Lenbachhaus

Una villa toscana a Monaco da oltre un secolo tempio dell’arte tedesca

Unter hohen Bäumen befindet sich die gelbe "Villa suburbana" in florentinischem Stil der Renaissance vor den neoklassizistischen Gebäuden des Königplatzes. Die Villa ist der verwirklichte Traum des erfolgreichen und berühmten Portraitmalers Lenbach. In der Zeit, als der Künstler selbst dieses Haus bewohnte, galt es als luxuriöses Zentrum desMünchener Kunstlebens. Nachdem das Lenbachhaus oft verändert und vergrößert wurde, ist es zu einem deraußergewöhnlichsten deutschen Museen geworden, auch auf Grund seiner Sammlung des Blauen Reiters.

Gianni Minelli

Alla fine del 19° secolo, ai tempi prestigiosi del Principe Reggente, i confini della città di Monaco erano stati ampliati fino a Königsplatz, portale e simbolo di una città allora in pieno fervore neoclassico. La strada monumentale che congiungeva il castello estivo di Nymphenburg con la residenza reale di Odeonsplatz costeggiava il lungo canale e continuava con la Nymphenburgerstrasse fino ad entrare attraverso la porta dei Propyläen nella nuova città.
Dai templi di marmo di Carrara della Königsplatz la Briennerstrasse proseguiva tra splendidi palazzi fino a Odeonsplatz. Fu proprio subito fuori dalla città, poco lontano dalle Pinakotheken, vicinissimo ai Propyläen e alla Glyptothek, appena edificati da von Klenze su incarico reale, che il ritrattista Franz von Lenbach fece costruire nel 1891, all’acme del suo successo, una villa in stile rinascimentale fiorentino con annesso atelier. Fece della sua casa un polo della vita artistica monacense negli anni in cui visse e la villa sarebbe divenuta, dopo la sua morte, una delle gallerie più originali e rappresentative dell’arte tedesca.


Il sogno avverato di un ritrattista
alla moda
Franz von Lenbach (1836-1904) era figlio di un capomastro edile di Schrobenhausen, un piccolo centro a circa 60 km a nord di Monaco. Lenbach amava raccontare che diverse volte da bambino era venuto a Monaco, anche a piedi nudi, per ammirare i capolavori esposti nella "alte Pinakotheke”.

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Tragen Mauern keine Schuld?

Chris Dercon, der neue Leiter des Haus der Deutschen Kunst: „Wir wollen statt der traditionellen Restaurierung einen kritischen Rückbau“

La storia viene documentata anche attraverso l’architettura che di regola esprime e nel contempo influenza lo spirito deltempo in cui è stata realizzata. Statue ed edifici diventano testimoni imbarazzanti quando documentano periodi bui dellastoria. La “Haus der Deutschen Kunst“ voleva essere - e lo è - una delle opere architettoniche più rappresentativedell’ideologianazionalsocialista. Con i nuovi lavori di restauro il nuovo direttore Chris Dercon si propone, tra l’altro, di renderepiù trasparente la struttura architettonica originaria che i suoi predecessori avevano mascherato, e in parte trasformato,forse come tentativo più di rimozione che di elaborazione di un passato vergognoso. L’elaborazione e la consapevolecondanna di questo passato dovrebbero, invece, trovare incentivo ed espressione nelle mostre che lì saranno presentate e soprattutto nella programmata mostra permanente sulla storia del Museo che Hitler avrebbe voluto che diventasse il tempio dell’arte.

Jerzy Jurczyk

Seit Mai 2003 leitet der Belgier Chris Dercon das Münchner Haus der Kunst als Nachfolger von Christoph Vitali. Wie sein Vorgänger will Chris Dercon nicht nur das Haus der Kunst als lebendiges Ausstellungszentrum führen, sondern sich auch kritisch mit der Geschichte der Mauern dieses Gebäude auseinandersetzen.

1937 eröffnete Adolf Hitler das "Haus der Deutschen Kunst" an der Münchner Prinzregentenstraße, das zum "Tempel der Kunst" avancieren sollte. In Hitlers Auftrag von Paul Ludwig Troost entworfen, verkörperte das Bauwerk die Megalomanie der nationalsozialistischen Ideologie. Nach 1945 wurde die Sprengung des Gebäudes ernsthaft in Erwägung gezogen, doch diesen Akt der Selbstbefreiung von einem verhassten Symbol des Dritten Reiches ließen die Amerikaner nicht zu. Die USArmy beschlagnahmte das Gebäude und quartierte sich hier mit ihrem Offizierscasino ein. 1948 übergab die Militärregierung das Haus dem bayerischen Staat, welcher hier vorläufig die Werke aus den ausgebombten Pinakotheken unterbrachte.

Dercons Vorgänger haben Säle und Säulen verkleidet, um die NSArchitektur von Paul Ludwig Troost zu bannen. Will er das „Haus der Deutschen Kunst“ jetzt wieder in seinen Urzustand bringen? Im Presse- Gespräch (Kunstmagazin „art“ 11/2003) sagte Dercon: „Wir wollen statt der traditionellen Restaurierung einen kritischen Rückbau.

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