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Categoria: L'Italia in Baviera
Pubblicato Giovedì, 25 Novembre 2010 10:39

“Zum Leoni”

 

Il noto hotel sulla riva orientale del lago di Starnberg presso Monaco venne fondato all’inizio del 1800 da un cantante lirico siciliano, Giuseppe Leoni, che ne fu il primo gestore. Da allora la località è diventata famosa e ha preso il nome del primo proprietario. Il “Seehotel Leoni” è dal 2004 di nuovo in mano italiana

Im Jahre 1800 wurde durch den Opernsänger Giuseppe Leoni das bekannte Hotel am Ostufer des Starnberger Sees eröffnet. Von dieser Zeit an wurde das Seehotel, welches nach seinem Gründer benannt wurde, stets bekannter. Seit 2004 ist das „Seehotel Leoni“ wieder in italienischer Hand.

Gianni Minelli

Aperto verso sud al panorama luminoso delle Alpi, il lago di Starnberg, una ventina di chilometri a ovest di Monaco, ha sempre attirato molti visitatori per piacevoli passeggiate o soggiorni estivi. Già nel XV e XVI secolo erano sorte sulle sue rive ville patrizie, ma il pittoresco lago venne “scoperto” verso l’inizio del XIX secolo da commercianti ed artisti di successo del capoluogo bavarese che, in particolare sulla sua riva nord orientale, cominciarono a costruirvi le loro residenze estive.
Nella prima metà del XIX secolo la più famosa di queste ville appartenne ad un italiano, Giuseppe Leoni, cantante lirico presso l’Opera della corte bavarese. Figlio di un marchese siciliano e della nipote di un doge di Venezia, Leoni aveva ereditato nel 1819 la villa di Franz Ritter von Krenner, segretario di stato del principe Karl Theodor.

Questi si era fatto costruire nel 1810 ad Assenbuch, così si chiamava prima la località, una villa in stile neoclassico con un imponente portico a colonne ed una vasta terrazza dalla parte del lago. La casa era fiancheggiata secondo lo stile “del sud” da due maestosi pioppi. L’alto funzionario della corte bavarese era stato il primo a scegliere le rive del lago come residenza fissa dove, fino ad allora, vivevano solo pescatori.
Quando nel 1819 morì, Krenner lasciò in eredità la villa di Assenbuch al suo più caro amico, il cantante Giuseppe Leoni, del quale era un grande estimatore.
Anche Leoni andò presto a vivere ad Assenbuch e si fece subito apprezzare per il suo spiccato e piacevole senso d’ospitalità, cosicché molti amici ed ammiratori venivano spesso a fargli visita. Perfino il principe ereditario, il futuro re Ludwig I, era tra i suoi ospiti.
Dopo la morte della prima moglie, una famosa ballerina, Leoni sposò nel 1814 Rosina Ohler, “cuoca eccellente e bravissima casalinga”. Assieme a Rosina, dopo essersi ritirato dalla sua professione di cantante lirico, il cantante aprì “Villa Leoni”, una pensione con annesso ristorante. L’iniziativa riscosse molto successo e la villa divenne un frequentato punto di incontro dei monacensi, in particolare di artisti ed intellettuali. Si andava “da Leoni” (“zum Leoni”): così pian piano questo nome sostituì quello originario della località.
Leoni morì nel 1834, ma sua moglie continuò l’attività con la stessa energia anche con l’appoggio di Rosl Hall che aveva iniziato a lavorare nella pensione nel 1830. Quest’ultima, soprannominata “Leoni Rosl”, ereditò la pensione nel 1861dopo la morte di Rosina e continuò a condurla con immutato successo. Nel 1872 l’hotel venne venduto al caffettiere di Monaco Paul Probst e cambiò in seguito diverse volte gestione.

Nel 1893 villa Krenner venne demolita. Al suo posto fu costruito un nuovo hotel che, con le sue due torri, caratterizzò il paesaggio di “Leoni” fino al 1977, quando allo stesso posto fu innalzata una costruzione in stile moderno.
Dal 2004 Leoni è di nuovo in mano italiana: il nuovo proprietario, Mario de Martino, originario di Sorrento, ha fatto rinnovare l’albergo riproponendo, specialmente nel suo interno, quello stile tutto italiano che ha portato a Villa Leoni tanta fortuna.

I nuovi proprietari

Die neuen Besitzer des Seehotels Leoni kommen aus Sorrento bei Neapel und berichten, von dem italienischen Namen und von der Schönheit des Ortes angezogen gewesen zu sein. Sie haben die ganze Einrichtung und das Personal aus Italien gebracht und haben dem Hotel ein echt italienisches Flair wiedergegeben

INTERVenti (IV): Signor de Martino per prima cosa ci lasci porre le tre domande di rito che si rivolgono ad un italiano che vive all’estero: da dove viene, quando e perché è venuto in Germania?
Mario de Martino (MdM): Sono nato a Sorrento. Mia madre era di origini francesi e mio padre napoletano: lui era direttore di albergo ed eravamo otto figli. Me ne sono andato però presto da lì ed ho fatto l’albergatore in giro per il mondo. Quando sono venuto in Germania? Nel 2003. Perché? Per amore dei nostri figli, ma è una lunga storia.

IV: Ce la racconti allora.
MdM: Simonetta ed io abbiamo due figli maschi, che ora hanno 30 e 12 anni. Simone, il più grande, conobbe a New York, dove frequentava una scuola di recitazione, la futura moglie, una tedesca di Monaco. Dopo essere tornati in Europa, vissero un po’ a Roma, dove si sposarono, e poi si trasferirono a Monaco di Baviera. Mia moglie ed io abbiamo cominciato a conoscere Monaco nel 2003 quando siamo venuti a far visita a Simone. Quell’anno il tempo era bellissimo e a Monaco ci trovammo assai bene. La città sembrava quasi “paradisiaca”a noi che siamo abituati alla confusione italiana. E quell’unica bella stagione mi ingannò.

IV: Perché?
MdM: Avevo sempre sentito parlare della Germania per il suo clima “difficile”. Invece, pensai allora, qui c’è sempre il sole! A Monaco si prendeva la metropolitana e si andava tranquillamente a passeggio al centro o nei parchi. Quando a settembre venne alla luce nostro nipote in una clinica nel quartiere di Nymphenburg, imparai a conoscere questa zona, che ritengo la più bella di Monaco. E con mia moglie ci immaginavamo di portare a spasso i nostri nipotini lungo i bellissimi canali ed il parco del castello di Nymphenburg. E quindi pian piano ci siamo affezionati all’idea di trasferirci.

IV: E Leoni?
MdM: Un giorno, passeggiando per il Viktualienmarkt, decidemmo di cercare qui un’attività. Ci rivolgemmo allora ad un’agenzia immobiliare dicendo di essere albergatori e di cercare un piccolo albergo in città, in ogni caso senza ristorante. Poiché io vengo da un’esperienza quarantennale di attività di alberghi con ristorazione e volevo risparmiarmi questo “delirio” per la vecchiaia (senza però riuscirci nemmeno questa volta!). I primi che vedemmo ci lasciarono insoddisfatti. Finché la stessa agenzia ci mostrò poi Leoni.

IV: E fu amore a prima vista?
MdM: Sì e no. Lo vedemmo la prima volta con un tempaccio come oggi. Anche l’arredamento era scuro, con i tipici mobile bavaresi di legno, i lampadari tetri e i soliti “Sitzecken”. Però fummo attratti da alcune coincidenze molto importanti per noi.

IV: Quali?
MdM: La prima era che sia l’albergo che la località hanno un nome italiano. Giuseppe Leoni, il primo proprietario, era un cantante di opera lirica italiano che 200 anni fa iniziò una prima forma di ospitalità: si diceva che ricevesse molti amici e la donna di servizio un giorno, stanca di cucinare gratis per tanta gente, cominciò a farsi pagare. E da qui poi la casa diventò prima una pensione e poi un bellissimo albergo. L’altra coincidenza era il nome Giuseppe, lo stesso di mio padre, anche tenore lirico. E quindi mi creai dei motivi per farmi piacere questo posto. Qui vicino c’è anche una scuola internazionale che il mio figlio più piccolo frequenta. Quindi in Germania saremmo stati vicino al figlio grande ed ai nostri nipoti, avremmo trovato una ottima scuola per l’altro figlio e un lavoro per noi. Poi volevamo lasciare l’Italia, dove non ci trovavamo più bene.

IV: Allora l’hotel dovette essere rinnovato?
MdM: Sì, e ci siamo impegnati a farlo con materiali ed arredamenti provenienti dall’Italia sotto la guida di un architetto tedesco. Abbiamo cercato di dare all’albergo un fl
air mediterraneo e siamo contenti del risultato.

IV: Ma è solo l’arredamento ad essere italiano o lo sono anche il personale ed il menù del ristorante?
MdM: Qui è tutto assolutamente italiano. Ospitalità, gastronomia, mangiare e bere: noi italiani non abbiamo bisogno di andare a prendere da nessuno e facciamo bene a dare quello che abbiamo. All’inizio ho portato qui personale completamente italiano: una brigata di cucina, una di sala e uno staff di ricevimento. Ora lo chef e il maître sono italiani, la cucina e il ristorante sono al 70% italiani mentre il bar è tutto italiano come il cantante del piano bar. Insomma abbiamo resuscitato quest’albergo che era completamente morto e l’abbiamo riportato alla vita. Da quest’anno rimarremo anche aperti in inverno.

IV: Ha nostalgia dell’Italia?
MdM: Da adulto ho scoperto la nostalgia, non tanto dell’Italia, perché quando ci vado mi viene l’orrore e fuggo di nuovo, quanto perché qui in Germania è meno facile fare amicizie che da noi e in molte altre parti del mondo. Ho trovato comunque persone molto carine. Ho sempre più l’impressione che sia il tempo stesso a formare il carattere delle persone. E mi sembra che il “taglio” dell’uomo tedesco sia proprio provocato dal particolare clima. Quando c’è il sole la terrazza è piena.

Beh, allora speriamo anche noi in un tempo più italiano.

(2006-3 pag 12)

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