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Tutte le strade riportano a Roma?

Storia e percorso delle antiche strade romane in Baviera

Auch in früheren Zeiten rühte die Stärke von Großmächten auf eine gut funktionierende und zuverlässige Straßennetz. Wir Italiener sind gewohnt, das Netz der Römerstraßen mit Bewunderung und Stolz zu betrachten: Die Konsularstraßen, die Meilensteine und die Wurzel des Wortes “Straße” selbst, die aus dem lateinischen “Stratus” stammt. “Alle Wege fuhren nach Rom”: Die alten Römerstraßen sind heute noch in Bayern zu bewundern und manche werden noch benutzt.

Gianni Minelli

Duemila anni prima dellʼera dei “Gastarbeiter” un grande esercito proveniente dal sud, e precisamente da una città posta sulla riva sinistra del Tevere, conquistò la Baviera sottomettendo la popolazione di queste regioni.

Del mezzo millennio, quanto durò la dominazione dellʼImpero romano, ci chiediamo però dove siano finite le tracce. Siamo abituati a considerare gli antichi Romani come dominatori che costruivano non solo strade, ponti e “castra”, ma anche acquedotti, monumenti, terme e teatri: in pressoché tutte le ex-provincie dellʼImpero romano poste attorno al “Mar Nostrum” possiamo ancora ammirare i resti imponenti di una grandissima civiltà.

E lo stesso vale per le altre regioni settentrionali dellʼImpero come la Gallia e la Britannia. I resti archeologici monumentali più imponenti e significativi, che si possono ancora ammirare nelle regioni oltre le Alpi, sono limitati alla Germania nord occidentale ed in particolare a Trevi (Augusta Trevirorum, Trier, in tedesco) ai confini col Lussemburgo con la sua Porta Nigra, lʼanfiteatro e le terme. In Baviera si possono riconoscere i resti della Porta Praetoria a Ratisbona (Castra Regina, Regensburg i.t.), di diverse ville rustiche,

di insediamenti militari (castella) ed in particolare del “Limes”, il vallo fortificato costruito a nord del Danubio eretto per proteggere i confini settentrionali delle provincie romane dalle popolazioni germaniche.


Ad Augusta (Augusta Vindelicorum, Augsburg i.t.) i resti della capitale della Vindelicia si suppongono al di sotto delle fondamenta dellʼodierna città. Segni più grandi della dominazione romana nel territorio della Baviera sono pressoché invisibili, distrutti dai Germani alla fine dellʼImpero, cancellati dalle civiltà che si susseguirono e dimenticati nel tempo.
Eppure cʼè qualcosa che ancora salta agli occhi di quei tempi: lʼantica rete stradale romana. In molte zone della Baviera i percorsi delle strade romane vengono ancora utilizzati e queste si sono trasformate in strade più moderne e frequentate, come a Gilching, sede della redazione di INTERVenti, da dove comincia questo nostro cammino alla ricerca dei primi segni storici bavaresi della civiltà proveniente dal Belpaese.

 

La dominazione romana
Nel 15 a.C., quarantʼanni dopo la conquista della Gallia ad opera di Giulio Cesare, i figli adottivi dellʼimperatore Cesare Augusto, Tiberio e Druso, oltrepassarono le Alpi per conquistare le regioni corrispondenti allʼodierna Baviera. Queste erano allora popolate dalle stirpi celtiche dei Vindelici con capitale nei pressi di Manching, e dei meno civilizzati Reti, definiti dai Romani “i briganti delle Alpi”. Attraverso sanguinose ma rapide battaglie gli eserciti romani conquistarono le regioni poste fino al Danubio. Lʼespansione romana si dovette fermare allʼaltezza dellʼodierna Bassa Sassonia, dove nel 9 d.C. le legioni guidate da Quintilio Va
rone subirono nei pressi della foresta di Teutoburg una pesante e decisiva sconfitta da parte dei Germani.
Lo storico Strabone racconta che i Romani furono estremamente duri con le popolazioni conquistate e che quasi tutti gli uomini abili alle armi furono deportati e costretti ad arruolarsi nelle legioni imperiali. Solo un piccolo numero fu lasciato ad occuparsi delle campagne. Come succedeva per altre regioni conquistate anche le popolazioni a nord delle Alpi vennero romanizzate: furono imposti la lingua latina ed il diritto romano ma tollerati i culti religiosi. Nella provincia detta della Rezia e della Vindelicia vennero stazionate due legioni (circa dodicimila soldati) con lʼincarico di difendere i confini nord della provincia, il cosiddetto “Limes” posto nella zona a nord del Danubio, oltre i quali i bellicosi Germani costituivano una minaccia che non sarà mai sotto il pieno controllo dellʼImpero. La provincia, con capitale Augusta Vindelicorum, si estendeva - da sud a nord - dalle zona prealpina fino al Danubio e - da ovest a est - dal lago di Costanza (Bodensee i.t.) fino al fiume Inn (Aenus). Ad est la Rezia confinava con la provincia del Noricum, corrispondente allʼodierno Tirolo.

 

Il “Limes”
Confine politico ed economico settentrionale della provincia romana della Rezia e Vindelicia e dellʼImpero, fortificato da cento “castella” e novecento torri, il “Limes” correva per 542 km dal Reno al Danubio attraverso il sud della Germania. Dalla zona del Reno fino al Württenberg orientale il “Limes” era costituito da un vallo, un fossato ed una palizzata la quale poi fino alla Baviera era sostituita da un muraglia di pietra. La costruzione del confine fortificato fu iniziata verso il 70 d.C. dallʼimperatore Vespasiano e completata dallʼimperatore Domiziano (81-96 d.C.). La linea di confine resistette fino al 260 d.C., quando i Germani attaccarono il “Limes”, da loro chiamato “Teufelswall” (il Vallo del diavolo), e cacciarono i Romani da quel territorio. Quando infine i Vandali calarono oltre il fiume Reno nel 409 il dominio romano si concluse definitivamente. Dal 2004 il “Limes” è compreso nella Lista del Patrimonio dellʼUmanità dellʼUNESCO.

Le strade romane
Le antiche strade romane servivano per i viaggi dei commercianti, ma soprattutto venivano utilizzate per gli spostamenti dei soldati, dei funzionari governativi, dei corrieri militari e degli ambasciatori tra i loro posti di servizio e la capitale, nonché per il servizio postale. Le strade romane, il cui sviluppo seguì parallelamente quello della conquista, costituivano un fitta rete che si snodava per tutte le provincie dellʼImpero. Fino al IV secolo a.C. le strade non erano consolidate, ma con lʼespandersi della dominazione ciò divenne necessario per agevolare lo spostamento delle truppe e dei veicoli.
La costruzione delle strade avveniva in diverse fasi: la prima consisteva nella battitura della terra sottostante sulla quale veniva posto uno strato di grosse pietre e di malta. Sopra questa massicciata (statumen) veniva poi gettato uno strato di pietre grandi come circa un pugno (ruderatio) e sopra di questo altri strati di pietre più piccole e di terriccio (nucleus). Lʼultimo strato era costituito da ghiaia e sabbia. La superficie delle strade più importanti e di quelle situate nei luoghi più sottoposti alle intemperie veniva lastricata con pietre squadrate. Importante era anche la preparazione delle banchine laterali e del dorso a “schiena dʼasino” della carreggiata per favorire il drenaggio dellʼacqua piovana. Lo spessore complessivo di tutti gli strati raggiungeva circa un metro.
La radice della parola “strada”, diffusa in tutte le lingue derivate dal latino, deriva proprio dal latino “stratus”.
Erano spesso gli stessi legionari, nel cui equipaggiamento figurava anche una pala, a costruire le prime strade. In questo modo ogni regione appena conquistata veniva subito opportunamente collegata al sistema viario imperiale.
Ai lati delle strade i viaggiatori potevano informarsi attraverso le pietre miliari sulla distanza percorsa: su di esse era riportato il nome dellʼimperatore sotto il cui dominio era stata costruita la strada. Il miglio romano era di 1.478 metri. Grazie a stazioni di cambio e di riposo (mansiones e castella) poste a distanze regolari, un corriere postale a cavallo poteva percorrere fino a duecento chilometri al giorno. La distanza tra Magonza (Magontiacum, Mainz i.t.) e Roma poteva così essere coperta in circa dieci giorni. Lʼintera rete stradale imperiale misurava circa ottantamila chilometri.

Le strade consolari
La via Appia fu la prima strada consolare ad essere costruita. Essa si dirigeva verso sud ed univa Roma con Capua procedendo poi da lì fino a Brindisi (Brundisium).
La Flaminia si dirigeva verso nord-ovest raggiungendo Rimini (Ariminium). Da lì venne poi costruita verso il secondo secolo una seconda tratta verso la Gallia Cisalpina, la provincia corrispondente alla Pianura Padana.
La via Cassia attraversava lʼEtruria e raggiungeva Pisa, dove si congiungeva alla via Aurelia; questʼultima procedeva sulla costa tirrenica e univa Roma a Genova.
Il I secolo a.C. vedeva tutta lʼItalia percorsa in maniera definitiva dal sistema stradale costruito dai Romani. Con le ulteriori conquiste vennero approntati dei prolungamenti nelle nuove provincie. LʼAppia continuava oltre lʼAdriatico dallʼAlbania fino a Costantinopoli (via Engatia) dove si divideva in un ramo orientale, verso lʼEufrate, e in uno meridionale, verso la Palestina.
La via Cassia si vide prolungare verso nord, oltre le Alpi, fino a Magonza, Trevi e poi oltre la Manica in Britannia. Un prolungamento della Via Aurelia si dirigeva oltre la Gallia ed i Pirenei nella Penisola Iberica. Sulla sponda meridionale del Mar Nostrum, unʼaltra strada consolare univa il Marocco, con lʼAlgeria raggiungendo Cartagine ed Alessandria dʼEgitto.
Altre strade che partivano da Roma erano la Salaria, la Tiburtina, la Prenestina, la Labicana e la Severiana.

Le strade romane in Baviera
La via Claudia, la cui costruzione venne iniziata da Druso durante la conquista della Rezia nel 15 a.C. e completata verso il 47 d.C. dallʼimperatore Claudio Augusto, univa la pianura veneta a quella bavarese per 350 miglia romane (520 km). Partiva da Altino, importante porto sullʼAdriatico, e si dirigeva verso nord risalendo i fiumi Piave, Brenta e Adige (Atesis), raggiungendo Feltre (Feltria), Trento (Tridentum), Bolzano (Bauzanum), fino alla stazione doganale di Merano (Meranum). Superato a quota 1.504 il passo di Resia (Reschenpass i.t.) scendeva lungo le valli dellʼInn (Aenus) e del Lech (Licca), affluenti del Danubio, raggiungendo Landeck, Abodiacum (a sud di Landsberg), Augusta ed infine Donauwörth sul Danubio.

La via Giulia (cosiddetta via del Sale o via Julia, nome dato, come anche per la via Raetia, dagli archeologi moderni), costruita sotto lʼimperatore Settimio Severo collegava Salisburgo (Juvavum), nella provincia del Noricum, con Augusta e Gunzburg (Guntia). Proveniente da Salisburgo la via Giulia superava a nord il Chiemsee, attraversava lʼInn presso Rosenheim e l'Isar nei pressi di Grünwald a sud di Monaco. Procedeva quindi per Gauting (Bratananium), Gilching e, dopo aver superato la riva nord dello Starnbergersee, si dirigeva verso la capitale della provincia, Augusta.

La via Rezia (via Raetia), costruita verso la fine del II secolo d.C. sotto lʼimpero di Settimio Severo e di Caracalla, era la via più breve per andare da Augusta - e dalla zona dellʼodierna Monaco di Baviera - verso lʼItalia. Partendo da sud si diramava allʼaltezza di Bolzano dalla Via Claudia Augusta e saliva verso nord superando Vipiteno (Vipitenum), il passo del Brennero e Valdidena (presso Innsbruck). Dalla valle dellʼInn risaliva poi la zona dello Zillerberg (Teriolae) e giungeva attraverso Scharnitz (Scarbia), Mittenwald, Klais, Partenkirchen (Partanum), fino ad Augusta. La via Rezia continuò ad essere utilizzata anche nel periodo medioevale (“Rottstrasse”).

 

Il Vallo romano di Grünwald, a sud di Monaco
La via Giulia, che collegava Salisburgo con Augusta, tirava dritta attraverso la provincia della Rezia. Gli ostacoli da superare erano i rilievi ma soprattutto i fiumi. Ai tempi nei quali di Monaco non cʼera ancora traccia (la città venne fondata nel Medioevo) la via romana passava a sud dellʼodierna ubicazione del capoluogo bavarese ed esattamente nei pressi di Grünwald. Nellʼansa dellʼIsar (Isara) posta a questa altezza il fiume era più facilmente guadabile. Ma la presenza di una grossa pietra, che oggi ha il nome di “Georgenstein”, posta sul letto del fiume consentiva, come segni di installazione sul macigno testimoniano, di porre la base di un ponte di legno che univa le due rive del fiume.
Sulla sponda orientale dellʼIsar è possibile vedere ancora i resti di un grande muro tufaceo di fortificazione che doveva proteggere un aggregato urbano (“Roemerschanze”). Reperti di attrezzi romani di fucina e monete confermano le origine romane di questi resti. Si pensa che la zona venne utilizzata per attraversare il fiume sino al Medioevo.
Chi volesse oggi andare alla scoperta di queste interessanti tracce consigliamo di scendere da Frundsberghöhe fino alla Georgenstein. Una migliore visione d'insieme si può avere dall'alto di Buchenhain (a sud di Pullach). Della "Römerschanze", nelle immediate vicinanze, non c'è più quasi niente di romano da visitare, ed i resti dei valli e delle fortificazioni sono difficili da individuare e quasi esclusivamente risalenti al periodo medioevale. La “Georgenstein” prende il nome da George Müller, uno zatteriere che nel 1808 riuscì a salvarsi durante una piena aggrappandosi alla pietra. Dopo il salvataggio fece apporre sulla pietra lʼeffige di San Giorgio, il santo protettore che aveva invocato nel momento del pericolo.

 

Tutte le strade riportano a Roma?
Alla ricerca delle tracce dʼItalia nella regione dove chi, come lʼautore di questo articolo, ha passato ormai mezza vita, ci siamo imbattuti in diversi importanti monumenti: la Chiesa dei Teatini, la Giulietta sotto gli archi dellʼ“altes Rathaus” (il vecchio palazzo del Comune di Monaco), il Caffè Tambosi, le linee architettoniche della Lenbachhaus, “Leoni” sullo Starnbergersee... continuano a testimoniare i contatti culturali ed il forte legame tra le nostre due patrie.
Le tracce più remote che abbiamo ritrovato sono quelle delle antiche strade romane la cui rete non solo è tuttʼoggi apprezzabile dal punto di vista archeologico ma in molti tratti persino ancora normalmente utilizzata. Di quei tempi non rimangono molte altre vestigia, forse segno che gli antichi Romani, nonostante il loro mezzo millennio di dominazione, non vollero mai stabilirsi “veramente” qui. Anfiteatri, terme e templi sono molto rari e quasi impossibili da ritrovare in Baviera. Non saltano agli occhi come da altre parti. Sarà stato per via del brutto tempo, della nostalgia del “ponentino” e di quella - anche allora probabilmente - dolce vita capitolina? Anche altri segni della civiltà romana come la lingua latina o la legislazione furono spazzati via dalla calata dei barbari e nellʼoscuro e lungo periodo medioevale.
Ospiti graditi non fummo allora, come è più che comprensibile: arrivammo, dominammo e fummo - alla fine, giustamente - ricacciati. Ci consoliamo pensando che almeno noi, come “gastarbeiter” forse siamo stati più graditi: abbiamo portato oltralpe il nostro carattere aperto, la nostra cucina estrosa e abbiamo contribuito col nostro generoso impegno alla ricostruzione post-bellica dellʼultima Grande Germania, fino a questʼultima crisi, nella quale i posti di lavoro non bastano più nemmeno agli stessi tedeschi.
Quando ogni estate ripercorro i luoghi dove passava la via Rezia, verso il sud, verso il sole e la terra dove ancora “il - nostro - dolce 'sì' suona”, ripenso ad allora. È la stessa strada attraverso la quale ritornavano con piacere a casa gli antichi Romani - e i moderni “gastarbeiter” - alla fine del loro duro mandato nella grigia e fredda Vindelicia. Se mi fermo a lato della strada e chiudo gli occhi, mi sembra di sentire ancora lo sferragliare dei carri e il calpestio degli zoccoli dei cavalli.
Ma poi, finite le ferie, si torna finalmente di nuovo verso il nord. No, almeno per me, non è più vero ormai che tutte le strade riportino solo a Roma.

(2010-4 pag 4)

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