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La misteriosa vendetta ne Il barile di Amontillado

Quando il Carnevale maschera l’orrore, il grottesco ed altro ancora

Sandro Fossemò

Il breve racconto gotico intitolato “Il barile di Amontillado” ( The Cask of Amontillado ,1846) è un esempio perfetto dell’arte di Poe in quanto presenta numerosi elementi legati al principio artistico del grottesco e dell’ arabesco.

Nell’elemento ‘grottesco’ rintracciamo il concetto di ‘grotta’. Questo coincide in pieno con l’ambientazione del racconto in una fredda cantina dalle pareti umide, in cui si legge anche un nesso legato alla gelida oscurità dell’abisso, con la sua deforme e mostruosa profondità. Nell’‘arabesco’ si esprime invece qualcosa di intricato, di bizzarro o di difficile interpretazione. Nel breve racconto in effetti si sviluppa una vena enigmatica, allo stesso tempo arcana e ritualistica, da invitare il lettore a un’esegesi attenta e minuziosa, per poter comprendere appieno il rilievo semantico dell’intreccio simbolico. Essendo la storia ambientata in un fosco sotterraneo, anche la narrazione diviene a sua volta criptica, con frasi e simboli a doppie interpretazioni.


 

È un assassinio premeditato quello che si descrive nel racconto, una vendetta eseguita con lucida e fredda crudeltà demoniaca negli abissali sotterranei del palazzo di Montresor (artefice della vendetta stessa), disseminati di barili e resti umani, di ossa ammonticchiate.


L’aspetto più brillante del racconto è la fusione simbolica di ambiente e psiche. La discesa nel buio labirintico del sottosuolo è una discesa negli inferi dell’anima dove emerge tutto l’orrore del delirio psichico e della morte.

Nell’arte di Poe è frequente inoltre una grottesca e sarcastica compenetrazione tra elementi ambientali e psicologici. Anche in questo racconto non a caso, Fortunato, la vittima, è vestito con un abito simile a quello di un Arlecchino e un cappello conico ornato di sonagli, come dovesse recitare la parte di uno sciocco; l’assassino invece indossa un mantello e una luttuosa maschera di seta nera che gli copre il viso. Il narratore, che coincide con la figura del nobile decaduto Montresor, descrive fin dall’inizio il suo astio verso l’italiano, di nome – ironia della sorte – Fortunato, che in passato lo aveva offeso e alla cui vita intende mettere fine in modo atroce, con un diabolico stratagemma in grado di “punire impunemente”, cioè di punire restando impunito. La vendetta dovrà allora essere assolutamente infallibile, totale, perfettamente razionale e spietata, vale a dire senza alcuna minima possibilità di errore umano o tecnico.


Durante i giorni di festa del Carnevale e in tarda sera, Montresor incontra Fortunato già ebbro dai festeggiamenti e lo convince, con un astuzia psicologica, a recarsi presso la cantina sotterranea del suo palazzo, alla ricerca di un barile di un raro vino spagnolo, chiamato “Amontillado”, che Montresor sostiene di avere acquistato. Fortunato non ci crede e vuole assolutamente verificare l’originalità del contenuto del barile, nonchè mettere in mostra le sue qualità di intenditore. Il narratore conosce bene la personalità della sua vittima e ne approfitta per realizzare il suo piano diabolico di vendetta. Ovviamente, Montresor cerca di non insospettire Fortunato e difatti si presenta sorridente, non pressante, lo invita addirittura a rimandare il controllo del vino, mostrando anche una certa premura per il suo raffreddore. Il “sorriso”del narratore però, viene precisato, è in realtà un infernale sorriso di sarcasmo, volto a riempire di gioia il cuore nero dell’omicida, immerso nel pensiero di un delitto da adempiere in modo sacrificale. Il palazzo è completamente deserto perché i domestici hanno approfittato della momentanea assenza di Montresor per uscire e godersi ore di libertà.1 Per vanificare ogni sospetto, l’assassino si lascia prendere il braccio in modo da permettere alla propria vittima di farsi strada da solo, tranquillamente, tra le mura umide e scure della cantina. Durante il cammino, Montresor stappa alcune bottiglie, tra quelle adagiate in fila sul suolo ricoperto di muffa, e offre da bere alla sua vittima dapprima del Medoc e poi un vino dal nome beffardo, il De Grave2 , in modo da aumentare a Fortunato la sbornia e farlo cadere infine in un profondo stato di ubriachezza.


Le chiare ossa dei morti sembrano fondersi con il bianco nitro delle umide mura e lasciano presagire la morte di Fortunato. I vini, invecchiati tra le ossa sul suolo coperto di muffa, danno l’impressione di saldare l’ebbrezza alla morte. Una possibile, e non improbabile, conferma di tale associazione la possiamo trovare nelle “culture in cui sono presenti i rituali sciamanici, gli scheletri degli uomini, oppure quelle figure umane in cui la struttura ossea è visibile, simboleggiano l’esperienza del tracollo psichico cui vanno incontro le persone che vengono iniziate all’esperienza del trance .”3

Mentre i due sono alla ricerca del barile di Amontillado, Fortunato chiede come fosse lo stemma araldico della nobile ma ormai tramontata famiglia di Montresor, il quale glielo ricorda, descrivendogliene l’immagine: un grande piede d’oro su sfondo azzurro, che schiaccia una serpe rampante, la quale gli morde il tallone. Il motto sullo stemma è in latino: “Nemo me impune lacessit ”, vale a dire: “Nessuno mi ha offeso impunemente”. Nel corso della descrizione si ha la triste impressione di un presagio circa quello che sta per accadere. È come se il carnefice avesse sentenziato freddamente e in modo inquisitorio la irreversibile condanna a morte del suo odiato nemico. In seguito, tra i lugubri e immensi corridoi, con un gesto grottesco, Fortunato rivela a Montresor la propria identità massonica. Anche il narratore confida la sua appartenenza alla società segreta, e lo fa mostrando una cazzuola, simbolo fondamentale nell’iconografia massonica4. Fortunato di nuovo si beffa della scoperta e indietreggia come se avesse visto un’arma . Giunti infine nei più remoti e nascosti recessi della catacomba, Montresor attira con l’inganno Fortunato in una nicchia dove dice trovarsi il famoso barile di Amontillado e lì lo incatena, con mossa felina, ad un masso di granito. Nonostante le suppliche e deliri, Montresor lo mura vivo, provocandogli una fine atroce.


Nel racconto s’incontrano vari elementi simbolici come la cazzuola e la costruzione del muro, che ricordano un rituale massonico. La caverna, inoltre, è un tipico ambiente per organizzare riti e la catacomba è un luogo affine. Dal punto di vista cristiano il mondo sotterraneo della caverna è paragonabile all’inferno, il cui viscido custode, vale a dire il diavolo, è il serpente che vi regna. Il racconto si presta dunque a un’interpretazione mista, in quanto vi sono presenti elementi della mitologia cristiana e della simbologia massonica.


Nel simbolismo della massoneria la “cazzuola”, utilizzata per “murare”, serve da suggello al silenzio nei confronti degli estranei (= “profani”), per difendere la “disciplina arcana”(cioè “il segreto racchiuso in un’arca”) dell’esperienza del valore dei simboli e dei rituali.5 Secondo tale interpretazione sembrerebbe allora che il narratore abbia voluto vendicarsi per il dileggio subito, e servendosi di un rito massonico avrebbe anche, come dire, “immolato” un cattivo allievo della massoneria. A sostegno di questa tesi si ricordi che nel “simbolismo massonico l’ancora informe “pietra grezza” rappresenta il grado di apprendista”.6 Guarda caso è proprio a una rudimentale pietra di granito che Fortunato viene incatenato. Alla luce di queste associazioni si può dedurre un’interpretazione di quel misterioso “tesoro”, dal significato del nome francese Montresor, vale a dire “mio tesoro”. Probabilmente, il tesoro del narratore è la conoscenza occulta della massoneria. Fortunato, simbolicamente rappresentato nello stemma nobiliare come il grande piede d'oro,7 ha calpestato il serpente Montresor con gli insulti ma è anche venuto a conoscenza dell'oscura sapienza massonica raffigurata proprio nell’oro.8

Il romanzo può essere scaricato dal sito di INTERVenti: www.interventi.net/amontillado.pdf

1 Un’assenza in realtà prevista e voluta dallo stesso narratore.

2 Si ricava la traduzione “la tomba” dall'inglese “The grave”.

3 Hans Biedermann, “Enciclopedia dei Simboli, Garzanti, pp. 473-474

4 A riprova di ciò si ricordi l’avvenimento del 18 settembre del 1793, giorno in cui George Washington, in perfetto stile massonico, posa la prima pietra del Campidoglio degli Stati Uniti d’America.

5 Hans Biedermann ,op. cit., pag. 104

6 Idem, pag. 401

7 Dato che Fortunato è italiano, il piede potrebbe indicare l'Italia, la quale somiglia a un enorme stivale.

8 Il prezioso metallo potrebbe indicare la sapienza segreta. Al proposito si legga la “Enciclopedia dei Simboli”, op. cit., pag. 352.

La misteriosa vendetta ne Il barile di Amontillado”- Copyright © 2006 Sandro D. Fossemò - All rights reserved



1 Un’assenza in realtà prevista e voluta dallo stsso narratore.

2 Si ricava la traduzione “la tomba” dall'inglese “The grave”.

3 Hans Biedermann, “Enciclopedia dei Simboli, Garzanti, pp. 473-474

4 A riprova di ciò si ricordi l’avvenimento del 18 settembre del 1793, giorno in cui George Washington, in perfetto stile massonico, posa la prima pietra del Campidoglio degli Stati Uniti d’America.

5 Hans Biedermann ,op. cit., pag. 104

6 Idem, pag. 401

7 Dato che Fortunato è italiano, il piede potrebbe indicare l'Italia, la quale somiglia a un enorme stivale.

8 Il prezioso metallo potrebbe indicare la sapienza segreta. Al proposito si legga la “Enciclopedia dei Simboli”, op. cit., pag. 352.

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2008-1 pg 24

 

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