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Nel silenzio della natura, in compagnia solo di me stesso, nascono le mie note 

Intervista al pianista e compositore siciliano Paul R. Cuddle

Arianna Brandolini

Monaco, 24 aprile 2022.
Paolo Robino, in arte Paul R. Cuddle, è un pianista che fa parte dell’Associazione culturale musicale “Armonia” nata nel 2010 a Vigevano, una cittadina lombarda in provincia di Pavia dove ha vissuto per alcuni anni. Con l’Associazione Armonia Paul ha realizzato e realizza progetti legati, oltre che alla sensibilizzazione nei confronti della musica classica, alla diffusione della letteratura italiana contemporanea e della filosofia. Oltre ai momenti musicali, che Paul propone e che sono da lui vissuti come momenti di incontro con l’altro attraverso le sue note, è protagonista di progetti che “portano in giro” romanzi italiani prevalentemente con sfondo storico, reinterpretati attraverso parole e musica. Per quanto riguarda l’interesse per la filosofia, soprattutto quella morale ed esistenzialista, l’attività dell’Associazione verte anche su una forma di divulgazione del pensiero filosofico accompagnato dalla musica di Paul Cuddle che ben si presta a portare l’ascoltatore in una dimensione rilassante e riflessiva. A questo proposito, oltre all’attività dal vivo, sono in preparazione dei podcast.

Abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con questo musicista dai mille interessi.

Paolo, tu sei italiano, sei nato in un piccolo paese della Sicilia. Perché un nome inglese? 
Il motivo della scelta è legato ai sogni di quando era un ragazzo: in Sicilia avevo un caro amico che mi chiamava Paul, era un po’ il mito del sogno americano, quello che ci faceva volare con la fantasia verso New York e i suoi locali così pieni di musica. E allora quando ho deciso di darmi un nome d’arte ho scelto di chiamarmi Paul. E poi è arrivato Cuddle, in inglese “abbraccio”, perché è quello che voglio fare con la mia musica, abbracciare il mondo. La “R” è il richiamo al mio cognome vero. Di fatto io mi sento da sempre cittadino del mondo.

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Un medico e la sua musica, tra quello che è stato e quello che è

Intervista a Salvatore La Carrubba, medico e musicista siciliano

Cristina Picciolini 

Siracusa, 15 gennaio 2020.
Nato e cresciuto in un paese dell’agrigentino, con la musica nel sangue e la voglia di seguire le orme del padre medico, Salvatore La Carrubba inizia a suonare il pianoforte e la chitarra da piccolo insieme al fratello anche lui appassionato di musica. Insieme trascorreranno l’adolescenza con una grande passione musicale scoprendo anche il rock e la musica dei cantautori. Poi, all’improvviso, qualcosa si ferma e si trasforma in una pausa che durerà venti lunghi anni. La prematura scomparsa del fratello, dopo una grave malattia, porta Salvatore ad allontanarsi dalla musica, quando era già partito per Roma, per seguire gli studi di medicina. Passano molti anni dove tra gli studi, il lavoro e gli amici, che si è creato con il tempo, possono far pensare che Roma è la città dove rimanere. Invece per Salvatore, come per molti siciliani, il desiderio di tornare a vivere in Sicilia, tra la campagna e il mare e i profumi di casa, si fa sempre più forte. Tornerà dopo quindici anni per un posto a Palermo come medico internista e per fare i conti con un passato musicale che si riaffaccia prepotentemente. Per Salvatore essere medico e musicista non è una separazione di identità ma le due dimensioni vanno di pari passo con uno scambio bidirezionale, al punto che il rapporto con i pazienti è influenzato in tanti aspetti dal sentirsi musicista, suonando nei reparti o portando la musica in eventi correlati con la medicina.

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Armonia italiana

La pianista Serena Chillemi presenta al Gasteig di Monaco un programma tutto italiano

Titti Galasso

Monaco, 10 febbraio 2015.
Serena Chillemi, pianista siciliana, presenterà il 19 marzo, nella rinomata sala Carl-Orff del Gasteig di Monaco di Baviera, il concerto ARMONIA ITALIANA. Un viaggio attraverso i capolavori della musica classica strumentale italiana interpretata in diverse formazioni dalla stessa Serena Chillemi al pianoforte assieme al quartetto d’archi, composto da Amelie Böckheler e Andreas Mittler al violino, Malte Koch alla viola e Raphaela Gromes al violoncello. Serena Chillemi, di Catania, vive in Germania dal 2004: intensa ed apprezzata è la sua attività concertistica sia a Monaco che in diverse città italiane. Ha ottenuto importanti riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali e in questa occasione si propone non solo come pianista ma anche come direttore artistico dell’evento.

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Quando la musica diventa avventura 

Roberto Prosseda si esibisce a Monaco col suo pianoforte a pedaliera in un concerto che promette grandi emozioni

Pasquale Episcopo

Monaco, 7 febbraio 2015.
La storia dell’uomo è fatta di passi piccoli e grandi. A volte i passi diventano salti improvvisi e repentini, inattesi e persino rivoluzionari. Anche la storia della musica ha conosciuto le sue rivoluzioni fatte da uomini e donne coraggiosi, veri e propri rivoluzionari che hanno sperimentato nuove strade, spesso impervie e poco battute, per questo più rischiose. Ma chi sono coloro che preferiscono rischiare, se non degli avventurieri che sfidano i tempi, che remano contro gli schemi, che creano nuove tendenze e nuove prospettive? Chi sono, se non dei moderni esploratori, dunque scopritori, dunque innovatori? 

Uno di loro è Roberto Prosseda, pianista italiano in controtendenza, topo di biblioteca e studioso appassionato, amante indomito della musica e musicista della vecchia scuola, nonostante la sua giovane età. Ma soprattutto scopritore di brani non ancora uditi. Dunque inauditi. Al pari di uno Stradivari il suo strumento è parte della sua anima di artista, estensione corporea del suo sé: egli suona non uno, ma due pianoforti. Due pianoforti sovrapposti, quello sottostante azionato da una pedaliera a 37 pedali, come quella di un organo. 

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Inaudita

Un tesoro sconosciuto di enorme bellezza, questo è la musica strumentale italiana del Novecento

Die italienische Musik des 20. Jahrhunderts hat sowohl einen historischen als auch einen künstlerischen und kulturellen Wert. Viele Werke sind noch immer unbekannt. Im Rahmen einer Studie der Musikdirigentin Annunziata de Paola war es möglich, eine Vielzahl noch unveröffentlichter Musikstücke zusammenzustellen, welche am 29. Juli in einem Symphoniekonzert im Münchner Prinzregententheater vorgestellt werden.

Pasquale Episcopoalt

Monaco, 9 luglio 2012
È di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento a Milano di cento disegni inediti di Michelangelo Merisi da Caravaggio. La scoperta è stata fatta da due studiosi che hanno setacciato un archivio, situato nel Castello Sforzesco, costituito da oltre un migliaio di carte attribuite a Simone Peterzano, maestro di Caravaggio.

Un disegno, un acquerello, un dipinto sono esempi di arte visiva la cui osservazione ha luogo nell’arco di una manciata di secondi. In questo breve spazio temporale alla mente giungono percezioni immediatamente godibili. Le cose non stanno così per tutte le forme d’arte. Non per la musica, ad esempio. Se un musicologo ritrovasse una antica partitura dimenticata e vi vedesse un’opera di straordinaria bellezza, questa visione rimarrebbe relegata alla sua percezione individuale. Per giungere alle nostre orecchie quel pezzo avrebbe infatti bisogno della “mediazione” di un’orchestra. E se volessimo risentirlo, un giorno o un anno dopo, avremmo bisogno di una registrazione riproducibile.

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L'arte libera il talento nascosto
Incontro con Carmelo Marino, musicista di strada

Esercitare liberamente il proprio ingegno, ecco la felicità. (Aristotele)

M. Cristina Picciolinialt

Stoccarda, 18 maggio 2012. Un ragazzo non più troppo giovane spinto dalla curiosità, dal coraggio e dalla determinazione mette a nudo il suo talento incontrando il pubblico della strada. Nato da una famiglia di emigrati siciliani, Carmelo Marino cresce e vive a Stoccarda da più di quarant’anni. In una breve pausa giovanile, decide di lavorare in Italia, un po’ per approfondire una lingua a lui quasi estranea e un po’ per sentire il profumo delle sue origini.

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“PUNTO DI VISTA 99”

Il respiro dell’Aquila, il suo cuore e il suo coraggio… la voglia e la necessità di recuperarne l’essenza e… continuare il volo… Tutto questo nel CD “Punto Di Vista 99”,  13 Brani del Gruppo Vocale e Strumentale “Concentus Serafino Aquilano” diretto dal Maestro Manlio Fabrizi. Il CD viene messo in palio nel nostro quiz a premi

Nausicaa Spinosa

Mix di sonorità e testi che spaziano tra movimentate tessiture e trasportano in una dimensione meno superficiale di quella in cui siamo immersi quotidianamente.

Tastiere, flauto traverso, contrabbasso e voci creano invitanti e coinvolgenti situazioni dove il dialogo con una batteria ricercata, mai pesante, ma decisa e presente si intreccia e diventa  racconto indefinito.

Suono lirico ed elevato, brani di delicata intelligenza e atmosfere che si espandono dentro

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Alberto Franchetti, un wagneriano verista a Monaco

Un grande conoscitore della storia e della cultura tedesca riportato alla memoria dalla rappresentazione di una delle sue opere in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita

Obwohl der Komponist Alberto Franchetti (1860-1942) ein guter Freund des berühmten Giuseppe Verdi war, ist er heute nahezu vergessen. Anlässlich seines 150. Geburtstages erinnern wir an den großen Erfolg seines lyrischen Dramas Germania. Die Oper wurde am 11. März in der Mailänder Scala aufgeführt und ist von Franchettis Erfahrungen seines München-Aufenthalt geprägt.

Giuseppe Muscardini

La ricorrenza sfuggirebbe anche ai musicofili più attenti, se alla Deutsche Oper di Berlino non fosse in calendario per i primi giorni del 2011 la rappresentazione del dramma lirico Germania di Alberto Franchetti, di cui ricorre quest’anno il centocinquantesimo della nascita.

Opera ed autore sono strettamente legati a Monaco di Baviera, la città amata dove in anni giovanili il compositore frequentò con ottimi risultati il locale Conservatorio sotto la guida di Joseph Rheinberger. Le agiatissime condizioni di Alberto Franchetti, figlio di un influente banchiere israelita e di Luisa Sara Rothschild (nome altisonante in ogni parte d’Europa), gli permisero di dedicarsi completamente alla musica, curando di volta in volta i costosi battages pubblicitari per rappresentare al meglio le sue opere nei teatri più prestigiosi; sarebbe tuttavia errato attribuire ogni merito alla prosperità economica della famiglia.La prima composizione, una Sinfonia in mi minore scritta nel 1884 e concepita come saggio conclusivo del periodo di studi condotto a Monaco e a Dresda, fu un vero successo: la critica lodò il battesimo musicale del ventiquattrenne Franchetti e la Sinfonia circolò a lungo nelle sale da concerto, ottenendo ovunque ampi riscontri di pubblico.
Sotto le stimolanti influenze wagneriane, a Monaco Franchetti fu assalito da impeti spirituali e da impulsi creativi che rivelarono l’eccellenza della formazione musicale acquisita, in parteconcessa dalle possibilità finanziarie della famiglia e in parte frutto di una vocazione sincera per il coinvolgente mondo del pentagramma. Per quanto agiatezza e prosperità abbiano potuto rendere facili i suoi soggiorni di studio a Monaco e a Dresda,

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Fiorella l’antidiva

INTERVenti incontra l’interprete più rappresentativa della canzone d’autore italiana

Mit Werken der bedeutendsten Liedermacher Italiens hat Fiorella Mannoia im letzten Dezember das Publikum im Gasteig verzaubert. Lieder von Paolo Conte, Ivano Fossati, Vinicio Capossela und ihrem Autor Piero Fabrizi, aber auch Manu Chao und Bob Marley gehören zu ihrem Repertoire. Mit uns sprach sie über Musik, Politik und Freundschaft und erklärte uns, warum sie die Fahne "Pace" auf der Bühne zeigt.

Alessandra Sorrentino

I capelli ricci rosso rame, la carnagione chiara, un completo nero sobrio ed elegante: così, semplice e senza spocchia, si presenta Fiorella Mannoia all’intervista.
Nessun atteggiamento da diva. Non ne ha bisogno lei, che è stata l’interprete dei più grandi cantautori italiani degli ultimi trent’anni. Ed è con la stessa semplicità che risponde alle nostre domande, con calma e senza fretta.


INTERVenti (IV): Ti piace l’atmosfera che si respira andando in giro per Monaco?

F.M.: Sì, certo che mi piace: è molto diversa dalla nostra. La gente che gira per strada serena, da noi è tutto così caotico, soprattutto a Roma. Mi piacerebbe molto una via di mezzo tra come siamo noi e come sono loro. Vorrei il loro senso civico; per me il più grande difetto degli italiani è considerare la cosa pubblica una cosa che non ci appartiene.


IV.: A febbraio 2004 è uscito il tuo ultimo album, un doppio live, che arriva alla fine di una tournée strepitosa che hai fatto in Italia. In questo album convivono brani classici del tuo repertorio con canzoni come “Clandestino” di Manu Chao e “Is this love” di Bob Marley, come mai questo abbinamento inusuale?

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Come frammenti di un film

Gli “attimi” del cantautore milanese Stefano Covri

Der Mailändische Sänger Stefano Covri hat mit Erfolg an dem Festival della Canzone im letzten Herbst in München teilgenommen. INTERVenti hat ihn in seiner Heimat interviewt und Stefano hat uns u.a. berichtet, wie die Lieder seines CD’s „Attimi“ entstanden sind.

Raffaella Roversi

Sicuramente molti conoscono Stefano Covri per averlo sentito cantare al Festival della canzone italiana a Monaco il 15 ottobre 2005 al Gasteig. Ed alcuni, incuriositi, saranno andati sul suo sito per scoprire che è nato a Milano nel 1961, che ha studiato chitarra classica nella sua città natale e che da più di quindici anni si muove con leggerezza e professionalità nel panorama della canzone e della musica italiana in tutti i suoi risvolti: dal concorso o festival canoro, allo spettacolo teatrale, al cabaret, con collaborazioni importanti con grandi della canzone.

InterVenti (IV): Stefano, com’è stata la tua esperienza a Monaco?
Stefano Covri (S.C.): Molto positiva: ho trovato una città viva e attenta culturalmente, una città disciplinata nei rapporti sociali ma latina nell’accoglienza. Ho percepito un clima sereno e sicuro, una voglia di partecipazione, di esserci “insieme”. Ho avuto anche la fortuna di incontrare professionisti seri e preparati. Per esempio, il musicista Alexander Krampe con cui ho iniziato una serie di collaborazioni.

(IV): Senti, oggi vorrei portare i nostri lettori dentro i mondi racchiusi in due delle tue canzoni - per ragioni di spazio non possiamo menzionarle tutte - del tuo primo Cd: “Attimi”. Perché questo titolo?
(S.C.): Proprio perché volevo riassumere questi anni di lavoro, di scrittura (ha scritto anche per altri, ndr) e di musica dal vivo. Avevo voglia di riunire tutti i frammenti, gli spezzoni di un film. Non c’è un lavoro progettuale su un tema, ma tutto è legato da un filo emotivo.

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"La canzone napoletana"

Von den Anfängen im 19. Jahrhundert zum Liedervortrag in der Germeringer Stadthalle

Kirsten Ossoinig

Der Italiener Ugo Frigerio hatte bei den Olympischen Spielen die Goldmedaille im Marathonlauf gewonnen. Er stieg auf das Podium, die italienische Fahne wurde gehisst, aber die Kapelle spielte keine italienische Hymne. Der Dirigent hatte die Partitur vergessen. Augenblicke der Stille, die wie eine Ewigkeit wirkten. Und dann wurde „O’sole mio“ angestimmt. Das Publikum stand auf und applaudierte jubelnd. Dieser Vorfall fand in allen italienischen Zeitungen großes Echo.

Seit Ende des 19. Jahrhunderts erobert „La canzone napoletana“ die Welt. Im Jahr 1880 wurde „Funiculì Funiculà“ geschrieben und das Lied ist noch heute ein Faschings-Schlager in Deutschland. Und wer kennt nicht „O’ sole mio“, für viele fast schon so etwas wie die inoffizielle Nationalhymne Italiens. So wurde es tatsächlich einmal sogar benutzt: Es war im Jahr 1920 in Antwerpen.

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Tersicore italo-tedesca

Intervista al coreografo Simone Sandroni

Im Rahmen des internationalen Festivals des zeitgenössischen Tanzes DANCE 2010 wird das neue Stück von der Gruppe Déjà Donné präsentiert. Choreograf der Gruppe ist Simone Sandroni, der in vielen internationalen Gruppen tanzte, bis er 1997 gemeinsam mit Lenka Flory die Gruppe Déjà Donné gründete. In München befasst sich Déjà Donné zusammen mit Studenten der LMU mit den Themen „Boden" und „Kontakt".

Laura Martegani

Dal 22 ottobre al sei novembre 2010 si è tenuta a Monaco la XII edizione del Festival DANCE, festival di danza contemporanea. La direttrice artistica Bettina Wagner-Bergelt ha pensato ad un programma che mettesse al centro della riflessione artistica i “Time Codes” del nostro tempo.

Il programma del Festival ruota attorno alla domanda: quali Time Codes (codici temporali) definiscono la nostra vita? Come integrano i coreografi nel loro lavoro i media digitali? Come si approcciano alla musica e allo spazio scenico? Cosa si intende concettualmente con la parola “tempo”? Può diventare il corpo umano un deposito memorativo di “Time Codes”? Può essere considerato simbolo della sensibilità culturale di un periodo storico preciso?

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Fate l’orchestra, non la guerra

Storia di un progetto folle divenuto realtà

Ein Film dokumentiert die Geschichte des interkulturellen Ensembles „Orchestra di Piazza Vittorio", das vom Regisseur Agostino Ferrente und dem Musiker Mario Tronco in Roms Bahnhofsviertel Esquilino gegründet wurde. Trotz der erfolgreichen Deutschland-Tournee im Jahr 2005 war die multiethnische Gruppe noch nie zu Gast in München: Wir hoffen auf einen baldigen Auftritt!

Rosanna Ricciardi

A vedere “L’Orchestra di piazza Vittorio”, a sentire come il regista Agostino Ferrente e il musicista Mario Tronco parlano di quella che nei momenti più difficili hanno pensato fosse “…solo una bella idea che forse tale doveva rimanere…”, a vedere la forza e la caparbietà che questi due artisti, migranti a loro volta, hanno messo in questo progetto, viene in mente un mito della Grecia di 30 secoli fa, una dea partorita dalla testa del padre già adulta e armata di lancia e scudo. C’è una scena speciale nello speciale “Sona e altre storie”, che fa parte degli extra del DVD del film, in cui Mario Tronco (pianista degli Avion Travel, il gruppo casertano a cui è riuscito, nonostante lo stile colto e raffinato, di vincere il Festival di Sanremo)

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La prima rappresentazione del Tristan und Isolde

Il dramma personale dell’amore impossibile di R. Wagner per M. W, viene riproposto nell’opera Tristan und Isolde, le cui rappresentazioni al Nationaltheater di Monaco furono funestate per lungo tempo da una curiosa serie di fatti luttuosi

Im August 1859 beendete Richard Wagner den letzten Akt von „Tristan und Isolde“, dem musikalischen Drama in drei Akten, dessen Handlung in Cornwall spielt. Die unglückliche Liebesgeschichte betraf Wagner selbst sehr stark: Ihn quälte zu dieser Zeit seine unmögliche Liebe zu Mathilde Wesendonck. Sechs Jahre später fand die Uraufführung des Dramas im Münchener Nationaltheater statt und initiierte eine Reihe von Trauerfällen, die ein ganzes Jahrhundert andauerte.

Giuseppe Muscardini

Se passando per Bonn trovassimo il tempo di sofferm arci davanti al ritratto di Mathilde Luckenme ier, conservato allo Stadtmuseum, non ci stupiremmo troppo dell’idillio nato fra Richard Wagner e la bella moglie dell’industriale Otto Wesendonck. Con l’occhio influenzato da un incontenibile senso estetico sorgerebbe in noi una domanda: avrebbe potuto il celebre musicista sottrarsi al fascino legato alla femminilità e all’eleganza di Mathilde? Karl Ferdinand Sohn dipinse Mathilde magistralmente due anni prima dell’incontro fatale tra la donna e il compositore. Ventiquattrenne lei, trentanovenne lui, nel febbraio 1852 i due maturarono per la prima volta una certa consapevolezza della passione che li avrebbe legati. Eppure il loro amore conobbe una lenta evoluzione, ostacolato dalla situazione complicata.

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La mia patria sono i miei ricordi

A colloquio con Pippo Pollina

Der beliebte Sänger aus Sizilien wurde in diesem Jahr zum Münchner Festival als Jurymitglied eingeladen. Mit bewegenden Melodien und anspruchvollen Texten begeistert er seeine Anhäger, welche hauptsächlich aus dem deutschsprachigen Raum stammen. Bei den Italienern in Bayern ist Pippo pollina aber noch ziemlich unbekannt. Er erzählt uns über sein Leben zwischen der Schweitz und Italien - ein Leben zwischen zwei Kulturen.

Daniela Ghidini

Un grande artista del panorama musicale europeo: Pippo Pollina. Più di venti anni di carriera, una musica emozionante, testi poetici con temi impegnati, è conosciuto soprattutto in paesi di madrelingua tedesca. Da una decina d’anni tiene regolarmente concerti in Italia dove i suoi album si trovano senza difficoltà, restando però, ancora inspiegabilmente sconosciuto alla maggioranza degli italiani che vivono in Baviera. Lo abbiamo incontrato a Monaco, dove è stato invitato a far parte della giuria del “Festival della Canzone italiana d’autore di Monaco”.

INTERVenti (IV): Certo,mi sembra veramente strano, ma so che molti italiani residenti in Germania non ti conoscono ancora. Cosa puoi raccontarci di te? Da quando e perché hai deciso di vivere all´estero?

Pippo Pollina (PP): Sono venuto dalla Sicilia per caso, senza famiglia, e poi, una volta arrivato, ho deciso di rimanere. Abito in Svizzera, a Zurigo, da 22 anni. Da allora ho cominciato a suonare anche in Germania  sempre più spesso e sempre più volentieri. Adesso ho la fortuna di poter contare anche qui su un pubblico molto generoso e fedele, che mi segue da tanti anni. Per lo più sono tedeschi, o meglio… il 95 per cento degli spettatori che mi seguono sono di madrelingua tedesca.

(IV): Hai deciso di rimanere all’estero perché ritenevi di avere più possibilità per realizzarti? È stata una decisione presa più con la testa o con il cuore?

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La realtà delle fiabe...

I Janas: anche a Monaco l’incanto della musica sarda

Trunfa, die sardische Maultrommel, Akkordeon, Gitarre und Schlagzeug sind einige der Instrumente, die die neun Männerstimmen der Musikgruppe „Janas“, auf Deutsch „Feen“, begleiten. Sie verbinden alte Klänge und Rhythmen Sardiniens mit denen anderer Gegenden zu einer Mischung aus Tradition und moderner Musik. Die Gruppe hat bereits einige Preise gewonnen, darunter den ersten Platz beim Festival des Sardischen Liedes im Jahr 1998 und den Maria-Carta-Preis 2004.

M. Cristina Picciolini

“ il paese di Seneghe illuminato nella notte si appoggia dolcemente sulla collina, una “luna grande dal bianco biancore”, volge lo sguardo sul lontano mare all’antica città fenicia di Tharros, le ombre della notte diventano riparo per due amanti …”

Nella piazza un pubblico attende, si apre il sipario, sulla scena un grande camino acceso accompagna la tiepida serenità di questa serata… Dei bambini curiosi, prendono posto intorno al focolare avvolto già di mistero… di leggenda …di una fiaba o forse di tante…

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