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Intervista alla calciatrice Raffaella Manieri

Contributo italiano al successo del calcio femminile in Germania

Pasquale Episcopo

Monaco, 23 febbraio 2016.
Abbiamo fatto la sua conoscenza domenica 14 febbraio nel Grünwalder Stadion in occasione della partita Bayern München - Köln, vinta 1 a 0 dalla squadra di Monaco. Ma non stiamo parlando di calcio maschile. Nel Grünwalder Stadion gioca, ormai da anni, esclusivamente la squadra femminile del Bayern, prima in classifica della Bundesliga. Raffaella Manieri, 29 anni, marchigiana di Pesaro, professione calciatrice. È l’unica italiana della squadra e gioca nel ruolo di difensore. 

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Gli sport nell'antichità

(seconda parte)

Laura Benatti

Como, 26 ottobre 2015.
Le Olimpiadi assunsero un'importanza fondamentale anche per la scansione del tempo che imposero su tutta la Grecia. Il 776 a.C.(anno della prima Olimpiade) venne preso come punto di riferimento per la datazione di tutti gli avvenimenti: ad esempio, la famosa battaglia di Salamina del 480 a.C. cadde nel primo anno della 75a Olimpiade (74x4=296, 776-296=480 a.C.).

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Gli sport nell'antichità

(prima parte)

Laura Benatti

Como, 20 ottobre 2015.
Fra le antiche civiltà lo sport assunse molta importanza fra gli Assiri: i loro re si servivano del medesimo carro da guerra per partecipare alle battute di caccia, volendo così rendere manifesta a tutti l'alta considerazione tributata alle attività sportive.

In Egitto, la caccia, che rappresentava un elemento fondamentale di sopravvivenza, venne assunta al ruolo di gara sportiva importantissima al punto che un'eventuale vittoria veniva paragonata ad un successo bellico. Ma è sicuramente presso i Greci che l'attività fisica rivestì somma importanza. Essi basavano fondamentalmente la loro educazione sul potenziamento del vigore fisico, ritenuto di primaria importanza per lo sviluppo mentale. L'allenamento del corpo era inoltre inteso come “bellezza“ e nella società spartana tale insegnamento era impartito anche alle donne. Alcune divinità erano venerate in misura maggiore rispetto ad altre proprio in base alla loro avvenenza o al loro vigore. La religione, infatti, adorava massimamente Apollo e Artemide, simboli di bellezza pura ed Eracle, simbolo di forza.

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Addio al "Biondo"

Der ehemalige Spieler von AC Bologna und Juventus Turin  Helmut Haller ist im Alter von 73 Jahre gestorben

La notizia della morte di Helmut Haller l'11 ottobre di quest'anno, all'età di 73 anni, ha addolorato il mondo degli sportivi tedeschi e italiani. Eroe immancabile negli album delle figurine Panini tra gli anni '60 e '70, Haller è stato il primo calciatore professionista tedesco a giocare in serie A in Italia e fu molto apprezzato ed amato dai tifosi.

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ZG

München, 12. Oktober 2012.
Er war der erste deutsche Fußballer, der in der italienischen Serie A spielte und er ist bis heute der wohl populärste – jedenfalls bei den älteren Fans: Der gebürtige Augsburger Helmut Haller wurde 1964 mit dem AC Bologna italienischer Meister und im selben Jahr als erster Ausländer zum italienischen  Fußballer des Jahres gewählt.

"Il Biondo" wurde er wenig originell, aber treffend von den Tifosi genannt. 1968 holte ihn FIAT-Patron Giovanni Agnelli höchstpersönlich zu Juventus Turin – Haller wurde mit Juve noch zwei Mal italienischer Meister.

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Vento d’Italia allo Steckenberg

Intervista al direttore di origini italiane di una rinomata scuola di sci presso Unterammergau

INTERVenti ha einen erfolgreichen Skilehrer mit italienischen Ursprung interviewt. Peter Frey, Direktor einer erfolgreichen Skischule in Unterammergau, erklärt uns seine Geschichte und die Grunde seines Erfolgs.

Gianni Minelli

 

Nell’edizione invernale INTERVenti presenta il giovane direttore di una scuola di sci presso Unterammergau, a sud di Monaco. Di origini italiane, Peter Frey ci parla di sé e della sua esperienza di sportivo “di razza” e ci spiega perché la sua scuola sta avendo tanto successo.

 

INTERVenti (IV): Peter, raccontaci un po’ la tua storia. Come si spiega che conosci così bene l’italiano?

Peter Frey (PF): Io sono nato e cresciuto a Monaco.È stata la mia nonna materna, che era veneta, ad insegnarmi l’italiano, che poi ho studiato anche per conto mio. La mia passione era però lo sport ed ho partecipato a diversi campionati internazionali giovanili di sci alpino: le mie discipline preferite erano lo slalom gigante e la discesa libera. Dopo le scuole superiori ho frequentato a Monaco i primi tre anni dell’Università dello sport e nell’’89 sono andato a Roma, dove ho studiato per un anno all’ISEF.

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Se Maometto non va alla Montagna...

Allora è la Montagna a fare un'eccezione! E chi l’ha detto che per tornare in Italia casa bisogna oltrepassare il Brennero e fare tanti chilometri, quando un'isola di Belpaese si trova in Grohmannstr 63, alle porte di Monaco?

Der Blick hinter die Kulissen italienischer Sportvereine in München geht weiter. Unsere Sportreporter treffen diesmal Tonino Cannizzaro, Präsident des SV Italia 1965, den ersten Fan seiner Kickertruppe.

Daniele Verri

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dell’italianità nel mondo del pallone in Baviera. Quest’oggi facciamo visita all’SV Italia 1965, impegnata in uno scontro importante al vertice del campionato di A-Klasse. L’obiettivo è uno solo, tornare dove questa società è stata per anni e merita di essere, la Kreisklasse. La tensione, all’impianto della Grohmannstrasse è palpabile. Al secondo posto della classifica, con una partita da recuperare e due punti di distacco dalla capolista, l’SV Italia non vuole perdere il treno per la promozione. Per questo, oggi, serve la vittoria.

Un vento sferzante ci accoglie all’impianto sportivo. Fuori dagli spogliatoi, mentre i calciatori rifiniscono la preparazione all’incontro di questo pomeriggio, ci si presenta la situazione ideale per scambiare quattro chiacchiere con i rappresentanti della società. Vogliamo saperne qualcosa di più di questa squadra che porta il nome del paese d’origine di gran parte dei suoi tesserati.

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SV Italia 1965: tanta sofferenza e tre meravigliosi punti

Ridotta in otto uomini, in virtù di una prestazione eroica la squadra di Kadlec batte di misura l’FC Fasanerie Nord e continua a volare.

Daniele Verri e Fabio D’Agostini

(Monaco di Baviera, Domenica 22 marzo 2009) Il big match del gruppo 2 della A-Klasse di Monaco di Baviera, che vedeva opposte l’SV Italia 1965 e l’FC Fasanerie Nord, non ha di certo deluso le attese dei numerosi spettatori giunti al Comunale di Grohmannstr. 63. Alla vigilia il presidente Cannizzaro aveva suonato la carica ai suoi ragazzi, dopo l’inaspettato ko di sette giorni fa contro l’SC Freimann: “Vincere e vinceremo”, aveva tuonato il vulcanico dirigente, una sorta di mix tra l’eleganza di Viola, la grinta del miglior Anconetani e la dialettica di Rozzi. Un invito raccolto in pieno dai giocatori in campo che al termine di una gara durissima, condizionata dal forte vento e da un serie di cartellini rossi distribuiti con troppa generosità dal fischietto della gara Anton Pollinger, apparso decisamente sovrappeso, sono riusciti a portare a casa tre punti che potrebbero rivelarsi fondamentali a fine stagione. Un vero e proprio colpaccio contro

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Una serata tra calcio e storia con i ragazzi della Gigi Meroni

La Gigi Meroni, italianissima società calcistica nel cuore di Monaco, ha già aiutato generazioni di nostri connazionali a sentirsi un po’ meno lontano da casa

"Gigi Meroni" ist ein italienischer Sportverein, der seit über 40 Jahren als Stern am Münchener Fußballfirmament leuchtet. Strahlend vor allem als Beispiel für Integration, die direkt auf dem Speilfeld wächst und in einer universellen Sprache, nähmlich der des runden Leder gesprochen wird, und die, wie es scheint, sehr gut verstanden wird.

Fabio D'Agostini e Daniele Verri

È una tiepida serata di fine agosto qui a Monaco. Dodici spettatori si apprestano ad assistere ad un incontro della “C-Klasse” tra l’US Gigi Meroni e l’SV Germering.

Undici, tra i giocatori in campo, ed alcuni che palleggiano ai bordi dello stesso con i figli, indossano una maglia granata, proprio come quella che fu di Luigi Meroni, la farfalla granata, uno dei più grandi talenti che la storia del calcio italiano ricordi. Un ragazzino che dal cortile della casa natale a Como è arrivato al Torino di Nereo Rocco e ne è diventato il giocatore di maggior richiamo. Un’ala, forse una mezza punta o un trequartista, uno di quei talenti che sfuggono alla tassonomia classica della tattica calcistica. Un beat, un capellone che sfidava non solo arcigni difensori sul campo, ma anche il conformismo di un’Italia irrigidita e conservatrice. Un’ala leggera come una farfalla, irriverente nel dribbling secco come negli atteggiamenti pubblici.
Stopper gelatinati e giornalisti infeltriti hanno speso ore del proprio lavoro ad inseguirlo, ma Gigi sembrava più veloce del suo tempo e troppo sfuggente per tutti. I giovani, ovviamente, lo eleggevano ad idolo.

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