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"Cesare deve morire" dei fratelli Taviani

Il grande cinema italiano d'autore a Monaco di Baviera

Elena Ritossa

Bayreuth, 15 gennaio 2013.
Dopo aver convinto la giuria della 62esima edizione del festival di Berlino, aggiudicandosi il prestigioso Leone d’oro, il capolavoro dei fratelli Taviani approda ora anche nelle sale cinematografiche di Monaco.  

Quasi riecheggiando il filone pirandelliano del teatro nel teatro, i registi ricostruiscono la messinscena della tragedia di Shakespeare da parte di un gruppo di detenuti nel carcere di Rebibbia, guidati abilmente dal regista Fabio Cavalli. Tutte le scene sono state girate all’interno dell’istituto penitenziario.

La macchina da presa segue fedelmente gli angusti itinerari dei protagonisti: dalle sale da prova mal arrangiate alle squallide celle, passando attraverso i labirintici corridoi a cielo aperto.

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Interview an Sylvie Michel

Die Regisseurin des Filmes "Die feinen Unterschiede" berichtet über ihr Erstlingswerk

Il film Die Feinen Unterschiede, presentato al Filmfestival di Monaco il 4 luglio scorso, è il l’opera prima di Sylvie Michel, regista francese che vive a Berlino. La tematica da lei trattata con sensibilità e attenta osservazione psicologica mette in rilievo il dramma di mondi sociali e culturali in un epoca contemporanea, divisi dalla profonda incapacità di dialogo. È la storia di un medico di successo che ha un figlio unico con il quale ha un rapporto occasionale. La sua donna delle pulizie ha anche una figlia, con la quale però ha un rapporto completamente diverso, molto attento, spesso ansioso, e possessivo. Le vite dei giovani e dei due genitori, così diversi e così lontani sotto ogni punto di vista, si incontrano e si scontrano nei loro equilibri disorientati, per lasciare spazio ad un finale fitto di riflessioni.

M.Cristina Picciolinialt

München, 11. August 2012.
INTERVenti (IV): Welche Ausbildung hast Du absolviert und was bedeutet die Arbeit an diesem Film für Dich?

Sylvie Michel (SM): Für mich hat sich damit ein Traum erfüllt, denn ich wollte immer Filme machen. Als Kind habe ich gern die anderen Kinder unterhalten und habe Theaterstücke für Schulklassen inszeniert. Als Jugendliche wollte ich reisen und andere Arten zu leben kennen lernen.

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Aria di Napoli al Filmmuseum

Dal 29 novembre al 5 dicembre una rassegna dedicata a Napoli

Ambra Sorrentino Beckeralt

Starnberg, 18 novembre 2012
"Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è 'a voce de' criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo. Napule è nu sole amaro, Napule è addore 'e mare, Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a' ciorta. Napule è 'na cammenata dint' 'e viche mmiezo all'ate, Napule è tutto nu suonno e 'a sape tutt' 'o munno ma nun sanno 'a verità..."

 

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Il neorealismo italiano sul grande schermo

L’imperdibile rassegna cinematografica al Filmmuseum fino al 30 giugno

Paola Gambaro

Monaco, 14 maggio 2012alt
Per tutti gli appassionati del cinema italiano, il Filmmuseum organizza in queste settimane  una rassegna unica sul movimento neorealista in cui vengono presentati capolavori classici come “Roma città aperta”, “Sciuscià” “Riso amaro” “Ladri di biciclette” e tanti altri.

Da dove nasce il realismo di queste opere? In parte dal contrasto con molti dei film che li avevano preceduti: il cinema italiano era rinomato in tutta Europa per le sue meravigliose scenografie in studio, ma gli studi statali di Cinecittà avevano subito pesanti danni durante la guerra e non erano più in grado di ospitare grandi produzioni. I cineasti si spostarono allora nelle strade e nelle campagne. Le troupe giravano in esterni e registravano il dialogo in seguito, grazie alle nuove tecniche di sincronizzazione.

Dall'esame critico della storia e la celebrazione dell'eroismo partigiano, si passò poi ad affrontare i problemi sociali contemporanei, come la divisione della società in fazioni contrapposte, l'inflazione e la crescente disoccupazione.

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A Monaco "La Città dei matti"

Numerosi interessati erano presenti il 16 maggio scorso all'Istituto di Cultura di Monaco di Baviera per assistere alla proiezione del film "C'era una volta la città dei matti", imperniato sulla biografia dello psichiatra veneziano Franco Basaglia, e per partecipare alla discussione assieme agli illustri ospiti intervenuti

Am 16. Mai wurde im Italienischen Kulturinstitut in München der Film "C'era una volta la Città dei matti" ("Es war einmal eine Stadt der Verrückten") vorgestellt, in dem das Leben und über die Arbeit von Franco Basaglia erzählt wird. Der Psychiater aus Venedig wurde in den 70er Jahren in Italien und in ganz Europa durch sein Konzept der "offenen Psychiatrie" bekannt. Er widmete sein Leben dem Kampf um die Rechte für Menschen mit psychischen Problemen. Dies führte dazu, dass entsprechende Kliniken in ganz Italien für die Öffentlichkeit zugänglich wurden.

Gianni Minellialt

Monaco, 16 maggio 2012. L'evento, organizzato in collaborazione con il Consolato Generale e con il COMITES di Monaco di Baviera, è stato introdotto dalla Dott.sa Giovanna Gruber, direttrice dell'istituto di Cultura, che ha presentato il film e ripercorso la vita e l'opera dello psichiatra Franco Basaglia (1924-1980).

Michael von Cranach, professore emerito in psichiatria, molto noto in Germania oltre che per la sua attività professionale anche per i suoi studi sulla persecuzione nazista dei malati psichiatrici, ha ribadito l'eccezionale influenza di Basaglia sulla psichiatria tedesca ed europea e riferito riguardo ai rapporti personali con il collega italiano avuti in occasione di diversi incontri tra l'altro all'Università di Innsbruck negli anni '70.

L'altro ospite d'eccezione, Giuseppe dell'Acqua, noto psichiatra e attuale direttore del "San Giovanni", l'ex-manicomio di Trieste, ha raccontato la storia del film, che è stato trasmesso due anni fa su Rai Uno, ed ha

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Gianni e le donne

Il nuovo film di Gianni Di Gregorio presentato in Germania

Was tut ein Mann, wenn er bemerkt, dass sein Leben als gesetzer Rentner ihn nicht recht zufrieden stellt?
Gianni Di Greogorio ("Festmahl im August") gibt in seinem neuen Film "Gianni und die Frauen" eine mögliche Antwort auf diese Frage.

Paola Gambaro

Monaco di Baviera, 6 ottobre 2011.
Dopo il successo del primo film „Pranzo di ferragosto“ , Gianni Di Gregorio torna sugli schermi cinematografici di Monaco con la sua seconda opera, “Gianni e le donne” di cui è regista e attore protagonista.

Gianni è un signore di sessant’anni ben portati, pensionato da tempo, marito di una donna con la quale non divide nemmeno più il talamo, e padre di una figlia adolescente. Altra figura femminile presente nella vita del protagonista è quella della madre quasi centenaria, interpretata da Valeria de Franciscis Bendoni, già presente nel primo film.

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Grazie Alessandro!

Un folto pubblico è intervenuto alla prima tedesca del film di Melazzini "Monaco, Italia"

Am 8. Juli hat in München die mit großem Interesse erwartete Premiere des Dokumentarfilms “Monaco, Italia. Geschichten vom Ankommen in Deutschland" des mailändischen Regisseurs Alessandro Melazzini stattgefunden. Zu dem Event unter der Schirmherrschaft des Italienischen Konsulats und des Italienischen Kulturinstituts kamen zahlreiche Gäste. Das Publikum hat die authentische Darstellung der italienischen "neuen Immigration" in Bayern sehr geschätzt und begeistert applaudiert.

Gianni Minelli

Monaco, 8 luglio 2011.
Si è tenuta oggi a Monaco di Baviera presso il cinema Arri nel centrale quartiere di Schwabing l'attesissima prima tedesca del film di Alessandro Melazzini "Monaco, Italia. Storie di arrivi in Germania".

Davanti ad un folto pubblico è stato lo scrittore Peter Peter a introdurre la proiezione ed a presentare l'amico Alessandro Melazzini, autore, produttore e regista del film.

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"Corpo celeste": una fiaba moderna

Alice Rohrwacher racconta

Die junge Regisseurin Alice Rohrwacher spricht mit INTERVenti über ihren ersten Spielfilm, der in Taormina 2011 den Nastro d‘Argento gewann. "Corpo celeste" erzählt die Geschichte einer Jugend auf der Suche nach sich selbst in einer Welt, die zwischen Tradition und Moderne hin und her gerissen ist.

Simona Morani

Monaco, 7 luglio 2011
INTERVenti (IV): "Corpo celeste" è il tuo primo lungometrag
gio. Quando hai capito che "da grande" avresti voluto fare la regista?
Alice Rohrwacher (AR): È stata una decisione maturata con il tempo e sempre accompagnata al lavoro in teatro, allo studio della letteratura e della musica. Ho iniziato molto giovane a fare documentari, a diciannove anni, poi ho fatto montaggio e, grazie ad un piccolo documentario a cui ho lavorato a Reggio Calabria, ho conosciuto il produttore di "Corpo celeste", che mi ha chiesto di provare a cimentarmi in questa nuova impresa.

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Femmine contro maschi

Recensione del Film

Die sommerliche Komödie von Regisseur Fausto Brizzi landete in Italien einen Riesenhit und wanderte geradewegs auf den 1. Platz der italienischen Box-Office-Charts. Die Geschichten über den ewigen Kampf der Geschlechter begeisterten fast zwei Millionen Kinogänger. Fausto Brizzi vereint ein Ensemble an Stars der italienischen Comedy-Szene, u. a. Claudio Bisio („Willkommen im Süden“), Nancy Brilli, Luciana Littizzetto und die brillanten Komiker Ficarra & Picone. (www.theatiner-film.de)

Elena Ritossa

Monaco, 7 giugno 2011.
Il Theatinerfilm a Monaco, primo tra le sale tedesche, propone al suo pubblico di italofili una piacevole commedia: “Femmine contro maschi” di Fausto Brizzi (sui grandi schermi italiani già da febbraio). Come già accaduto nel caso di “Mine vaganti” di Ozpetek - ribattezzato qui, assai liberamente,  “Männer al dente” -, anche questa volta il titolo scelto si allontana considerevolmente dall’originale. A comparire sulle locandine tedesche è infatti il nome “Kusswechesel”, curiosa invenzione lessicale in cui riecheggia l’analogo termine “Schusswechsel”, ovvero “sparatoria”. Il “bacio”(“Kuss”) si sostituisce qui allo “sparo”(“Schuss”), creando così un gioco di parole.

Intenti scherzosamente bellicosi sin dal titolo, dunque: ed è proprio l’eterna guerra tra i sessi, infatti, ad essere tematizzata nel film. Quest’ultimo ripercorre le vicissitudini di quattro coppie, incarnazioni perfette degli intramontabili stereotipi sull’uomo e la donna. Tra gli esponenti del “sesso forte” non manca nessuno all’appello: l’uomo rude, tifoso di calcio e traditore (Piero); quello smemorato e bambinone (Rocco); quello debole e ricattabile,

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Malpensa, città fortificata

Intervista a Martina Parenti e Massimo D'Anolfi

Martina Parenti und Massimo D’Anolfi sind die Autoren von „The Castle“, einer Dokumentation über den Sicherheitsdienst des internationalen Flughafens Malpensa (Mailand). Der Titel ist von dem Roman "Das Schloß" von Franz Kafka inspiriert - gezeigt wird eine in sich geschlossene Welt, aus der es keinen Ausweg zu geben scheint.

Simona Morani

Monaco, 7 luglio 2011
INTERVenti (IV): Martina e Massimo, come è nata l’idea di lavorare insieme a questo documentario?

Massimo D'Anolfi (MA): Questo non è il nostro primo lavoro, - racconta davanti ad un bicchiere di acqua minerale nel cortile del Novo Hotel di fianco al Gasteig - lavoriamo insieme praticamente da sempre e non potremmo fare altrimenti. Siamo un po‘ come degli artigiani, facciamo tutto da soli.

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Mal di Sardegna

Alla scoperta del nuovo cinema sardo

Ab dem 3. Dezember findet im Münchner Filmmuseum eine Ausstellung über Sardinien statt. Der Veranstalter Circolo Cento Fiori e. V. präsentiert eine Vielzahl bis dato noch unveröffentlichter Bilder, welche die Traditionen der Insel in prächtigen Farben zeigen.

Marco Armeni

Un modo di dire, molto diffuso e un poco retorico, sostiene che chi viene in Sardegna piange due volte: una volta quando si arriva, e un’altra volta quando si va via. Al netto della banalità, si parla di chi in Sardegna ci viene per lavorare o, in generale, per viverci; non quindi dei milioni di turisti che la invadono durante l’estate, e poi la lasciano, insieme alle luci dei riflettori, a decantare attraverso stagioni mai troppo fredde.
Eppure, sebbene con ritmi lenti, la vita continua in Barbagia, in Gallura, nel Campidano, in Ogliastra, e solo a Cagliari e a Sassari, le uniche vere città, un po’ di frenesia si mantiene durante tutto l’anno, ma con moderazione: sempre provincia si è, a volte con la sindrome dei figli di un dio minore.

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Speciale Filmfest München 2011

Cinque film italiani in programma

Am 24. Juni öffnet das Filmfest München zum 29. Mal seine Pforten. Űber 200 Deutschlandpremieren gibt es zu sehen, darunter sind auch 5 neue Filme aus Italien. Wir stellen sie vor.

Simona Morani

Monaco, 23 giugno 2011.
Finalmente ci siamo. Anche i più distratti non hanno potuto fare a meno di notare sulle metropolitane, i tram, le pareti dei centri commerciali l’azzurro elettrico dei manifesti della ventinovesima edizione del Film Festival internazionale di Monaco di Baviera. Dappertutto, nei cinema, nei bar, nei ristoranti e sulle scalinate dei palazzi svolazzano le pagine del catalogo distribuito gratuitamente per la città: più di duecento film da tutto il mondo saranno presentati in diversi cinema del centro, da Mathäser Filmpalast fino a Gasteig dal 24 giugno al 2 luglio 2011.

Cinque sono i film che rappresenteranno l’Italia:

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L'Italia non finisce al Brennero

A colloquio con Alessandro Melazzini, regista di ‘Monaco-Italia: Storie di Arrivi in Germania’

"Wer sich mit einem Münchner unterhält, wird früher oder später bemerken, dass die Geographie trügen kann.
Italien endet nämlich keineswegs am Brenner.

"München ist die nördlichste Stadt Italiens", wie die Bewohner der bayerischen Hauptstadt zu sagen pflegen.
Sicher ist das ihren vielen architektonischen Reminiszenzen geschuldet, aber auch ihren vielen Einwohnern italienischer Herkunft.
Denn während Deutschland seit einiger Zeit in Mode ist und Berlin die ‚trendigste' Hauptstadt des Kontinents, pflegte Bayern schon immer besondere Beziehungen mit unserem Land.
Einhunderttausend Landsleute leben hier, darunter zwanzigtausend allein in München.
"Monaco, Italia" wollte einige ihrer Schicksale erkunden und hat dabei Spuren der 'Italianità' sogar in Provinz-Städtchen mit ihren Spitzgiebeln und in Dörfern mitten in den verschneiten Wäldern Frankens gefunden."
(www.monacoitalia.com)

Antonia Contato

Monaco, 2 aprile 2011.
Monaco, Italia: Storie di Arrivi in Germania’ è un documentario nuovo e autentico, il cui oggetto, per una volta, sono gli italiani integrati in Germania, lontani dalla madrepatria ma non soli ed emarginati come siamo forse abituati a crederli dall’Italia.

Il primo film del regista lombardo Alessandro Melazzini, 37 anni, da dodici residente in Germania, dei quali sei a Monaco, ci presenta ‘storie di oggi’, storie vere che tuttavia sono in pochi a conoscere, e si allontana volutamente dallo stereotipo dell’italiano infelice all’estero, costretto a lasciare la patria in cerca di fortuna con la sua valigia di cartone.
“Questo documentario non vuole essere di denuncia sociale, non vuole mostrare ‘casi umani’, ma casi di persone ‘arrivate’- ci racconta Melazzini parlandoci del suo progetto – “I casi umani se ci pensate non sono molto rappresentativi della realtà odierna degli italiani in Germania e quelli che esistono forse sarebbero casi disperati anche in Italia, dove non esiste nemmeno una vera struttura di sussidi statali.

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Tajabone e Cantascorie

Quando gli alunni “difficili” ci danno lezioni di educazione civica. E di vita

Beim diesjährigen Filmfestival von Venedig - zwischen nicht allzu glanzvollen Stars, heftigen Stürzen auf dem Roten Teppich und Polemiken bezüglich der Auswahl der Jurymitglieder – hat ein italienischer Low-Budget-Streifen (10.000 EUR)  für Aufsehen gesorgt.

Luana Abate

All’ultima Mostra del cinema di Venezia, tra star un po’ dimesse, rovinose cadute dal red carpet e polemiche sulle scelte della giuria, un piccolo, anzi piccolissimo film italiano (diecimila euro il budget a disposizione) si è ritagliato il suo momento di gloria.

Il regista sardo Salvatore Mereu, autore, tra l’altro, del celebrato “Ballo a tre passi”, ha portato sotto la luce dei riflettori il suo ultimo progetto “Tajabone”; e di progetto, anziché semplicemente di film, è bene parlare. “Tajabone” (la parola, inaspettatamente, non è in lingua sarda, ma in “wolof”- lingua diffusissima in Senegal - e indica una festa musulmana posta alla fine del Ramadan che celebra la discesa degli angeli sulla terra), infatti, ha messo su pellicola il mondo, le aspettative,

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Esordire con coraggio e speranza

Intervista a Giuseppe Tandoi, autore e regista del lungometraggio “La Città Invisibile” ambientato nello scenario di una LʼAquila post-terremoto

„La Città Invisibile“ (die unsichtbare Stadt) ist das erste Werk des jungen Regisseurs Giuseppe Tandoi, der mit einem in L'Aquila gedrehten Film debütiert. Mit leichtem und feinfühligen Ton erzählt der Film von einer Gruppe junger Menschen, die durch die große Tragödie des Erdbebens von 2009 berührt und verändert wurden. Dennoch wagensie sich voller Lebenswillen und  Hoffnung an einen Neuanfang.

Giuseppe Tandoi

Nausicaa Spinosa

Giuseppe Tandoi nasce il 21 gennaio 1982 a Corato (Bari) e fin dalle scuole superiori decide di intraprendere un percorso artistico studiando all’Istituto d’Arte di Corato.
Per la prosecuzione dei suoi studi sceglie L’Aquila come città universitaria e dal 2001 al 2007 è studente dell’Accademia dell’Immagine, centro d’eccellenza per la formazione di professionisti dello spettacolo.
Nel 2008 frequenta un Master a Roma in Gestione d’Impresa Cinematografica presso M.A.G.I.C.A. (Master in Gestione di Impresa Cinematografica ed Audiovisiva). Dal 2001 fino ad oggi si è occupato della regia di numerosi video per concerti e spettacoli dal vivo, oltre alla realizzazione di spot, cortometraggi e documentari. Dopo il sei aprile 2009, per contribuire alla ripresa dell’Aquila, ha organizzato dei laboratori di cortometraggio per i ragazzi delle tendopoli; nel 2010 esce nelle sale italiane il suo primo film, “La Città Invisibile”.

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Binario 11 - Stazione Termini

All'anteprima italiana del film di Alessandro Melazzini, le impressioni di un "emigrante di ritorno"

Dabei bei der italienischen Voraufführung von Alessandro Melazzinis Film: die Eindrücke eines „Emigranten“, der zurück kehrt.

Marco Armeni

Roma, 16 marzo 2011.
In una tiepida serata invernale, sotto una pioggerellina impercettibile, ci siamo trovati in numerosi nella capiente aula magna del Goethe-Institut di Roma, per l’anteprima del mediometraggio di Alessandro Melazzini “Monaco, Italia – Storie di arrivi in Germania”.
Sarà stata la nostalgia per la città (come nel mio caso), sarà stata la sempre verde tematica dell’emigrazione, o sarà anche stata l’efficace proposta culturale che il Goethe-Institut è in grado di offrire a coloro che lo frequentano, fatto sta che, alla presenza del regista e dell’”attore” Claudio Cumani, abbiamo assistito alla piacevole proiezione e, successivamente, ad un lungo e animato dibattito.

Le storie raccontate non parlano, giustamente e finalmente, solo della “leggendaria” ondata migratoria degli anni Sessanta e Settanta, ma anche di chi, con un qualificante titolo di studio, è partito, magari solo per fare un’esperienza di un anno, e poi ci è rimasto tutta la vita.
E, ancora, attraverso le parole di chi, ristoratrice o militare o studente, ha cercato di farsi largo e di farsi rispettare,

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Una vita fuori dagli schemi

Intervista a Folco Terzani ed Elio Germano sul film "La fine è il mio inizio" dedicato a Tiziano Terzani

„Das Wichtigste des Films war, Gefühle zu vermitteln und die Idee, dass der Tod tragisch ist, aber nicht nur. Der Tod kann ein Triumph sein, etwas Schönes.“ (Folco Terzani)

Simona Morani

Chi conosce la vita straordinaria di Tiziano Terzani, giornalista scomparso nel 2004, sa che era sempre in prima linea ad inseguire la grande Storia, quella con la S maiuscola. Nato in una frazione fuori Firenze, fin da bambino è sempre stato affascinato dall’“altro”, dal diverso. Laureato alla Normale di Pisa, ha iniziato a viaggiare oltreoceano grazie ad un lavoro presso l’Olivetti.

Con una borsa di studio si è trasferito insieme alla moglie negli Stati Uniti dove ha studiato lingua e cultura cinese, studi che gli hanno aperto la strada alla grande collaborazione con il giornale tedesco Der Spiegel. Parte come inviato di guerra per il Vietnam e da lì inizia il grande viaggio per l’Asia, tra Singapore, Hong Kong, Cambogia, Laos, Corea, Giappone, fino ad arrivare ai due grandi amori (e grandi delusioni) della sua vita: la Cina e l’India. L’espulsione dalla Cina, l’esaltazione del capitalismo in Giappone, la costruzione della bomba atomica in India lo segneranno profondamente, e la diagnosi di un tumore all’intestino lo porte rà ad intraprendere un nuovo viaggio, questa volta interiore, alla ricerca del senso della vita.

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Due personaggi in cerca d'attore

Lettera al redattore di INTERVenti sulla 66a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Anfang September sind Venezia und ihr Palazzo del Cinema das Ziel Scharen von Kinoliebhaber aus der ganzen Welt. Und dies hat mittlerweile Tradition: die Mostra dell'Arte Cinematografica auf dem Lido hat heuer ihren 66. Geburtstag gefeiert. Dabei, wie immer, alte und neue Meister, Leinwände und Leibwächter, Gossip und Spritzes, Journalisten und Jury-Mitglieder, Stars und Starlets. Aber nicht nur: Dieses Mal auch vier ganz aussergewöhnlichen Augen, die das ganze für INTERVenti beobachtet haben.

Pamela Lanciotti e Daniele Verri

Caro Gianni,

 

Ti scriviamo mentre atttendiamo alla stazione di Venezia l’Eurocity numero 86 diretto a Monaco di Baviera. Sono giunti per noi i titoli di coda di questa indimenticabile esperienza. Il nostro viaggio onirico è giunto al termine. Essere presenti alla 66° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia si è rivelato un magnifico sogno.

 

Il Festival che si svolge annualmente nella Città lagunare (solitamente tra la fine del mese di Agosto e l’inizio di Settembre) nello storico Palazzo del Cinema, sul Lungomare Marconi, è il più antico del mondo. Pensa che la prima edizione risale al 1932.

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"Un giorno perfetto"

Cronaca di un’ossessione amorosa

Gianfranco Cercone – Notizie radicali

Raccontare un atto inconsulto come sterminare i propri figli e poi ammazzarsi, è una grande sfida per un narratore. Avrebbe il compito di rendere leggibile nei suoi veri moventi, un gesto che all’opinione pubblica appare di solito soltanto assurdo, mostruoso. Potrebbe prenderla alla lontana: raccontarci la storia remota dell’autore del gesto, che precipita in quel crimine sommando ferite e scorie del passato. Ma potrebbe anche, più semplicemente, prendere in considerazione il personaggio soltanto poco prima della catastrofe, cogliere con nitid ezza lo stato d’animo che lo spinge all’atto estremo.

Del resto quel che fa la qualità di un film è che sia vivo, che non si riduca all’aridità di una cronaca.

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Il cinema è morto. Viva il cinema (d'autore)

Da Amburgo un’importante iniziativa: nasce il trimestrale “Cinema italiano”

Eine neue Zeitschrift beschäftigt sich mit dem Thema „Autorenkino“ und legt damit Zeugnis über den großen Aufschwung ab, den diese Sparte gerade durchläuft.

Rosanna Ricciardi

Il cinema italiano è morto negli anni Ottanta e risorto a fatica dalle proprie ceneri nel decennio successivo. È da circa dieci anni infatti che si grida alla sua rinascita ed effettivamente si può assistere alla realizzazione di opere importanti e innovative da parte di registi coraggiosi.
La sfida dei Garrone, dei Sorrentino, dei Giordana sta non tanto e non solo nei temi affrontati (terrorismo, mafia, degrado, alienazione, ma anche nei mutamenti positivi di un’Italia sempre più multietnica), quanto nelle modalità con cui vengono trattati: la ricercatezza formale e la voglia di sperimentazione percepibile in loro e in tanti altri lascia intuire una volontà di affrancamento dai meccanismi industriali di cui il cinema, e non solo quello italiano, è da troppo tempo vittima. Se la latitanza del pubblico in Italia è da ascrivere a diversi motivi, tra cui, ancora una volta, la dittatura di una cattiva televisione che crea schiere di spettatori cat
atonici, incapaci di cogliere le sfumature di opere più complesse dell’ennesima fiction o trame più elaborate di quelle dei reality, a chi vive in Germania sembra un peccato enorme che molti di questi film arrivino nelle sale solo in occasione di festival o rassegne, ossia che fruiscano di una visibilità limitata a pochi giorni, talvolta ad una sola proiezione in un orario impossibile. A molti sarà capitato di parlare con amici tedeschi italofili, la cui cultura cinematografica si limita purtroppo ai grandi maestri del neorealis

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I cento Passi

La vita e la morte di un siciliano che non si rassegnò

Die wahre Geschichte des jungen Sizilianers Peppino Impastato und seines Widerstandes gegen die Mafia wurde im Jahr 2000 verfilmt und im vergangenen Juli im Rahmen der Veranstaltung "Va bene – Europa verstehen: Italien" wieder gezeigt.

Maria Carla Piccinini

Il film, presentato a Monaco in occasione della manifestazione "Va bene – Europa verstehen: Italien" il 15 luglio, è stato accolto dal piccolo pubblico della sala di proiezione in Gasteig con un caloroso applauso, ad indicare il profondo coinvolgimento che Marco Tullio Giordana e i suoi attori, a circa quattro anni dalla prima uscita del film, hanno saputo creare in memoria di un uomo e della sua generazione. La storia è quella di Giuseppe Impastato, detto Peppino, raccontata sulla base di documenti e di ricordi; una ricostruzione di un periodo e di una generazione che aveva tanta voglia di costruire qualcosa di nuovo, qualcosa di vero.

Peppino Impastato viveva in un paesino siciliano, Cinisi, in provincia di Palermo, dove era nato nel 1948 in una famiglia invischiata nella mafia. Fin da piccolo si era reso conto che qualcosa non era chiaro nella sua famiglia e nelle morti delle persone che conosceva. La manifestazione del suo punto di vista e il suo disprezzo per l'atteggiamento delpadre, troppo solidale con la "Famiglia”, coincidono con quel periodo travagliato e pieno di ideali che i giovani vissero negli anni ’60 – ’70. La sua voglia di cambiare e la sua partecipazione alle attività di Nuova Sinistra lo portarono ad avviare un'attività politico-culturale antimafiosa: guidò le lotte dei contadini espropriati delle terre per la costruzione dell'aeroporto di Palermo, costituì il gruppo "Musica e cultura” e fondò "Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denunciava quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi. Il suo programma si chiamava "Onda Pazza”.

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”La fine è il mio inizio”

Recensione del film

Simona Morani

Attori straordinari come Bruno Ganz ed Elio Germano, la delicatezza di Andrea Osvàrt, l’incantevole paesaggio toscano, le musiche emozionanti ed intense non sono bastati a fare del film “La fine è il mio inizio” del regista monacense Jo Baier il capolavoro che invece è il libro, uscito due anni dopo la scomparsa, nel 2004, del giornalista e scrittore Tiziano Terzani.
Un libro testamento, nel quale il padre invita il figlio a
chiacchierare per un’ora al giorno nel giardino davanti a casa e ripercorrere insieme la sua storia di vita, dalla sua infanzia ai grandi viaggi in giro per l’Asia fino ad arrivare ai grandi temi che lo interessano veramente: la pace, il tema della morte - inscindibile dalla vita -, della natura, della spiritualità che avvolge tutti, dagli esseri umani, agli uccellini, dal più insignificante essere vivente fino alle più alte vette dell’Himalaya.
Per motivi di budget, ma forse anche per sfida, il film è girato interamente nella casa di Orsigna, dove la famiglia Terzani si è riunita per trascorre gli ultimi pochi mesi di vita del giornalista, malato terminale di cancro.

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