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Esordire con coraggio e speranza
Intervista a Giuseppe Tandoi, autore e regista del lungometraggio “La Città Invisibile” ambientato nello scenario di una LʼAquila post-terremoto
„La Città Invisibile“ (die unsichtbare Stadt) ist das erste Werk des jungen Regisseurs Giuseppe Tandoi, der mit einem in L'Aquila gedrehten Film debütiert. Mit leichtem und feinfühligen Ton erzählt der Film von einer Gruppe junger Menschen, die durch die große Tragödie des Erdbebens von 2009 berührt und verändert wurden. Dennoch wagensie sich voller Lebenswillen und Hoffnung an einen Neuanfang.
Nausicaa Spinosa
Giuseppe Tandoi nasce il 21 gennaio 1982 a Corato (Bari) e fin dalle scuole superiori decide di intraprendere un percorso artistico studiando all’Istituto d’Arte di Corato.
Per la prosecuzione dei suoi studi sceglie L’Aquila come città universitaria e dal 2001 al 2007 è studente dell’Accademia dell’Immagine, centro d’eccellenza per la formazione di professionisti dello spettacolo.
Nel 2008 frequenta un Master a Roma in Gestione d’Impresa Cinematografica presso M.A.G.I.C.A. (Master in Gestione di Impresa Cinematografica ed Audiovisiva). Dal 2001 fino ad oggi si è occupato della regia di numerosi video per concerti e spettacoli dal vivo, oltre alla realizzazione di spot, cortometraggi e documentari. Dopo il sei aprile 2009, per contribuire alla ripresa dell’Aquila, ha organizzato dei laboratori di cortometraggio per i ragazzi delle tendopoli; nel 2010 esce nelle sale italiane il suo primo film, “La Città Invisibile”.
Binario 11 - Stazione Termini
All'anteprima italiana del film di Alessandro Melazzini, le impressioni di un "emigrante di ritorno"
Dabei bei der italienischen Voraufführung von Alessandro Melazzinis Film: die Eindrücke eines „Emigranten“, der zurück kehrt.Marco Armeni
Roma, 16 marzo 2011.
In una tiepida serata invernale, sotto una pioggerellina impercettibile, ci siamo trovati in numerosi nella capiente aula magna del Goethe-Institut di Roma, per l’anteprima del mediometraggio di Alessandro Melazzini “Monaco, Italia – Storie di arrivi in Germania”.
Sarà stata la nostalgia per la città (come nel mio caso), sarà stata la sempre verde tematica dell’emigrazione, o sarà anche stata l’efficace proposta culturale che il Goethe-Institut è in grado di offrire a coloro che lo frequentano, fatto sta che, alla presenza del regista e dell’”attore” Claudio Cumani, abbiamo assistito alla piacevole proiezione e, successivamente, ad un lungo e animato dibattito.
Le storie raccontate non parlano, giustamente e finalmente, solo della “leggendaria” ondata migratoria degli anni Sessanta e Settanta, ma anche di chi, con un qualificante titolo di studio, è partito, magari solo per fare un’esperienza di un anno, e poi ci è rimasto tutta la vita.
E, ancora, attraverso le parole di chi, ristoratrice o militare o studente, ha cercato di farsi largo e di farsi rispettare,
Leggi tutto: Monaco, Italia al Goethe-Institut a Roma, 28 gennaio 2011
Una vita fuori dagli schemi
Intervista a Folco Terzani ed Elio Germano sul film "La fine è il mio inizio" dedicato a Tiziano Terzani
„Das Wichtigste des Films war, Gefühle zu vermitteln und die Idee, dass der Tod tragisch ist, aber nicht nur. Der Tod kann ein Triumph sein, etwas Schönes.“ (Folco Terzani)
Simona Morani
Chi conosce la vita straordinaria di Tiziano Terzani, giornalista scomparso nel 2004, sa che era sempre in prima linea ad inseguire la grande Storia, quella con la S maiuscola. Nato in una frazione fuori Firenze, fin da bambino è sempre stato affascinato dall’“altro”, dal diverso. Laureato alla Normale di Pisa, ha iniziato a viaggiare oltreoceano grazie ad un lavoro presso l’Olivetti.

Con una borsa di studio si è trasferito insieme alla moglie negli Stati Uniti dove ha studiato lingua e cultura cinese, studi che gli hanno aperto la strada alla grande collaborazione con il giornale tedesco Der Spiegel. Parte come inviato di guerra per il Vietnam e da lì inizia il grande viaggio per l’Asia, tra Singapore, Hong Kong, Cambogia, Laos, Corea, Giappone, fino ad arrivare ai due grandi amori (e grandi delusioni) della sua vita: la Cina e l’India. L’espulsione dalla Cina, l’esaltazione del capitalismo in Giappone, la costruzione della bomba atomica in India lo segneranno profondamente, e la diagnosi di un tumore all’intestino lo porte rà ad intraprendere un nuovo viaggio, questa volta interiore, alla ricerca del senso della vita.
Due personaggi in cerca d'attore
Lettera al redattore di INTERVenti sulla 66a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia
Anfang September sind Venezia und ihr Palazzo del Cinema das Ziel Scharen von Kinoliebhaber aus der ganzen Welt. Und dies hat mittlerweile Tradition: die Mostra dell'Arte Cinematografica auf dem Lido hat heuer ihren 66. Geburtstag gefeiert. Dabei, wie immer, alte und neue Meister, Leinwände und Leibwächter, Gossip und Spritzes, Journalisten und Jury-Mitglieder, Stars und Starlets. Aber nicht nur: Dieses Mal auch vier ganz aussergewöhnlichen Augen, die das ganze für INTERVenti beobachtet haben.
Pamela Lanciotti e Daniele Verri
Caro Gianni,
Il Festival che si svolge annualmente nella Città lagunare (solitamente tra la fine del mese di Agosto e l’inizio di Settembre) nello storico Palazzo del Cinema, sul Lungomare Marconi, è il più antico del mondo. Pensa che la prima edizione risale al 1932.
"Un giorno perfetto"
Cronaca di un’ossessione amorosa
Gianfranco Cercone – Notizie radicali
Raccontare un atto inconsulto come sterminare i propri figli e poi ammazzarsi, è una grande sfida per un narratore. Avrebbe il compito di rendere leggibile nei suoi veri moventi, un gesto che all’opinione pubblica appare di solito soltanto assurdo, mostruoso. Potrebbe prenderla alla lontana: raccontarci la storia remota dell’autore del gesto, che precipita in quel crimine sommando ferite e scorie del passato. Ma potrebbe anche, più semplicemente, prendere in considerazione il personaggio soltanto poco prima della catastrofe, cogliere con nitid ezza lo stato d’animo che lo spinge all’atto estremo.
Del resto quel che fa la qualità di un film è che sia vivo, che non si riduca all’aridità di una cronaca.Il cinema è morto. Viva il cinema (d'autore)
Da Amburgo un’importante iniziativa: nasce il trimestrale “Cinema italiano”
Eine neue Zeitschrift beschäftigt sich mit dem Thema „Autorenkino“ und legt damit Zeugnis über den großen Aufschwung ab, den diese Sparte gerade durchläuft.
Rosanna Ricciardi
Il cinema italiano è morto negli anni Ottanta e risorto a fatica dalle proprie ceneri nel decennio successivo. È da circa dieci anni infatti che si grida alla sua rinascita ed effettivamente si può assistere alla realizzazione di opere importanti e innovative da parte di registi coraggiosi.
La sfida dei Garrone, dei Sorrentino, dei Giordana sta non tanto e non solo nei temi affrontati (terrorismo, mafia, degrado, alienazione, ma anche nei mutamenti positivi di un’Italia sempre più multietnica), quanto nelle modalità con cui vengono trattati: la ricercatezza formale e la voglia di sperimentazione percepibile in loro e in tanti altri lascia intuire una volontà di affrancamento dai meccanismi industriali di cui il cinema, e non solo quello italiano, è da troppo tempo vittima. Se la latitanza del pubblico in Italia è da ascrivere a diversi motivi, tra cui, ancora una volta, la dittatura di una cattiva televisione che crea schiere di spettatori cat atonici, incapaci di cogliere le sfumature di opere più complesse dell’ennesima fiction o trame più elaborate di quelle dei reality, a chi vive in Germania sembra un peccato enorme che molti di questi film arrivino nelle sale solo in occasione di festival o rassegne, ossia che fruiscano di una visibilità limitata a pochi giorni, talvolta ad una sola proiezione in un orario impossibile. A molti sarà capitato di parlare con amici tedeschi italofili, la cui cultura cinematografica si limita purtroppo ai grandi maestri del neorealis
I cento Passi
La vita e la morte di un siciliano che non si rassegnò
Die wahre Geschichte des jungen Sizilianers Peppino Impastato und seines Widerstandes gegen die Mafia wurde im Jahr 2000 verfilmt und im vergangenen Juli im Rahmen der Veranstaltung "Va bene – Europa verstehen: Italien" wieder gezeigt.Maria Carla Piccinini
Il film, presentato a Monaco in occasione della manifestazione "Va bene – Europa verstehen: Italien" il 15 luglio, è stato accolto dal piccolo pubblico della sala di proiezione in Gasteig con un caloroso applauso, ad indicare il profondo coinvolgimento che Marco Tullio Giordana e i suoi attori, a circa quattro anni dalla prima uscita del film, hanno saputo creare in memoria di un uomo e della sua generazione. La storia è quella di Giuseppe Impastato, detto Peppino, raccontata sulla base di documenti e di ricordi; una ricostruzione di un periodo e di una generazione che aveva tanta voglia di costruire qualcosa di nuovo, qualcosa di vero.
Peppino Impastato viveva in un paesino siciliano, Cinisi, in provincia di Palermo, dove era nato nel 1948 in una famiglia invischiata nella mafia. Fin da piccolo si era reso conto che qualcosa non era chiaro nella sua famiglia e nelle morti delle persone che conosceva. La manifestazione del suo punto di vista e il suo disprezzo per l'atteggiamento delpadre, troppo solidale con la "Famiglia”, coincidono con quel periodo travagliato e pieno di ideali che i giovani vissero negli anni ’60 – ’70. La sua voglia di cambiare e la sua partecipazione alle attività di Nuova Sinistra lo portarono ad avviare un'attività politico-culturale antimafiosa: guidò le lotte dei contadini espropriati delle terre per la costruzione dell'aeroporto di Palermo, costituì il gruppo "Musica e cultura” e fondò "Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denunciava quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi. Il suo programma si chiamava "Onda Pazza”.”La fine è il mio inizio”
Recensione del film
Simona Morani
Attori straordinari come Bruno Ganz ed Elio Germano, la delicatezza di Andrea Osvàrt, l’incantevole paesaggio toscano, le musiche emozionanti ed intense non sono bastati a fare del film “La fine è il mio inizio” del regista monacense Jo Baier il capolavoro che invece è il libro, uscito due anni dopo la scomparsa, nel 2004, del giornalista e scrittore Tiziano Terzani.
Un libro testamento, nel quale il padre invita il figlio a chiacchierare per un’ora al giorno nel giardino davanti a casa e ripercorrere insieme la sua storia di vita, dalla sua infanzia ai grandi viaggi in giro per l’Asia fino ad arrivare ai grandi temi che lo interessano veramente: la pace, il tema della morte - inscindibile dalla vita -, della natura, della spiritualità che avvolge tutti, dagli esseri umani, agli uccellini, dal più insignificante essere vivente fino alle più alte vette dell’Himalaya.
Per motivi di budget, ma forse anche per sfida, il film è girato interamente nella casa di Orsigna, dove la famiglia Terzani si è riunita per trascorre gli ultimi pochi mesi di vita del giornalista, malato terminale di cancro.



