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La vera storia del Minotauro

Logos e Mythos

Laura Benatti

Como, 30 settembre 2018.
La notissima giornalista Oriana Fallaci (1929-2006) era solita dire che i miti dovrebbero essere osservati da lontano come i dipinti poiché mantengono il loro carisma inalterato nonostante il trascorrere del tempo. È tuttavia parimenti utile, a mio giudizio, comprendere bene perché certi miti sono nati e sono stati tramandati e quale rapporto essi hanno con fatti storici o fenomeni sociali, economici, religiosi realmente accaduti.

Asterione, nome di fantasia del Minotauro, era nella realtà nato dalla relazione extraconiugale di Pasifae e di un avvenente generale, di nome Tauros (secondo una versione meno accreditata un cortigiano di Minosse). Egli era agli ordini del marito di Pasifae, il re Minosse, ed era un atleta di grido nella lotta contro i tori (tauromachia). L’eroe Teseo quindi non combatté contro il terribile mostro, il Minotauro, ma contro il padre di questi, ovvero Tauros, e lo scontro fu probabilmente in una battaglia navale. Ma questa versione dei fatti, più “normale” di quella narrata dal mito, non avrebbe potuto attrarre l’attenzione del pubblico quanto la favola che sto per raccontare. Un giorno Minosse (Minos significa “re”), che dominava sull’isola di Creta,desiderando rendere legittima la sua carica, volle sacrificare una vittima eccezionale che chiese al dio delle acque, Poseidone. La creatura, di colore bianco, era così bella e rara che il re non volle sciuparla per un sacrificio e la tenne per sé, collocando al suo posto un toro, di valore assai inferiore. Il dio del mare si offese terribilmente e si vendicò facendo sgorgare in Pasifae, moglie di Minosse, una passione innaturale e orribile nei confronti del bel toro bianco, che portava il nome di Tauros. A Pasifae nacque un figlio con la testa di toro, il Minotauro appunto, a cui venne imposto il nome di Asterione. Minosse si sdegnò fino a tal punto che rinchiuse nel Labirinto, fatto costruire dall’architetto Dedalo, il Minotauro e Pasifae. 

Qui il mostro si nutrì con carne umana fino al giorno in cui non arrivò Teseo, eroe ateniese, che liberò la sua città da questo cruento tributo. Ricordiamo che o per un tributo di guerra o perché Androgeo, figlio di Minosse, venne ucciso dagli Ateniesi, adirati in quanto egli aveva conquistato la vittoria ai loro giochi, umiliandoli, Minosse decise, per vendetta contro Atene, sottomessa in quel tempo a Creta, che questa dovesse inviare ogni anno (oppure ogni nove anni, essendo questo un numero ricorrente nelle leggende del ciclo minoico) sette fanciulli e sette fanciulle da offrire come cibo al Minotauro. Tra le vittime per il Minotauro era presente anche l’eroe Teseo.

Perché il personaggio principale di questo mito è proprio un toro e non un altro animale? Icona di forza, il toro era adorato presso le più antiche comunità agricole come simbolo di fecondità. Anche Eracle, in una delle sue fatiche, combatté contro un toro cretese che, infuriato, stava devastando l’intera isola. Sempre Eracle, per conquistare l’amata Deianira, affrontò il rivale Acheloo (divinità delle acque) che, dopo avere assunto la forma di vari esseri, alla fine si trasformò in toro e venne sconfitto dall’eroe. Ancora, la splendida fanciulla Europa, venne rapita da Zeus che si era trasformato in un candido toro.

Inoltre, perché proprio il labirinto? Il termine deriva dal greco “labýrinthos”, forse derivato dal nome lidio dell'ascia bipenne, cioè a doppio taglio, ”labrys”. Creta ci fornisce vari esempi di bipenni, talora anche di enormi dimensioni, sempre con carattere religioso: il più noto era raffigurato sul famoso sarcofago di Hagía Triáda. Un significato simbolico pare avesse anche la bipenne collocata entro un fascio di verghe, trovata nella tomba detta “del Littore” a Vetulonia. Dall'Etruria l’idea passò a Roma nel simbolo del fascio littorio, all’interno del quale la bipenne è sostituita dalla scure. Per tutta l'età romana la bipenne è l'arma tipica e rituale adoperata nel sacrificio del toro e degli altri animali offerti alla divinità e per questo la troviamo rappresentata nelle scene di sacrificio dei monumenti onorari. La bipenne inoltre è l'arma delle Amazzoni, nelle cui rappresentazioni si ritrova assai spesso e anche delle Baccanti. È pure l'arma tipica del dio Efesto, che se ne serve per aprire la testa a Zeus e farne scaturire la figlia Atena. Ma accanto a scopi religiosi, la bipenne fu utilizzata anche per fini pratici come leggiamo nell’Odissea(V, 234) dove Omero la definisce strumento del boscaiolo e del legnaiolo.

 

“Una scure grande gli diede [Calipso], da impugnare a due mani,
di bronzo, affilata a due tagli: v’era infisso
un bel manico di legno d’ulivo;
gli diede inoltre una lucida ascia. S’avviò
verso l’orlo dell’isola dov’erano gli alberi alti:
l’ontano e il pioppo e, alto fino al cielo, l’abete,
stagionati, secchi, che galleggiassero lievi.

Per quanto concerne la tauromachia, sappiamo che era uno spettacolo inventato anticamente da popoli mediterranei e che durante questo si svolgevano combattimenti tra bovini, o anche tra bovini e uomini o tra bovini e altri animali. Questo tipo di spettacolo era assai diffuso tra i Greci e soprattutto sull’isola di Creta, maquando ha avuto origine la tauromachia cretese?

Stabilirlo con precisioneè difficile, ma dello spettacolo si hanno notizie già molto indietro nel tempo. Il famoso “Affresco della taurocatapsia” risale al XVII/XV secolo a.C. e questo significa che già in quel periodo la tauromachia era diffusa nella civiltà minoico-cretese.

L’opera, ritrovata nel palazzo di Cnosso e attualmente esposta al Museo Archeologico di Heraklion, mostra una scena di tauromachia in cui si univa lo spettacolo di culto ad un esercizio praticato sia da fanciulli che da fanciulle. Il toro, molto colorato, è sospeso nel vuoto quasi a volerne sottolineare la sua aggressività, le due figure femminili a terra e quella maschile in groppa all’animale, rivelano le fasi principali del gioco acrobatico: tenere il toro per le corna, eseguire su di esso un doppio salto mortale, ricadere a terra rimanendo in piedi. La presenza di atleti di entrambi i sessi ci illumina inoltre sul fatto che le donne cominciavano ad avere dignità sociale rispetto a quelle del vicino Oriente.

Il mito del Minotauro incanterà sempre l’uomo affascinandolo con la stessa forza che fa rimanere i bambini a bocca aperta quando ascoltano una fiaba, ma la realtà non deve mai essere trascurata perché come sosteneva Aristotele, l’uomo è un animale dotato di logos e, proprio per questo, distinto e distinguibile dagli altri esseri.

  

Video: Niente è come sembra - Franco Battiato https://www.youtube.com/watch?v=M27L6ZCelz0

 

                                        

 

 

 

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