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La collezione d'arte Menarini si arricchisce con Raffaello

In Florenz wurde die Monografie der Menarini-Kunstsammlung während eines Videokunst-Events präsentiert

Nicoletta Curradi

Firenze, 8 maggio 2022.
Ha saputo rappresentare l’armonia pur vivendo in un periodo di tensioni e lacerazioni. È stato emblema del Tardo Rinascimento e il primo ad ergersi come paladino della tutela dell’antichità. Raffaello Sanzio è il protagonista del volume della collana d’arte del Gruppo Menarini presentato, con un evento di video-arte, nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze, primo centro italiano per le Esperienze di Arte Immersiva.

Curata da Cristina Acidini, già soprintendente dei musei d’arte di Firenze ed oggi presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, la monografia collega vita e opere mettendo in rilievo l’evoluzione dell’aspetto umano e artistico di Raffaello. E punta l’attenzione su un aspetto biografico meno noto, che ne fa capire l’attualità, ovvero sul suo impegno per la tutela dei monumenti antichi, un concetto che, nei secoli successivi, farà tanta strada e sarà all’origine della moderna tutela delle belle arti.

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I tesori dell'alabastro protagonisti di una mostra a Volterra

Der Alabaster, auch Stein des Lichtes genannt, und seine Verarbeitung stehen im Mittelpunkt einer eindrucksvollen Ausstellung in Volterra

Nicoletta Curradi

Firenze, 8 aprile 2022.
A Volterra , in provincia di Pisa, è aperta fino al 1° novembre 2022  l’esposizione temporanea “I Tesori dell’Alabastro” dell’artista Nico Lopez Bruchi, dedicata alla pietra di luce della città, l’alabastro, al centro studi espositivo Santa Maria Maddalena. 
Rendere la lavorazione dell’alabastro uno stile di vita è cosa che pochi nel mondo hanno potuto vedere e sperimentare. A Volterra ci sono riusciti, lo hanno esportato nel mondo, valorizzandolo, facendo splendere la sua trasparente corposità venata, scolpendolo nelle più differenti forme. Parlare d’alabastro oggi, significa dunque raccontare una storia che si sta evolvendo, che sta continuando, che ha avuto periodi di difficoltà, ma che non ha mai cessato di esistere, sviluppandosi in nuove vie.

“Lavorando a questo progetto -dice Nico Löpez Bruchi, curatore della mostra aperta al Centro espositivo Santa Maria Maddalena - sono tornato un bambino, quel bambino che esplorava le botteghe dell’alabastro dalle finestre, dalle porte senza mai entrare; non entravo perché, in qualche maniera, percepivo l’intimità che l’alabastraio aveva con la propria officina e ricordo che sentivo difficile irrompere per curiosare. Quei rumori, quei macchinari, tutta quella polvere, facevano parte di luoghi dove un bambino non avrebbe dovuto recare disturbo.
Ricordo – continua Nico Löpez Bruchi - che era usanza chiedere gli scarti di pietra agli alabastrai per scrivere in terra, sulla strada, creare porte per giocare a pallone, disegnare le caselle del gioco della campana. Sono passati molti anni da quei momenti scalfiti nella memoria, ma mai ho smesso di sentire questa pietra come significativa compagna di vita.
Ho deciso di raccontare questa mia avventura, condivisa da buona parte dei cittadini volterrani, ampliata all’evoluzione del mondo della lavorazione dell’alabastro contemporaneo, sotto forma di avventura, di caccia al tesoro, un po’ con gli occhi e l’entusiasmo di un bambino, un po’ con lo sguardo e la sensibilità di un uomo, ormai adulto, che ha sempre approfondito il legame con questa arte della sua città”.

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Renato Rascel: un saggio di Elisabetta Castiglioni, lo ricorda al pubblico

Rascel war Originalautor, raffinierter Interpret und unverwechselbarer Sänger. Ein neues Buch erinnert daran

Nicoletta Curradi.

Firenze, 31 marzo 2022.
Il 2 gennaio di 31 anni fa, ho letto sul profilo social del figlio, ci lasciava Renato Rascel, un grande uomo di spettacolo. Ed ecco l'occasione per riscoprirne la memoria con il saggio di Elisabetta Castiglioni appena uscito per i tipi di Jacobelli editore.

Autore originale, interprete raffinato e inconfondibile cantante, Renato Rascel seppe creare nelle sue imprevedibili performance un personalissimo stile, giocoso e riflessivo, incanalato sul fil rouge del surrealismo. 
In libreria, e sulle principali piattaforme digitali, è appena arrivato un saggio che ne ricostruisce in dettaglio l’arte attraverso un viaggio contestuale nella storia dello spettacolo italiano. Elisabetta Castiglioni, che oltre venti anni fa ne ha ricercato le tracce per archivi pubblici e privati, dedica ora al “Piccoletto” nazionale questo lavoro, convinta che la scrittura creativa rasceliana sia ancora attuale ed estremamente comunicativa.

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Le tre Pietà di Michelangelo esposte al Museo dell’Opera del Duomo 

Nicoletta Curradi

Firenze, 23 febbraio 2022.
In occasione dell'incontro “Mediterraneo frontiera di pace 2022”, che vedrà riunirsi i Vescovi e i Sindaci del Mediterraneo a Firenze e a cui interverrà anche Papa Francesco, si aprirà al pubblico nel Museo dell'Opera del Duomo la mostra: LE TRE PIETÀ DI MICHELANGELO. Non vi si pensa quanto sangue costa. Per la prima volta un'esposizione mette a confronto, vicina l'una all'altra, nella sala della Tribuna di Michelangelo del Museo, l'originale della Pietà Bandini, di cui è da poco terminato il restauro, e i calchi della Pietà Vaticana e della Pietà Rondanini provenienti dai Musei Vaticani.

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Risplende il nuovo allestimento della Sala del Colosso alla Galleria dell'Accademia di Firenze

Die Galleria dell’Accademia in Florenz öffnet den Saal des Kolosses wieder für die Öffentlichkeit, der ab Oktober 2020 einer umfassenden architektonisch-strukturellen Restaurierung, Klimatisierung und einer vollständigen Neugestaltung der Einrichtung unterzogen wurde.

Nicoletta Curradi

Firenze, 10 febbraio 2022.
La Galleria dell’Accademia di Firenze riapre al pubblico la sala del Colosso che è stata oggetto, a partire dall’ottobre 2020, di importanti interventi di restauro.

La sala del Colosso è il primo grande ambiente che si incontra nel percorso espositivo del museo, caratterizzata, al centro, dall’imponente bozzetto in terra cruda del Ratto delle Sabine, capolavoro del Giambologna, e ospita la collezione della pittura fiorentina del Quattrocento e del primo Cinquecento. Per rendere più godibile la visione di queste opere, è stata creata una nuova saletta, a cui si accede attraverso quella del Colosso, dedicata nello specifico al Quattrocento, in cui trovano una perfetta collocazione capolavori come il cosiddetto Cassone Adimari dello Scheggia e la Tebaide di Paolo Uccello, finalmente leggibili in tutti i loro meravigliosi dettagli.

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L'ERCOLE IN TEBE DI MELANI

Il 9 febbraio in scena alla Pergola, 360 anni dopo la “prima“

Nicoletta Curradi

Storia e spettacolo tornano a intrecciarsi a Firenze per un evento che non ha precedenti e che ci riporta indietro di oltre 360 anni, grazie all’iniziativa che vede insieme Comune di Firenze, Fondazione Teatro della Toscana, Museo dei Medici e Istituto Francese, il contributo della Fondazione Anna Maria Luisa de’ Medici e la collaborazione degli Amici della musica.

L’appuntamento è fissato per mercoledì 9 febbraio, alle ore 20.30 al Teatro della Pergola di Firenze, quando andrà in scena Ercole in Tebe, festa teatrale in musica, riproposta in forma di concerto dopo oltre tre secoli e mezzo dal coro e dall’orchestra de I Musici del Gran Principe diretti dal maestro Samuele Lastrucci, per la regia di Massimo Pizzi Gasparon Contarini e con un cast che annovera, tra gli altri, anche il cantante di caratura internazionale Filippo Mineccia.

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Levi e Ragghianti, una mostra che celebra un'amicizia

Eine Ausstellung in Lucca untersucht die große Freundschaft zwischen zwei großen Intellektuellen des 20. Jahrhunderts, Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca 1910 - Florenz 1987) und dem Maler, Schriftsteller und Politiker 

Nicoletta Curradi

Firenze, 16 gennaio 2022.
Nel quarantennale della Fondazione Centro Studi Ragghianti, è stata allestita la mostra «Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura», aperta fino al 20 marzo 2022, in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi di Roma, a cura di Paolo Bolpagni, Daniela Fonti e Antonella Lavorgna.  L'esposizione esplora il legame tra lo storico e critico d’arte e il pittore, scrittore e uomo politico autore di Cristo si è fermato a Eboli, concepito proprio a Firenze, dove Levi si rifugia durante l’occupazione nazista in casa di Anna Maria Ichino.

Non è solo la militanza politica, nelle file del Partito d’Azione ad accomunarli, ma anche il dibattito sull’arte contemporanea e la sensibilità per il patrimonio artistico italiano che si concretizza nell’intervento, con l’architetto Michelucci, per evitare l’abbattimento della Torre di Parte Guelfa a Ponte Vecchio.
L’interesse di Ragghianti per Levi inizia negli Anni ’30, ed è sua la presentazione della personale alla Galleria dello Zodiaco di Roma nel 1946 nonché la prima storicizzazione nel 1948 nel catalogo dell’opera leviana, fino all’antologica allestita a Firenze dopo la morte dell’artista («Carlo Levi si ferma a Firenze», 1977).

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I nuovi Uffizi di Eike Schmidt 

Incontro a Monaco con il direttore del prestigioso museo fiorentino

Pasquale Episcopo

Monaco, 31 ottobre 2107.
La restituzione agli Uffizi dell’Adorazione dei Magi di Leonardo, avvenuta nello scorso mese di marzo, è stata accompagnata dalla pubblicazione del volume “Il cosmo magico di Leonardo” realizzato per descrivere l’esperienza di cinque anni e mezzo di restauro compiuto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, ne ha curato la prefazione. In essa lo storico dell’arte tedesco elogia il magnifico lavoro dei restauratori dell’Opificio e cita, tra i vari interventi di conservazione, quello del “consolidamento della carpenteria della pala, cui si è dedicato un mago del legno che il tutto mondo ci invidia, Ciro Castelli”. 

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Foggia, gloriosa sede regale imperiale


I resti del palazzo di Federico II a Foggia testimoniano un grande passato

Pasquale Episcopo

Monaco, 21 ottobre 2017.
Tutti i pugliesi e quasi tutti gli italiani conoscono Castel del Monte, fatto costruire dall'imperatore Federico II di Svevia. Pochi sanno che Federico in quel suo castello bellissimo ed enigmatico non ci mise mai piede. Pochissimi sanno che in Puglia la città in cui Federico soggiornò più a lungo fu Foggia. Avrebbe potuto scegliere Bari, Brindisi, Taranto oppure, sul mar Tirreno, Napoli, Salerno o Capua. E invece scelse la piccolissima, insignificante Foggia. Perché lo fece? 

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Come nasce un oggetto di design

L'innovazione progettuale è frutto più di un processo complesso e articolato che di pura libertà

Pasquale Episcopo

Monaco, 20 ottobre 2016.
La casetta delle libertà può avere più funzioni o nessuna. Può starsene da sola in bella vista oppure accogliere cartoline postali, fotografie, lettere imbustate o liste della spesa. O perché no pane tostato o fette biscottate per la colazione. La si può mettere sul tavolo in cucina, nello studio su una scrivania, o dove si vuole. La scelta, come la finalità d'uso, è libera e ciò è tanto più vero in quanto essa è un oggetto di design. Un oggetto frutto del pensiero. Pensato per fare e per essere. Per fare e per essere cose  diverse. Una lampada non deve funzionare solo quando è accesa. Leti, la lampada da tavolo/ferma libri è un esempio di oggetto multiuso. 

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“Das Pasolini Alphabet”

Un progetto degli studenti di Monaco di Baviera su Pasolini

Debora Francione

Monaco di Baviera, 4 ottobre 2016.
Uomo eclettico, una figura a metà tra regista, antropologo e poeta, Pier Paolo Pasolini è l’artista italiano che più di tutti sfugge ad una canalizzazione del suo estro. Lui amava definirsi “simplement écrivain” (semplicemente uno scrittore) come esternato nell’ultima intervista rilasciata ad un giornalista francese (visualizza l’intervista: https://www.youtube.com/watch?v=w9Ef1y_OY-U ).

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Al  Guggenheim di Bilbao le suggestioni di Francis Bacon

In mostra nel prestigioso museo basco le opere dell'artista anglo-irlandese affiancate a quelle dei maestri "mediterranei“ che lo hanno influenzato

Nicoletta Curradi

Firenze, 4 ottobre 2016.
Il Guggenheim Museum Bilbao, famosissimo al mondo, è un museo di arte contemporanea contenuto in un originale edificio progettato nella città basca dall'architetto canadese Frank O. Gehry. Il museo, inaugurato nel 1997 nell'ambito del progetto di rivalutazione urbanistica della città, fin dalla sua apertura, malgrado tante critiche e perplessità, si è trasformato in un'importantissima attrazione turistica, attirando visitatori da tutto il mondo. Esso occupa 24.000 mq, di cui circa dieci mila adibiti a spazi espositivi e risulta composto da una serie di volumi interconnessi in modo spettacolare. L'impatto con l'ambiente circostante risulta certamente forte, ma al tempo stesso non crea disturbo, anzi, l'imponente struttura si inserisce nel contesto con grazia ed eleganza anche per via del materiale di cui è rivestita: 33.000 lamine di titanio australiano, destinate a durare cento anni, rivestono questa straordinaria opera.

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Bellezza

Pasquale Episcopo

Monaco, 13 settembre 2016.
Non è facile dire cos’è la bellezza, ma credo possiamo essere tutti d’accordo nel considerarla una caratteristica della natura. A volte è difficile riconoscerla e sta a noi riuscire a scoprirla.

Alcune settimane fa ero affacciato al balcone e guardavo la strada. Era una domenica, la giornata era fresca e non c’erano rumori. A un tratto davanti agli occhi mi sono apparsi due uccelli bellissimi. Erano due ghiandaie in amore che si inseguivano volando da un balcone all’altro, da un albero all’altro, da un ramo all’altro. Era chiaro che erano pazzamente innamorati l’uno dell’altro. Uccelli pieni di grazia: visti dall’alto era possibile ammirare la bellezza, lo splendore del colore azzurro delle loro ali. In un gioco di brevi voli si allontanavano e si riavvicinavano senza mai perdersi di vista. Poi sono scomparsi oltre il tetto della casa.

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Pasolini e noi, quarant’anni dopo

Grande successo di pubblico alla rassegna su Pier Paolo Pasolini organizzata dal Circolo Centofiori

Debora Francione

Monaco, 1 dicembre 2015.
Il 29 novembre scorso presso la sala conferenze della biblioteca del Gasteig di Monaco ha avuto luogo un evento molto particolare tra un pubblico intervenuto numeroso e il ricordo vivo di un uomo ed intellettuale italiano morto oramai quarant’anni fa: Pier Paolo Pasolini. L’iniziativa organizzata dall’associazione culturale monacense Circolo Centofiori si è distinta non solo per il grande successo di pubblico, ma anche per essere stata l’unica manifestazione a Monaco di Baviera in onore dell’intellettuale italiano.

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Tu avrai successo. Scrivi! Lascia perdere gli amici!

Intervista al professor Alfonso Gaglio, scrittore e amico da sempre di Andrea Camilleri

Alessandro Eugeni

Porto Empedocle, giovedì 9 aprile 2015.
Per capire fino in fondo l’opera di Andrea Camilleri, bisogna andare, almeno una volta, a Porto Empedocle, conoscere di persona i luoghi nativi, dove si è formato, con chi ha stretto le sue prime amicizie, vedere le navi che arrivano e ripartono, passeggiare lungo il porto di fronte a quel “mare africano”, la vita ancor oggi dura dei pescatori, i furgoncini “Ape” sulla via Roma con il pescato della notte. E poi i sapori del pane al sesamo o dei cannoli preparati al momento, le semplici e accoglienti trattorie con i piatti di mare tipici, dai “purpiteddri” agli involtini di spada.  E ancora, le signore empedocline benvestite all’uscita dalla messa della domenica dove le aspetta la zingara a un obolo. I palazzetti signorili della vecchia Porto mescolati ai segni devastanti della speculazione edilizia degli anni Sessanta-Settanta. Le ciminiere monumentali della centrale termoelettrica che si stagliano, massacrandola, contro la bella baia di Porto Empedocle. E poi la parte bassa e la parte alta della città che “pare Nuovaiorca coi grattacieli” come si legge ne “Il cane di terracotta”. E quelle stradine di collegamento strette e ripidissime che a farle a piedi ti viene il fiatone. E poi i magrebini in giro per la città e quegli sbarchi di migranti. E tanto ancora... Un microcosmo, insomma, dove in quella sicilianità profonda inevitabilmente s’innestano e si condensano i contrasti inquietanti del mondo di oggi.

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“Überleben – Weiterleben”

La mostra fotografica su Marcello Carrozzo al Gasteig

Raffaele Gatta

Monaco, 4 febbraio 2015.
Lunedi 2 febbraio, presso le sale del Gasteig, è stata inaugurata la mostra su Marcello Carrozzo dal titolo: “Überleben – Weiterleben” La politica europea dei rifugiati tra l’accoglienza e il rifiuto.  La mostra, organizzata da REFUGIO München, sarà visitabile fino al 3 marzo 2015.

Il fotogiornalista originario di Ostuni, che ha già all’attivo numerosissimi reportage in Siria, Libano, Giordania, striscia di Gaza, Iraq, Kenya, Congo, Tailandia, Vietnam, India e Mongolia, presenta un nuovo lavoro riguardante proprio il nostro paese, l’Italia. Documentando lo sbarco di migliaia di rifugiati sulle nostre coste, Carrozzo ha descritto la sofferenza e il dramma di uomini, donne e bambini che dall’Africa, oramai da anni, fuggono per ricominciare una nuova vita sul nostro continente, l’Europa. Una fuga prima via terra, poi attraverso quel lembo di mare che divide la Sicilia dal continente africano, una piccola striscia di mediterraneo attraversata molto spesso a bordo di imbarcazioni fatiscenti che hanno causato dal 2000 a oggi più di 23.000 vittime. Nello stesso tempo le autorità italiane, sulla base dell’iniziativa Mare Nostrum, hanno potuto tirare in salvo 140 mila rifugiati e proprio durante questi salvataggi il fotografo ha raccontato, memorizzando nella luce del bianco e nero, il destino di queste persone e l’azione di salvataggio delle nostre unità navali.

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Mare Magnum


Presentazione del nuovo libro a cura di Maria Cristina Picciolini

Monaco, 17 gennaio 2015.
Nei suggestivi locali del caffè L’Amar a Monacosi è tenuta il 17 gennaio la presentazione monacense del nuovo libro di Maria Cristina Picciolini, “Mare Magnum”. La scrittrice Ada Zapperi-Zucker ha moderato l’interessante incontro alla presenza di altre due artiste italiane residenti a Monaco, la direttrice d’orchestra Annunziata De Paola e la pianista Serena Chillemi.  
Nel libro l’autrice presenta “40 storie di vita e di arte fuori e dentro l’Italia”. Gli artisti italiani e stranieri, intervistati dalla Picciolini, raccontano le loro esperienze legate all’arte e alla cultura. “Parlano di sé e della propria vita, parlano di ciò che hanno provato e vissuto. Le loro, sono riflessioni profonde e leggere, come un'onda che va e viene e che si infrange nel punto in cui il primo pensiero e il primo ricordo, odora di mare. Il mare dunque, un emozione, diventa il punto di partenza, che permetterà agli artisti di aprirsi in un dialogo autentico, e di consegnare a giovani e meno giovani lettori, una vera lezione di arte e di vita.“

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Un artista, dove il suo orizzonte è il mare, non può essere statico

Intervista all’artista sardo Michele Ciacciofera

Cristina Picciolini

Milano, 8 novembre 2014.
Michele Ciacciofera, nasce a Nuoro nel 1969 e si trasferisce più tardi a Siracusa. Studia Scienze Politiche a Palermo e poi, in un momento particolare della sua vita, decide di tornare in Sardegna dove, per una fatalità dall’apparenza poco gradevole, scopre e mette in pratica il suo vero talento. Artista contemporaneo, misterioso e profondo alla continua scoperta di se stesso e di ciò che lo circonda, spazia con le più svariate tecniche artistiche, vincendo diversi premi importanti e facendosi notare non solo all’estero, ma sempre e di nuovo volentieri nella sua cara Italia.

Nato in Sardegna, cresciuto in Sicilia per poi spiccare il volo in giro per il mondo e da qualche anno con un Atelier a Parigi. Ti senti ancora un isolano?
Le due isole hanno entrambe delle caratteristiche che hanno marcato profondamente la mia personalità. Della Sardegna sento di aver ereditato la fierezza del carattere ed una certa caparbietà. Della Sicilia l’apertura verso tutto, il desiderio di guardare sempre al di là dell’orizzonte. Isolano in entrambi i casi, anche se l’aver vissuto più a lungo in Sicilia ha indubbiamente avuto maggiore influenza nel mio modo di vedere la realtà.

Da dove nasce la scelta di Parigi?
Dopo aver vissuto tanti anni in Italia, spostandomi sia tra le isole che in altre regioni, vivo a Parigi da circa tre anni. Non so se sarà questa l’ultima tappa, ma intanto qui trovo continui stimoli per proseguire nel mio lavoro così come in passato successe negli Usa e nei deserti tra Africa e medio Oriente.

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Prima donna, poi santa

Presentato all’Istituto di Cultura di Monaco di Baviera “Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza”, il nuovo libro di Dacia Maraini

Pasquale Episcopo

Monaco, 28 ottobre 2014.
Cosa sia questo libro non è facile dirlo neanche dopo averlo letto. Per ammissione della stessa autrice non è un vero romanzo e non è un saggio; non è indagine storica e non è biografia. È piuttosto “narrazione attraverso il dialogo”, scambio epistolare tra due donne che ha luogo nel presente, qui ed ora. Narrazione di un tempo che fu attraverso ciò che di quel tempo rimane ancora oggi: le contraddizioni e i pregiudizi; le persecuzioni e le sofferenze; le condanne e le punizioni. E poi la ricerca della giustizia, della libertà e dell’amore. Il tutto incentrato sulla figura della donna. Di una donna: Chiara d’Assisi e, per suo tramite, di tutte.

Loro, le donne. Madri, sorelle, figlie, mogli, amanti, amiche, compagne di viaggio e di vita.

Essere donna oggi non è facile. Non lo è mai stato. Chiara d'Assisi lo fu in un'epoca difficile. Un'epoca in cui nascere donna significava essere private della libertà per essere sottoposte a forme di schiavitù manifeste e ineludibili. Costrette dalle regole del tempo a diventare spose a tredici anni. Costrette a procreare per vincolo naturale, legge di natura ineluttabile, in un’epoca in cui morire di parto non faceva eccezione. Nel medioevo buio e oscurantista non c’era posto per la gioia. Il dolore era considerato una sorta di dovere e a quel dovere erano sottoposte soprattutto le donne, che accettavano il loro destino senza opporre resistenza. Non c’era spazio per la felicità, tantomeno per il piacere. Questo era sconosciuto o al più sacrificato e, ancorché non oggetto di rinuncia consapevole, relegato all’immaginazione, confinato in luoghi non terreni, affidato a simboli non fallaci perché propri della religione.

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“Nati d’inverno”… pagalo solo se ti è piaciuto!

Intervista allo scrittore emergente Giancarlo Gasponi

Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare,
se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime,
qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito
e del vago che chiamano anima, questa è l'arte.
Gustave Flaubert

Cristina Picciolini

Milano, 16 luglio 2014.
Giancarlo Gasponi è pittore, fotografo eccellente e, dal 1986, editore di pubblicazioni di carattere turistico che consentono alle sue fotografie di trovare uno sbocco commerciale. Da ultimo, con l’uscita del libro “Nati d’Inverno”, è anche scrittore. Il suo romanzo riscuote successo in breve tempo ottenendo su Facebook il più alto numero di apprezzamenti (oltre 73.000 “mi piace”) tra i libri pubblicati nell’ultimo decennio. Nonostante il suo strepitoso successo, però, non è riuscito ad arrivare sul banco delle librerie! C’è un’iniziativa illuminante che accompagna la sua pagina: “Pagalo solo se ti è piaciuto”. 

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I discount della lingua

La ricerca di una scuola di lingua straniera adatta anche attraverso il web a noi rivela spesso una deludente realtà

Raffaele Gatta

Monaco, 9 luglio 2014
In questi tempi di crisi, di spostamenti (per non parlare di una vera e propria emigrazione) la conoscenza della lingua o di più lingue diviene sempre un fatto più pragmatico che culturale. La necessità spinge persone provenienti da diversi luoghi a studiare lingue che mai si sarebbero sognate. Molto spesso, in questo coacervo di disperazione/necessità, ci si ritrova di fronte ad un PC alla ricerca di una scuola, di un corso dove studiare e affrontare il futuro. Tutti senza distinzione di luogo davanti a questa rete che è internet e che ha negli anni velocizzato e reso semplificata la ricerca e la conoscenza del distante, del diverso, del luogo del quale, fino a pochi anni fa, non ci si poteva fare un’idea senza prima averlo respirato. Come per incanto case di ragazzi, di giovanissimi e meno giovani, distanti chilometri tra di loro si ritrovano vicine, da Lisbona a Roma, da Cuba alla Corea del Sud, vicine nell’atmosfera di dubbi, volontà, nel desiderio di cambiare vita e cercare un posto dove andare per studiare ed apprendere quella cultura. Si possono immaginare queste stanze cosi lontane, ma identiche nelle luci bluette dei monitor, accarezzare volti e pensieri.

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Beniamino delle Muse

Mostra dell’insigne letterato bavarese alla Biblioteca Statale Bavarese in occasione del centesimo anniversario dalla morte

Anna Zanco Prestel

Monaco, 15 maggio 2014
“All'immaginoso cantore di Maria di Magdala, al Poeta, al Drammaturgo, al novelliere ferace, al fedele interprete del pensiero Italico in terra Germanica felici auguri e festeggiamenti da un ammiratore antico”. Con questo messaggio augurale esposto nella prima vetrina dell'allestimento si apre la mostra che la Biblioteca Statale Bavarese (BSB) dedica all'insigne letterato Paul Heyse (1830-1914) nel centennale della sua morte. A scriverle fu, in occasione del suo 80° genetliaco lo scrittore suo contemporaneo Arrigo Boito (1842-1918), noto anche per la sua collaborazione con l'ultimo Giuseppe Verdi per il quale scrisse i libretti del Simon Boccanegra, del Falstaff e dell'Otello. Attratto dalla musica contemporanea Paul Heyse non condivise certo la passione per quella, a quel tempo molto in auge, di Wagner coltivata dall'amico Boito che ne tradusse l'opera giovanile Rienzi e i Wesendonker-Lieder.

Rampollo discendente da un'altolocata famiglia berlinese imparentata con quella dei Mendelssohn-Bartholdy, Heyse si trasferì nel 1854 a Monaco di Baviera su invito di Re Massimiliano II che in quegli anni cercava di convogliare nella capitale bavarese quanti potevano darle lustro e favorirne l'affermarsi anche in ambito culturale oltre che economico. Heyse non deluse certo le aspettative del monarca che gli offrì un appannaggio annuo di mille fiorini ed esercitò un notevole influsso sulla vita artistica della metropoli in piena espansione partecipando ai simposi del re e ricoprendo anche incarichi di alto prestigio. Fu tra l'altro membro della “Goethe-Gesellschaft” e della “Zwangslose Gesellschaft” che vedeva riunirsi gli spiriti eletti della città e fondatore del sodalizio di poeti tedeschi del nord e del sud “Das Krokodil” nonché membro dell' “Allotria” presso il “Künstlerhaus”. Un “beniamino delle muse”, come lo definì Theodor Fontane, Heyse fu autore molto prolifico in tutti i generi letterari.

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Un ready made naturale

Visita alla mostra dell'artista messicano Abraham Cruzvillegas 

Raffaele Gatta

Monaco, 24 aprile 2014.
In queste settimane si può visitare alla “Haus der Kunst” (Casa dell’Arte ndr) di Monaco la mostra personale di Abraham Cruzvillegas dal titolo “The Autoconstrucción Suites”, visitabile ancora fino al 25 maggio.

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Una coinvolgente maratona

Grande risonanza della "Dante-Marathon" presso la Biblioteca Statale di Monaco

Monaco, 3 febbraio 2014.
(gm) In occasione della mostra su Firenze, che si tiene dal 22.11.2013 al 09.03.2014 a Bonn, l'Ambasciata italiana e i singoli Istituti di cultura italiani hanno organizzato in diverse città tedesche manifestazioni e letture della Commedia dantesca.  Il due febbraio è stata Monaco a dare il suo contributo con la “Dante-Marathon”, la maratona dantesca presso la Bayerische Staatsbibliothek. Organizzata in collaborazione con la  Facoltà di Italianistica della Ludwig-Maximillian-Universität, la manifestazione è durata per tutta la giornata di domenica.

Dopo l’introduzione da parte di Giovanna Gruber, direttrice dell’Istituto di Cultura e di Florian Mehrtretter, ordinario di Italianistica, si sono susseguiti in diversi blocchi, le trentaquattro letture dei canti dell’Inferno dantesco interpretate da voci italiane e tedesche.

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Beat Wyss, Rinascimento come tecnica culturale

Giuseppe Muscardini

Ferrara, 11 gennaio 2014
L'idea di una rivisitazione delle immagini stereotipate della nostra società, ha indotto Beat Wyss, docente di storia dell'arte e filosofia dei Media presso la Hochschule für Gestaltung (Scuola superiore per la formazione, ndr) di Karlsruhe, a soffermarsi su un'affascinante teoria: molte delle icone che caratterizzano la nostra cultura visiva arrivano da molto lontano e spesso sono riciclate. La teoria è stata sviluppata da Wyss nel suo lungo percorso di studioso: dalla prima pubblicazione uscita a Monaco di Baviera nel 1985 dai torchi tipografici di Matthes & Seitz, a Renaissance als Kulturtechnik (Rinascimento come tecnica culturale ndr), edita un mese fa ad Amburgo nella collana Fundus per Philo Fine Arts.

L’avant-propos che presiede alle pagine dense dell'ultima fatica di Beat Wyss, è dettato da riflessioni e considerazioni niente affatto casuali. La temperie culturale che attorno alle ricerche iconologiche ha stimolato mirate investigazioni sul reimpiego e la riconversione delle immagini quando si fanno icona, ha prodotto negli ultimi decenni risultati straordinari. La nuova edizione riveduta e ampliata de La parola dipinta di Padre Giovanni Pozzi, dimostra come la materia necessiti di continui approfondimenti, ferme restando le motivazioni che sono alla base dell’indagine.

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Verdi-Wagner: face to face

Due mostre per il bicentenario dei due grandi compositori

Anna Zanco-Prestel    

Monaco, 8 agosto 2013
Sulla “Verde Collina” di Bayreuth, mèta dei wagneriani di tutto il mondo che durante il mese di agosto diventa punto d'incontro della mondanità e dei VIP della politica tedesca, ad accogliere i visitatori sono quest'anno piccoli Wagner a braccia alzate nelle tonalità del rosso e del blu con le quali il noto artista di Norimberga Ottmar Hörl conferisce un tono di spiritosa leggerezza al luogo di culto del wagnerismo. Numerose le iniziative nella bella città barocca per il bicentenario del grande compositore di Lipsia che decise di erigervi il suo famoso teatro; 

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Con convinzione e con passione

Forum Italia e.V. e l’Istituto Italiano di Cultura lavorano insieme per la cultura italiana

Miranda AlbertiPaola Zuccarini e Giovanna Gruber

Monaco, 5 maggio 2013.
Da più di due anni nell’Istituto Italiano di Cultura lavora l’associazione Forum Italia e. V. in stretta collaborazione con l’attuale direttrice Giovanna Gruber, impegnandosi con convinzione e passione, come sottolinea la presidente Paola Zuccarini, giurista e parte attiva nella gestione dell’associazione, in un articolato progetto di diffusione della lingua e della cultura italiana. La formula vincente di questa costruttiva collaborazione riesce a dare ottimi risultati anche in questo periodo di crisi, non solo economica, del nostro paese.

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Il femminicidio secondo Dacia Maraini

La scrittrice in Germania dal 18 al 21 giugno per presentare "L'amore rubato"

Das neue Buch von der Schriftstellerin Dacia Maraini "Lamore rubato" ("Gestohlene Liebe") erzählt acht Geschichten über Gewalt gegen Frauen. Im Juni reiste sie durch Bayern um Ihr Buch persönlich vorzustellen. 

Daniela Ghidini

Monaco, 26 giugno 2013
Una sala gremita ha accolto all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco, martedì scorso, la scrittrice Dacia Maraini in visita Germania per presentare il suo ultimo libro, “L’amore rubato”.
Il libro, edito da Rizzoli nel 2012, contiene otto racconti che hanno come tema il femminicidio. Questo neologismo, venuto tristemente sempre più in uso negli ultimi anni, si indica l’assassinio di una donna, perpetrato contro di essa "in quanto donna".  

La scrittrice racconta al pubblico convenuto alla Casa d’Italia come la violenza, oggigiorno, invada la quasi totalità dei campi della vita sociale italiana. Dal cinema ai fumetti, ai giochi on line, tutto è intriso di violenza, di criminalità.

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La serata a Colono

Rappresentazione monacense della celebre opera di Elsa Morante

Paola Zuccarini

Monaco, 18 marzo 2013.
Il 5 e il 6 marzo scorsi è stata rappresentata al teatro “Cuvilliè” nella “Residenz” di Monaco di Baviera in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura “La serata a Colono”, unica opera drammaturgica di Elsa Morante, scrittrice annoverata tra le più grandi della scena letteraria italiana del Novecento, con la regia e le scene di Mario Martone. 

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Lo Speziale ritorna in patria

 

Viaggio fortunato di un’opera comica goldoniana dal Veneto a Monaco e viceversa. “Lo Speziale” di Carlo Goldoni con musica di Joseph Haydn ha goduto negli ultimi mesi di un applaudito rilancio. Favorevolmente recensito da «Musikerlebnis», il singolare dramma giocosoè andato in scena nel novembre scorso al Philarmonie im Gasteig di Monaco

"Lo speziale" von Carlo Goldoni mit der Musik von Joseph Haidn hat sich in den vergangenen Monaten einer viel beachteten Wiederaufnahme erfreut.

Giuseppe Muscardini

Dopo il successo di pubblico e di critica ottenuto nove mesi fa al Philarmonie im Gasteig di Monaco di Baviera nell’ambito del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, Lo Speziale musicato da Joseph Haydn è stato riproposto in Italia durante l’estate.

L’opera non perde la peculiarità di dramma “alla veneziana”, dove l’umorismo si coniuga con l’efficacia dell’ambientazione scenica grazie allo spassoso travestimento dei pretendenti di Grilletta (prima turchi e poi notai) e alla ben ritmata cantilena di Volpino, che nella scena IV dell’ultimo atto si esibisce in una buffa danza turca inventandosi una lingua sconosciuta. La rivista «Musikerlebnis» informò puntualmente i suoi lettori del buon riscontro monacense dell’11 novembre scorso de Lo Speziale, titolo tradotto per l’occasione con Der Apotheker. Il cronista incaricato della segnalazione non lesinò un appassionato commento. Trattando l’estro goldoniano, ben riconoscibile in quest’opera comica, così si espresse sul movimentato gioco attoriale presente in scena: “Allerdings konkurrieren bei Goldoni gleich drei Rivalen um das Mädchen. Das genügt für ein amüsantes Durcheinander in der Apothek”.

Ultimata da Carlo Goldoni nel 1752, l’opera ha una certa rilevanza per gli affezionati della storia della lirica.

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