Dettagli

Logomakìa

Il gruppo Primaopoi porta la coscienza di Cesare Pavese a teatro.
Al Black Box in Gasteig la compagnia teatrale italiana "primaopoi" ha presentato, il 7 e l’8 luglio, uno spettacolo di ottima fattura e di alto livello drammatico dal titolo "Logomakìa" per la regia di Marco Pejrolo

"logomakia", beziehungsweise "das Geheimnis an das sich alle erinnern", zehn Auszüge aus den "Gesprächen mit Leukò" von Cesare Pavese, wurde im Juli in der Black Box im Gasteig von der Theatergruppe primaopoi vorgestellt. Die nächste Vorstellung ist am 12. Oktober.

Miranda Alberti

Lo spazio teatrale si è fatto, per l’occasione, cubo. Il pubblico, che lentamente affluisce, va a occupare i posti in platea e al primo piano disponendosi sui quattro lati e chiude l’aere rigorosamente delimitato. Gli sguardi si concentrano sulla scena centrale e, nella semioscurità, vi scorgono una costruzione cubica - la coscienza? - al cui interno riposano, in attesa dell’azione, gli attori/pensieri. Nessuno si è ancora accorto che in alto, appesi pericolosamente alla balaustra del primo piano, Demetra e Dioniso, come due pensieri fuggiti al controllo della coscienza, si preparano a pedalare le ruote del destino.

Intanto parla la musica Euterpe, la musa per eccellenza, che ci introduce in questo mondo misterioso dell’anima umana fucina di creatività e di follia, di genialità e di sciocca superstizione, di libertà e di violenta schiavitù. Si susseguono dieci quadri di straordinaria intensità in cui i pensieri sorgono, muoiono, cozzano fra di loro nell’aura senza tempo della dimensione mentale. Dialoghi "difficili" tratti da un’opera che Cesare Pavese compose fra il dicembre del 1945 al marzo del 1947 dal titolo "Dialoghi con Leucò" dedicati all’amica Bianca Garuffi, l’ennesimo amore infelice della sua vita.
Ma di veri dialoghi non si può parlare. I soggetti non sono persone, ma fantasmi dell’animo e il risultato è molto più un monologo angoscioso, il delirio di una mente che si ostina a sondare l’insondabile: il senso della morte.
La costruzione/coscienza abbandona gli specchi laterali che all’inizio tentavano ancora di riflettere il mondo intorno a sé e si fa chiuso carcere che rivolge lo sguardo, in alto, ai potenti del cielo per chiederne ragione. Ma gli dèi lungi dal rispondere, sono costretti, a loro volta, a rivolgersi agli uomini per dare senso alla loro noiosa eternità, a quell’istante senza tempo che si ostina a non scorrere e dove il sentimento, il sangue della vita, è il grande assente. Invidiosi sono, gli dèi, degli uomini e dei loro sentimenti, perciò cercano di imitarli senza successo e si costringono a fingerli. Una condizione disgraziata e compassionevole che l’uomo Pavese, condividendola, può ben capire.
Non tutto si è potuto cogliere dalla recitazione dei dialoghi. Troppo letterarie e complesse le strutture del discorso, troppo lunghe e oscure le frasi. Eppure il lavoro che gli attori hanno fatto prestando al dialogo la dinamicità dei loro corpi, la passione del loro entusiasmo merita una lode speciale per tutti loro, nessuno escluso. La qualità e l’originalità delle scenografie, la regia sapiente di un professionista come Marco Pejrolo, le musiche di Andrea Pejrolo, rendono onore al teatro italiano moderno.
Il gruppo primaopoi è costituito dagli attori: Elena Boscos, Barbara Calabrese, Rosalba Carena, Lorraine Cecco, Giulia Costabile, Silvia De Biaso, Stefano Fanni, Luciana Filtri, Giovanna Galli Righi, Milena Lonati, Giovanni Marsicano, Roberto Trimarchi, Isabella Villa, Dino Vurro.


(2003-3 pg.20)

Joomla Plugin
   
Cookies make it easier for us to provide you with our services. With the usage of our services you permit us to use cookies.
More information Ok Decline