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L'alloro (Laurus nobilis)

Anche le piante possono essere un mito

Laura Benatti

Como, 26 luglio 2016.
Ogni istante della nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo, è accompagnato dalla tacita presenza di erbe, fiori, frutti, che ci donano una gioia per gli occhi, ma che  possono anche affondare le loro radici in miti antichissimi...
Questa pianta era talmente onorata nel mondo antico che neppure i fulmini osavano sfiorarla.

Nell'antica Roma le foglie di questo vegetale, consacrato a Giove, ornavano il capo degli imperatori e spesso veniva fatto crescere nei giardini imperiali.

Abbiamo notizia  che una delle mogli di Augusto, Livia, avesse fatto coltivare nella sua villa un intero boschetto di alloro con le cui fronde sarebbero state create le corone che avrebbero adornato il capo degli eroi. Tuttavia colui che avesse ricevuto tale onore era tenuto a tornare nella residenza imperiale per trapiantare nuovamente il ramoscello ed augurarsi per il futuro una nuova e più grande  gloria. 

Ma come era riuscito questo sempreverde a guadagnarsi una tale notorietà?
Racconta il poeta latino Ovidio (43 a.C./18 d.C.) che Apollo, dio greco, si era innamorato perdutamente di Dafne, una ninfa figlia del fiume Peneo e di Gea, senza che lei lo desiderasse, e che aveva condotto la sua insana passione alle estreme conseguenze.

Secondo una versione del mito, Eros figlio di Afrodite e dio dell'amore, per vendicarsi di un'ingiuria subita da Apollo, avrebbe scagliato contro di lui una freccia d'oro che aveva il potere di far innamorare immediatamente la vittima colpita della prima persona su cui fosse caduto il suo sguardo.Al contrario Dafne era stata trafitta con la freccia dell'odio che la induceva a rifuggire dal suo innamorato.Un giorno, mentre ella passeggiava tranquilla per i boschi, Apollo la vide e la inseguì. Dafne fuggì spaventata tra le sterpaglie, graffiandosi e strappandosi le vesti, mentre il dio le dichiarava la sua passione. La ninfa, terrorizzata, non poté fare diversamente se non implorare suo padre, il fiume Peneo, di tramutarla in un altro essere.
Dafne, il cui nome in greco significa alloro, venne trasformata in questo vegetale e Apollo, prima che la metamorfosi si fosse completata, riuscì a rubarle un bacio.

Questo mito ha un alto valore simbolico perché presenta Apollo, che è icona della razionalità, come incapace di dominare le proprie turbolente passioni e da divinità contemplativa, protettrice delle arti, della musica, dell' arte profetica, scade a "marionetta" nelle mani della vendetta di Eros.
Questo significa che non ha nessun potere la ragione quando ci si innamora, quando si ama fortemente: l'innamorato diventa una vittima dei propri impulsi e, nonostante uno sforzo immane, risulterà sempre incapace di sottrarsi a tale giogo ed è allora che possiamo scegliere se essere come Apollo e recare all’altro le paure e le apprensioni di Dafne oppure, attraverso la situazione di fragilità che stiamo vivendo, darci l’opportunità di crescere anche attraverso il dolore.

Fu a partire dal Medioevo, ma tale interpretazione assunse maggior vigore nel Rinascimento, che i meriti di chi si cingeva con una corona d'alloro furono esclusivamente poetici: nacquero così  i "poeti laureati", pensiamo a Francesco Petrarca riconosciuto per la bellezza malinconica dei suoi versi e per la sua sapienza o al padre della lingua italiana, Dante Alighieri, come è a noi noto dal celebre ritratto di Luca Signorelli (1499 /1502 ).

Oggi chi si laurea, viene onorato con una corona d'alloro reale o fittizia che simboleggia, appunto, la saggezza e la sapienza acquisite attraverso gli studi.
La stessa donna amata da Francesco Petrarca ( 1304 /1374 ), Laura, di cui abbiamo un celebre ritratto del 1506 ad opera del Giorgione, porta un nome che indicherebbe, secondo un'accreditata interpretazione, la durata senza limiti  di questo sentimento, proprio perché l'alloro è un sempreverde. Altre letture vedrebbero nel nome proprio della donna il sostantivo latino "aurum", "oro", cioè il metallo incorruttibile per eccellenza, ma anche in questo caso non ci allontaneremmo dall'amore inteso come patto di eterna fedeltà. 

Tale pianta, infatti, oltre ad essere simbolo di vincitori e poeti, può alludere all' eternità.

La costanza, la fermezza nelle decisioni prese, la stabilità, la fedeltà alla parola data... erano valori fondamentali per gli antichi Romani come la gloria ottenuta dagli eroi che per la patria avevano messo a rischio  la loro stessa vita e le foglie delicatamente profumate e apparentemente umili dell'alloro rappresentano tali gioielli morali .

“Quando i restanti canti orneranno i solenni trionfi
e lunghe pompe vedrà il Campidoglio,
sarai sul capo dei condottieri romani: 
sarai fedele custode davanti alle porte imperiali
e la quercia mirerà ch'è nel mezzo" (Ovidio)

 

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