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La giustizia e… la sua giusta misura

Laura Benatti

Como, 13 maggio 2017.
Nel mondo romano il termine "ius" indicava la "giustizia tra gli uomini", la "giustizia dei tribunali", in italiano “giuridico, giurisprudenza, giurisperito”, mentre per "giustizia divina" esisteva un’altra parola, "fas", da cui in italiano "fasto, nefasto".

Ancora una volta il mondo greco, però, riesce ad unire la precisione dei concetti con la fantasia travolgente del mito e così nasce "Dike" (Giustizia). Chi era Dike? Nel mondo greco era la dea della giustizia umana: il filosofo Platone la immaginava come una fanciulla illibata, in quanto la giustizia dovrebbe, per sua natura, essere pura, incorrotta, volare alto, al di sopra di tutto e di tutti. Figlia di Zeus, padre di tutti gli dei, e di Themis, divinità della giustizia divina, vegliava sulle azioni umane e, quando gli uomini la offendevano, lei in lacrime li inseguiva e, avvolta in una nebbia, sempre sotto la protezione del padre, causava loro sofferenze. Il poeta Pindaro le attribuì una figlia, Esuchia, (Tranquillità), perché riteneva che una comunità possa vivere in una condizione di pace solo se sono osservate le leggi. Che il rispetto di queste costituisca una caratteristica imprescindibile di una società civile è una verità che difficilmente si può mettere in discussione.

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Logos e Mythos

II parte – Morfeo e i sogni

Laura Benatti

Como, 26 aprile 2017
Sono note in farmacologia le proprietà analgesiche e soporifere della morfina, ottenuta dalPapaver somniferum”, originario dell’Asia e introdotto nel Mediterraneo già da tempi antichissimi.
L’oppio, la droga ottenuta dal medesimo fiore, entrò come componente principale nella “Theriaca” (greco therios), cioè una medicina inventata da Mitridate re del Ponto (132 - 63 a.C.), una panacea utile come rimedio per ogni male. Paracelso (1493/1541) medico, alchimista svizzero, adottò il termine “laudano” (da “laudare”, ndr) per indicare il medicamento analgesico oggi non più in uso a base di oppio.

Ma da dove deriva la parola italiana “morfina”? Le sue radici affondano nella mitologia greca e arrivano lontanissimo, fino al figlio di “Sonno” (greco “Ypno”) cioè Morfeo che ha come madre “Notte” (greco “Nyx”). Morfeo (greco “morfé” ovvero “forma, sembianza”) indica l’aspetto con cui egli si presenta agli uomini che sono stati addormentati accarezzando le loro palpebre con un mazzo di papaveri. I suoi fratelli, secondo il poeta latino Ovidio (I d.C.), sono Fobetore-Icelo e Fantaso. Morfeo è il più importante e a lui vengono affidati i messaggi per i re e i comandanti, Fobetore-Icelo è portatore di sogni rappresentanti animali e incubi (greco “Fobos”, paura), mentre Fantaso popola i sogni degli uomini di paesaggi irreali ed esseri inanimati.

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Logos e Mythos

(Prima parte)

Laura Benatti

Como, 2 aprile 2017.
Logos è una delle parole greche più presenti nei testi greci classici e tra quelle che creano maggiori perplessità agli studenti del liceo classico per le sue molteplici interpretazioni.
Fondamentalmente logos è legata alla razionalità, al pensiero e la gamma dei suoi significati si estende da “parola, discorso” a “ragionamento filosofico e scientifico”, ma non abbiamo minimamente esaurito tutte le sue sfumature.
Da questo termine derivano in italiano tutti quei lemmi scientifici che terminano con “logia”: ad es. allergologia, patologia, psicologia, archeologia, filologia, sociologia, etc…

Mythos parte con significati analoghi ”conversazione, dialogo, disegno, proposito, pensiero” per poi evolversi in “racconto, narrazione, favola, leggenda, mito”.

Perché, quindi, il connubio logos-mythos?

Ci siamo mai domandati perché In anatomia la prima vertebra cervicale della colonna vertebrale si chiama “atlante”? Oppure per quale ragione la sostanza “morfina” è così chiamata per le sue proprietà analgesiche e narcotiche? Perché parliamo di “tendine d’Achille” o ancora di “osso sacro”?

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L’eroe romantico nella mitologia e nell’uomo moderno

Was wird nie der Mann, dieser Halbgott, die viel gelobt?" (Goethe,Gedanken), "Che cosa sarà mai l'uomo, codesto semidio cosi tanto lodato?" (Goethe,Pensieri)

Laura Benatti

Como, 26 dicembre 2016.
L'eroe romantico è travolto dalla brama irrefrenabile di oltrepassare i propri limiti umani, di trovare nelle proprie emozioni, nelle proprie passioni un mezzo per raggiungere la dimensione dell'infinito, di sentirsi divinità, di abbandonare la propria veste umana; la ragione, tanto esaltata dai pensatori di tutti i tempi, fin dalle epoche più antiche, diventa un ostacolo per il raggiungimento della dimensione metafisica, sovrannaturale. L'uomo aspira per sua natura ad un piacere che non abbia limiti, né per durata né per estensione, ma nella realtà purtroppo i piaceri sono tutti "chiusi entro confini"; invece quando l'anima desidera una cosa piacevole, desidera la soddisfazione di una sua aspirazione infinita, anela al piacere in sé e non ad un determinato piacere.

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L’amicizia nelle fiabe e nella tradizione degli antichi

Laura Benatti

Como, 23 novembre 2016.

Da “I musicanti di Brema“ dei fratelli Grimm:
Ein Esel, ein Hund, eine Katze und ein Hahn möchten nicht sterben. Sie laufen zusammen weg und wollen in der Stadt Bremen Musik machen. Aus einem Haus verjagen sie mit ihrer Musik eine Bande von Räubern: Der Esel schreit, der Hund bellt, die Katze miaut und der Hahn kräht. Das Haus gefällt ihnen und sie bleiben da. Nach Bremen kommen sie nie.

(Trad: Un asino, un cane, un gatto, e un gallo non vorrebbero morire.
Corrono insieme per strada  desiderando andare a  suonare nella città di Brema. Con la loro musica riescono a scacciare da una casa una banda di predoni: l'asino raglia, il cane abbaia, il gatto miagola, il gallo fa chichirichì. A loro piace quella casa e così si stabiliscono là. Non si recheranno mai più a Brema).

Questa bellissima e particolare favola ha la peculiarità di contenere riflessioni morali "senza tempo" e, per questo, è paragonabile alla produzione del favolista greco Esopo e quello latino Fedro.

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Come nasce un oggetto di design

L'innovazione progettuale è frutto più di un processo complesso e articolato che di pura libertà

Pasquale Episcopo

Monaco, 20 ottobre 2016.
La casetta delle libertà può avere più funzioni o nessuna. Può starsene da sola in bella vista oppure accogliere cartoline postali, fotografie, lettere imbustate o liste della spesa. O perché no pane tostato o fette biscottate per la colazione. La si può mettere sul tavolo in cucina, nello studio su una scrivania, o dove si vuole. La scelta, come la finalità d'uso, è libera e ciò è tanto più vero in quanto essa è un oggetto di design. Un oggetto frutto del pensiero. Pensato per fare e per essere. Per fare e per essere cose  diverse. Una lampada non deve funzionare solo quando è accesa. Leti, la lampada da tavolo/ferma libri è un esempio di oggetto multiuso. 

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“Das Pasolini Alphabet”

Un progetto degli studenti di Monaco di Baviera su Pasolini

Debora Francione

Monaco di Baviera, 4 ottobre 2016.
Uomo eclettico, una figura a metà tra regista, antropologo e poeta, Pier Paolo Pasolini è l’artista italiano che più di tutti sfugge ad una canalizzazione del suo estro. Lui amava definirsi “simplement écrivain” (semplicemente uno scrittore) come esternato nell’ultima intervista rilasciata ad un giornalista francese (visualizza l’intervista: https://www.youtube.com/watch?v=w9Ef1y_OY-U ).

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Al  Guggenheim di Bilbao le suggestioni di Francis Bacon

In mostra nel prestigioso museo basco le opere dell'artista anglo-irlandese affiancate a quelle dei maestri "mediterranei“ che lo hanno influenzato

Nicoletta Curradi

Firenze, 4 ottobre 2016.
Il Guggenheim Museum Bilbao, famosissimo al mondo, è un museo di arte contemporanea contenuto in un originale edificio progettato nella città basca dall'architetto canadese Frank O. Gehry. Il museo, inaugurato nel 1997 nell'ambito del progetto di rivalutazione urbanistica della città, fin dalla sua apertura, malgrado tante critiche e perplessità, si è trasformato in un'importantissima attrazione turistica, attirando visitatori da tutto il mondo. Esso occupa 24.000 mq, di cui circa dieci mila adibiti a spazi espositivi e risulta composto da una serie di volumi interconnessi in modo spettacolare. L'impatto con l'ambiente circostante risulta certamente forte, ma al tempo stesso non crea disturbo, anzi, l'imponente struttura si inserisce nel contesto con grazia ed eleganza anche per via del materiale di cui è rivestita: 33.000 lamine di titanio australiano, destinate a durare cento anni, rivestono questa straordinaria opera.

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Bellezza

Pasquale Episcopo

Monaco, 13 settembre 2016.
Non è facile dire cos’è la bellezza, ma credo possiamo essere tutti d’accordo nel considerarla una caratteristica della natura. A volte è difficile riconoscerla e sta a noi riuscire a scoprirla.

Alcune settimane fa ero affacciato al balcone e guardavo la strada. Era una domenica, la giornata era fresca e non c’erano rumori. A un tratto davanti agli occhi mi sono apparsi due uccelli bellissimi. Erano due ghiandaie in amore che si inseguivano volando da un balcone all’altro, da un albero all’altro, da un ramo all’altro. Era chiaro che erano pazzamente innamorati l’uno dell’altro. Uccelli pieni di grazia: visti dall’alto era possibile ammirare la bellezza, lo splendore del colore azzurro delle loro ali. In un gioco di brevi voli si allontanavano e si riavvicinavano senza mai perdersi di vista. Poi sono scomparsi oltre il tetto della casa.

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Cicuta

La terribile erba che condusse alla morte il filosofo Socrate

Laura Benatti

Como, 2 settembre 2016.
399 a.C.: il filosofo ateniese Socrate venne condannato a bere la velenosissima cicuta da parte dei cittadini ateniesi i quali si servirono fondamentalmente di tre pretesti: non adorare gli stessi dei in cui credeva la città di Atene, introdurre nuove divinità, ma soprattutto... corrompere i giovani.

Come leggiamo nel dialogo "Critone" del filosofo Platone (428-348 a.C.), Socrate, consapevole dell'ingiusta condanna nei suoi confronti, si rifiutò categoricamente di sfuggire alla morte, pur essendogli stata offerta tale scelta dai suoi discepoli, perché "...è meglio subire un'ingiustizia piuttosto che commetterla..." e "la morte non è un male perché o è un sonno senza sogni, oppure dà la possibilità di visitare un mondo migliore..."

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La quercia, l'albero di Goethe

Laura Benatti

Como 25 agosto 2016.
Intorno alla quercia dove J.W. Goethe (1749/1832) amava recarsi per comporre le sue opere è stato edificato il campo di sterminio di Buchenwald.
Tale luogo di orrore venne costruito nel 1937 dalle SS in seguito alla distruzione di più di cento ettari di fitto e verdeggiante bosco, che il grande poeta amava moltissimo ma, in particolare, di cui adorava un'antichissima quercia presso la quale aveva trovato in più occasioni non solo ispirazione, ma anche, per un'anima così vibrante, sollievo dalle numerose sofferenze d'amore.

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L’elleboro bianco (Veratrum album)

La pianta che tradì Alessandro Magno

Laura Benatti

Como, 13 agosto 2016.
A soli 33 anni a Babilonia nel 323 a.C. moriva il più grande eroe di tutti i tempi, Alessandro Magno. Per secoli e secoli si è cercata la causa (accanto alla pancreatite acuta di cui si è già parlato) di una morte considerata prematura e ingiusta nei confronti dell'evoluzione dell'umanità: se Alessandro fosse vissuto più a lungo la storia sarebbe stata diversa, avremmo forse parlato greco e non latino, le vicende dell'Italia e dell'Europa sarebbero state differenti...

Ma una sera qualcuno gli somministrò una piccola quantità di elleboro bianco all'interno di un cratere ricolmo di vino che lui bevve in onore di Eracle, come racconta lo storiografo greco Diodoro Siculo: i suoi effetti furono lenti, ma devastanti come quelli di ogni veleno, reale o metaforico.

Sì perché anche l'odio di chi lo circondava ogni giorno, adulandolo falsamente, era veleno, di chi diceva di amarlo e di volerlo seguire fino ai confini del mondo, mentre in cuor suo si augurava che morisse il prima possibile.

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L'alloro (Laurus nobilis)

Anche le piante possono essere un mito

Laura Benatti

Como, 26 luglio 2016.
Ogni istante della nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo, è accompagnato dalla tacita presenza di erbe, fiori, frutti, che ci donano una gioia per gli occhi, ma che  possono anche affondare le loro radici in miti antichissimi...
Questa pianta era talmente onorata nel mondo antico che neppure i fulmini osavano sfiorarla.

Nell'antica Roma le foglie di questo vegetale, consacrato a Giove, ornavano il capo degli imperatori e spesso veniva fatto crescere nei giardini imperiali.

Abbiamo notizia  che una delle mogli di Augusto, Livia, avesse fatto coltivare nella sua villa un intero boschetto di alloro con le cui fronde sarebbero state create le corone che avrebbero adornato il capo degli eroi. Tuttavia colui che avesse ricevuto tale onore era tenuto a tornare nella residenza imperiale per trapiantare nuovamente il ramoscello ed augurarsi per il futuro una nuova e più grande  gloria. 

Ma come era riuscito questo sempreverde a guadagnarsi una tale notorietà?
Racconta il poeta latino Ovidio (43 a.C./18 d.C.) che Apollo, dio greco, si era innamorato perdutamente di Dafne, una ninfa figlia del fiume Peneo e di Gea, senza che lei lo desiderasse, e che aveva condotto la sua insana passione alle estreme conseguenze.

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Gli occhi di Alessandro Magno

E cosi, piange, poi che giunse anelo: e
piange dall'occhio nero come morte;
piange dall'occhio azzurro come cielo.
Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)
nell'occhio nero lo sperar, più vano;
nell'occhio azzurro il desiar, più forte.
G. Pascoli "Alexandros"

Laura Benatti 

Como 7 luglio 2016.
Alessandro Magno (356 a.C./323 a.C.), l'uomo più importante dell’antichità, il mito dei miti, l'eroe per eccellenza, sappiamo dalle fonti letterarie e dalle sculture del suo artista preferito e personale, Lisippo, che era di statura non troppo alta, di corporatura robusta, con una cascata di riccioli biondi che gli incorniciavano il volto e l’inclinazione costante del collo verso sinistra. Testimonia questo Il ritratto di Alessandro Magno di Lisippo, noto a noi grazie a numerose copie, come quella della Gliptoteca di Monaco di Baviera, uno dei capolavori del ritratto ellenistico

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Dolore e malattia nella mitologia greca

"La felicità è benefica al corpo, ma è il dolore quello che sviluppa le facoltà dello spirito." (Marcel Proust)

Laura Benatti

Como, 16 aprile 2016.
In molti termini medici italiani compare nella seconda parte della parola "-algia ", oppure "-patia" come, ad esempio, "sciatalgia, nevralgia, artralgia, cardialgia ecc...", o "apatia, epatopatia, discopatia, gastropatia, ecc..."
Ci siamo mai chiesti nelle originarie parole greche, da cui esse derivano, quale fosse il loro vero significato?

Iniziamo dai principali termini che in greco antico indicano l'idea di "dolore, patimento, sofferenza".
"Algos" era nella mitologia greca il dio del dolore, nato, come racconta Esiodo (VIII-VII a.C.), nella sua "Teogonia", da Eris (divinità della discordia) figlia di Zeus ed Era (secondo Omero) oppure, secondo altre fonti tra cui Ovidio, figlia di Era e di un fiore da lei toccato, o ancora figlia, secondo Esiodo stesso, della Notte.

Esiodo, Teogonia, vv. 211-232": ...Notte partorì l'odioso Fato, la tenebrosa Kera e Thanatos (Morte), procreò Upnos (Sonno) e con lui la famiglia dei Sogni.

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La concezione del tempo nell’antichità

"...allora che cosa è il tempo? Se nessuno me lo domanda lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più" (Sant'Agostino, Le Confessioni, libro XI)

Laura Benatti

Como, 24 marzo 2016.
Il Tempo, sin dall'antichità, è stato uno dei temi più dibattuti dal mondo scientifico e filosofico.

Il filosofo greco Eraclito (VI-V sec. a.C.) affermava con la massima convinzione la durata transeunte, effimera di qualsiasi situazione e, in particolare, la precarietà della condizione umana in continuo mutamento proprio a causa dello scorrere del tempo.

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"Lorelei" di Heinrich Heine e la tradizione greca

"...alla fine l'onda inghiotte barcaiolo e barca... ed ahi! Questo ha fatto con il suo canto la fanciulla Lorelei (H. Heine, Libro dei canti)

Laura Benatti

Como, 15 dicembre 2015.
La morte e la passione amorosa rappresentano un topos letterario proprio dell'età romantica e della sua predilezione per i contrasti.
Per gli artisti di questo movimento, l'amore è sottratto alla banalità della routine quotidiana, sfugge all'usura del tempo, addirittura alla sessualità.
Hanno la preferenza manifestazioni drammatiche, trasgressive che vengono rappresentate sia in letteratura sia in musica sia in pittura.

Tale connubio amore-morte viene esplicitamente dichiarato dal grande Giacomo Leopardi che nei vv.99/100del" Consalvo", afferma: "...due cose belle ha il mondo//amore e morte".
Siffatto dualismo venne studiato anche da Sigmund Freud che lesse nel termine greco "eros" "amore" la pulsione verso la vita, mentre nella parola greca "thanatos", "morte", la spinta verso la fine, il nulla: due elementi che congiunti costituiscono l'essenza della psiche umana. 

In Heinrich Heine, poeta tedesco di età romantica, tale motivo si affaccia prepotentemente allo sguardo del lettore nei bellissimi versi della poesia intitolata" Lorelei", facente parte della raccolta "Libro dei canti".

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Pasolini e noi, quarant’anni dopo

Grande successo di pubblico alla rassegna su Pier Paolo Pasolini organizzata dal Circolo Centofiori

Debora Francione

Monaco, 1 dicembre 2015.
Il 29 novembre scorso presso la sala conferenze della biblioteca del Gasteig di Monaco ha avuto luogo un evento molto particolare tra un pubblico intervenuto numeroso e il ricordo vivo di un uomo ed intellettuale italiano morto oramai quarant’anni fa: Pier Paolo Pasolini. L’iniziativa organizzata dall’associazione culturale monacense Circolo Centofiori si è distinta non solo per il grande successo di pubblico, ma anche per essere stata l’unica manifestazione a Monaco di Baviera in onore dell’intellettuale italiano.

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L'educazione dei giovani nell'antica Atene

Laura Benatti

Como, 28 novembre 2015.
L'educazione (da latino "educo" cioè "traggo fuori - sottinteso - dall'ignoranza") nel mondo greco antico era avvertita come fondamentale per la formazione di un'elite culturale e politica all'interno della comunità. Bisogna, tuttavia, distinguere tra il metodo formativo ateniese e quello spartano. Certamente nel particolarismo delle città greche, dovuto principalmente a ragioni morfologiche del territorio, alla sua montuosità, che creò barriere naturali e che non giocò di certo a favore di un'omogeneità culturale. Atene predilesse un'educazione principalmente umanistica, basata fondamentalmente sull'apprendimento della scrittura, della lettura, del canto, della musica, per il livello elementare e sulla conoscenza dei primordi della letteratura e della retorica per il livello superiore.

Sappiamo, comunque, che non esisteva ad Atene nessuna disposizione di legge che imponesse l'obbligo scolastico. Si ricorreva, quindi, facilmente, ad un maestro privato, naturalmente per i figli delle famiglie più illustri. La presenza di un "tutor" sarebbe rimasta una costante anche nei secoli successivi, appannaggio delle famiglie nobili e abbienti. Pensiamo, ad esempio, al grande Giacomo Leopardi: egli si avvalse per i suoi studi della ricca biblioteca paterna e della presenza di un gesuita che lo iniziò fin da tenera età allo studio del latino, del greco e dell'ebraico.

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L'esercito romano

(parte seconda)

Laura Benatti

Como, 14 novembre 2015.
La severità dei generali (in lat. duces/imperatores) nei confronti dei loro eserciti non provocò, come potremmo aspettarci e a parte alcune eccezioni, malcontento tra i soldati, bensì un legame di stima e di fiducia incondizionate tra le truppe stesse ed il comandante. Questo in effetti, oltre ad esigere disciplina, ordine e obbedienza, sapeva essere anche molto generoso. I bottini di guerra (in lat. spolia) che avesse ottenuto nel corso delle campagne militari nelle varie province dell'Impero (oro, pietre preziose, oggetti di lusso, schiavi ecc...), sarebbero stati condivisi con i suoi uomini, i quali, a tal punto, sempre più soddisfatti, gli avrebbero assicurato, una volta tornati in patria, tutta la propaganda e l'appoggio per ottenere i voti necessari per la sua carriera politica.

Si trattava, infatti, di personaggi per lo più appartenenti ad una gens (stirpe) aristocratica: pensiamo ad es. a Giulio Cesare che vantava una discendenza dalla dea Venere. Secondo il mito, Venere era stata madre di Enea, padre di Iulo/Ascanio, progenitrice della gens Iulia alla quale Giulio Cesare apparteneva.

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L’esercito romano

(Prima parte)

Laura Benatti.

Como, 31 ottobre 2015.
Roma 'caput mundi': come arrivò questo piccolo borgo di pastori e di agricoltori a dominare su così numerosi e così eterogenei popoli? La risposta non è semplice, ma sicuramente per le strategie che spesso adottò contro nemici ben più forti. Ricordiamo a questo proposito il 'divide et impera' di Giulio Cesare, 'separa i tuoi avversari e trionferai', o ancora, l'oro con il quale i Romani nel 390 a.C. corruppero i Celti che avevano invaso l'Urbe, spaventando terribilmente i suoi abitanti con il fragore di oggetti metallici, con il suono di corni e... con la loro statura!.

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Tu avrai successo. Scrivi! Lascia perdere gli amici!

Intervista al professor Alfonso Gaglio, scrittore e amico da sempre di Andrea Camilleri

Alessandro Eugeni

Porto Empedocle, giovedì 9 aprile 2015.
Per capire fino in fondo l’opera di Andrea Camilleri, bisogna andare, almeno una volta, a Porto Empedocle, conoscere di persona i luoghi nativi, dove si è formato, con chi ha stretto le sue prime amicizie, vedere le navi che arrivano e ripartono, passeggiare lungo il porto di fronte a quel “mare africano”, la vita ancor oggi dura dei pescatori, i furgoncini “Ape” sulla via Roma con il pescato della notte. E poi i sapori del pane al sesamo o dei cannoli preparati al momento, le semplici e accoglienti trattorie con i piatti di mare tipici, dai “purpiteddri” agli involtini di spada.  E ancora, le signore empedocline benvestite all’uscita dalla messa della domenica dove le aspetta la zingara a un obolo. I palazzetti signorili della vecchia Porto mescolati ai segni devastanti della speculazione edilizia degli anni Sessanta-Settanta. Le ciminiere monumentali della centrale termoelettrica che si stagliano, massacrandola, contro la bella baia di Porto Empedocle. E poi la parte bassa e la parte alta della città che “pare Nuovaiorca coi grattacieli” come si legge ne “Il cane di terracotta”. E quelle stradine di collegamento strette e ripidissime che a farle a piedi ti viene il fiatone. E poi i magrebini in giro per la città e quegli sbarchi di migranti. E tanto ancora... Un microcosmo, insomma, dove in quella sicilianità profonda inevitabilmente s’innestano e si condensano i contrasti inquietanti del mondo di oggi.

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“Überleben – Weiterleben”

La mostra fotografica su Marcello Carrozzo al Gasteig

Raffaele Gatta

Monaco, 4 febbraio 2015.
Lunedi 2 febbraio, presso le sale del Gasteig, è stata inaugurata la mostra su Marcello Carrozzo dal titolo: “Überleben – Weiterleben” La politica europea dei rifugiati tra l’accoglienza e il rifiuto.  La mostra, organizzata da REFUGIO München, sarà visitabile fino al 3 marzo 2015.

Il fotogiornalista originario di Ostuni, che ha già all’attivo numerosissimi reportage in Siria, Libano, Giordania, striscia di Gaza, Iraq, Kenya, Congo, Tailandia, Vietnam, India e Mongolia, presenta un nuovo lavoro riguardante proprio il nostro paese, l’Italia. Documentando lo sbarco di migliaia di rifugiati sulle nostre coste, Carrozzo ha descritto la sofferenza e il dramma di uomini, donne e bambini che dall’Africa, oramai da anni, fuggono per ricominciare una nuova vita sul nostro continente, l’Europa. Una fuga prima via terra, poi attraverso quel lembo di mare che divide la Sicilia dal continente africano, una piccola striscia di mediterraneo attraversata molto spesso a bordo di imbarcazioni fatiscenti che hanno causato dal 2000 a oggi più di 23.000 vittime. Nello stesso tempo le autorità italiane, sulla base dell’iniziativa Mare Nostrum, hanno potuto tirare in salvo 140 mila rifugiati e proprio durante questi salvataggi il fotografo ha raccontato, memorizzando nella luce del bianco e nero, il destino di queste persone e l’azione di salvataggio delle nostre unità navali.

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Mare Magnum


Presentazione del nuovo libro a cura di Maria Cristina Picciolini

Monaco, 17 gennaio 2015.
Nei suggestivi locali del caffè L’Amar a Monacosi è tenuta il 17 gennaio la presentazione monacense del nuovo libro di Maria Cristina Picciolini, “Mare Magnum”. La scrittrice Ada Zapperi-Zucker ha moderato l’interessante incontro alla presenza di altre due artiste italiane residenti a Monaco, la direttrice d’orchestra Annunziata De Paola e la pianista Serena Chillemi.  
Nel libro l’autrice presenta “40 storie di vita e di arte fuori e dentro l’Italia”. Gli artisti italiani e stranieri, intervistati dalla Picciolini, raccontano le loro esperienze legate all’arte e alla cultura. “Parlano di sé e della propria vita, parlano di ciò che hanno provato e vissuto. Le loro, sono riflessioni profonde e leggere, come un'onda che va e viene e che si infrange nel punto in cui il primo pensiero e il primo ricordo, odora di mare. Il mare dunque, un emozione, diventa il punto di partenza, che permetterà agli artisti di aprirsi in un dialogo autentico, e di consegnare a giovani e meno giovani lettori, una vera lezione di arte e di vita.“

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Un artista, dove il suo orizzonte è il mare, non può essere statico

Intervista all’artista sardo Michele Ciacciofera

Cristina Picciolini

Milano, 8 novembre 2014.
Michele Ciacciofera, nasce a Nuoro nel 1969 e si trasferisce più tardi a Siracusa. Studia Scienze Politiche a Palermo e poi, in un momento particolare della sua vita, decide di tornare in Sardegna dove, per una fatalità dall’apparenza poco gradevole, scopre e mette in pratica il suo vero talento. Artista contemporaneo, misterioso e profondo alla continua scoperta di se stesso e di ciò che lo circonda, spazia con le più svariate tecniche artistiche, vincendo diversi premi importanti e facendosi notare non solo all’estero, ma sempre e di nuovo volentieri nella sua cara Italia.

Nato in Sardegna, cresciuto in Sicilia per poi spiccare il volo in giro per il mondo e da qualche anno con un Atelier a Parigi. Ti senti ancora un isolano?
Le due isole hanno entrambe delle caratteristiche che hanno marcato profondamente la mia personalità. Della Sardegna sento di aver ereditato la fierezza del carattere ed una certa caparbietà. Della Sicilia l’apertura verso tutto, il desiderio di guardare sempre al di là dell’orizzonte. Isolano in entrambi i casi, anche se l’aver vissuto più a lungo in Sicilia ha indubbiamente avuto maggiore influenza nel mio modo di vedere la realtà.

Da dove nasce la scelta di Parigi?
Dopo aver vissuto tanti anni in Italia, spostandomi sia tra le isole che in altre regioni, vivo a Parigi da circa tre anni. Non so se sarà questa l’ultima tappa, ma intanto qui trovo continui stimoli per proseguire nel mio lavoro così come in passato successe negli Usa e nei deserti tra Africa e medio Oriente.

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Prima donna, poi santa

Presentato all’Istituto di Cultura di Monaco di Baviera “Chiara d’Assisi. Elogio della disobbedienza”, il nuovo libro di Dacia Maraini

Pasquale Episcopo

Monaco, 28 ottobre 2014.
Cosa sia questo libro non è facile dirlo neanche dopo averlo letto. Per ammissione della stessa autrice non è un vero romanzo e non è un saggio; non è indagine storica e non è biografia. È piuttosto “narrazione attraverso il dialogo”, scambio epistolare tra due donne che ha luogo nel presente, qui ed ora. Narrazione di un tempo che fu attraverso ciò che di quel tempo rimane ancora oggi: le contraddizioni e i pregiudizi; le persecuzioni e le sofferenze; le condanne e le punizioni. E poi la ricerca della giustizia, della libertà e dell’amore. Il tutto incentrato sulla figura della donna. Di una donna: Chiara d’Assisi e, per suo tramite, di tutte.

Loro, le donne. Madri, sorelle, figlie, mogli, amanti, amiche, compagne di viaggio e di vita.

Essere donna oggi non è facile. Non lo è mai stato. Chiara d'Assisi lo fu in un'epoca difficile. Un'epoca in cui nascere donna significava essere private della libertà per essere sottoposte a forme di schiavitù manifeste e ineludibili. Costrette dalle regole del tempo a diventare spose a tredici anni. Costrette a procreare per vincolo naturale, legge di natura ineluttabile, in un’epoca in cui morire di parto non faceva eccezione. Nel medioevo buio e oscurantista non c’era posto per la gioia. Il dolore era considerato una sorta di dovere e a quel dovere erano sottoposte soprattutto le donne, che accettavano il loro destino senza opporre resistenza. Non c’era spazio per la felicità, tantomeno per il piacere. Questo era sconosciuto o al più sacrificato e, ancorché non oggetto di rinuncia consapevole, relegato all’immaginazione, confinato in luoghi non terreni, affidato a simboli non fallaci perché propri della religione.

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“Nati d’inverno”… pagalo solo se ti è piaciuto!

Intervista allo scrittore emergente Giancarlo Gasponi

Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare,
se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime,
qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito
e del vago che chiamano anima, questa è l'arte.
Gustave Flaubert

Cristina Picciolini

Milano, 16 luglio 2014.
Giancarlo Gasponi è pittore, fotografo eccellente e, dal 1986, editore di pubblicazioni di carattere turistico che consentono alle sue fotografie di trovare uno sbocco commerciale. Da ultimo, con l’uscita del libro “Nati d’Inverno”, è anche scrittore. Il suo romanzo riscuote successo in breve tempo ottenendo su Facebook il più alto numero di apprezzamenti (oltre 73.000 “mi piace”) tra i libri pubblicati nell’ultimo decennio. Nonostante il suo strepitoso successo, però, non è riuscito ad arrivare sul banco delle librerie! C’è un’iniziativa illuminante che accompagna la sua pagina: “Pagalo solo se ti è piaciuto”. 

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I discount della lingua

La ricerca di una scuola di lingua straniera adatta anche attraverso il web a noi rivela spesso una deludente realtà

Raffaele Gatta

Monaco, 9 luglio 2014
In questi tempi di crisi, di spostamenti (per non parlare di una vera e propria emigrazione) la conoscenza della lingua o di più lingue diviene sempre un fatto più pragmatico che culturale. La necessità spinge persone provenienti da diversi luoghi a studiare lingue che mai si sarebbero sognate. Molto spesso, in questo coacervo di disperazione/necessità, ci si ritrova di fronte ad un PC alla ricerca di una scuola, di un corso dove studiare e affrontare il futuro. Tutti senza distinzione di luogo davanti a questa rete che è internet e che ha negli anni velocizzato e reso semplificata la ricerca e la conoscenza del distante, del diverso, del luogo del quale, fino a pochi anni fa, non ci si poteva fare un’idea senza prima averlo respirato. Come per incanto case di ragazzi, di giovanissimi e meno giovani, distanti chilometri tra di loro si ritrovano vicine, da Lisbona a Roma, da Cuba alla Corea del Sud, vicine nell’atmosfera di dubbi, volontà, nel desiderio di cambiare vita e cercare un posto dove andare per studiare ed apprendere quella cultura. Si possono immaginare queste stanze cosi lontane, ma identiche nelle luci bluette dei monitor, accarezzare volti e pensieri.

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Beniamino delle Muse

Mostra dell’insigne letterato bavarese alla Biblioteca Statale Bavarese in occasione del centesimo anniversario dalla morte

Anna Zanco Prestel

Monaco, 15 maggio 2014
“All'immaginoso cantore di Maria di Magdala, al Poeta, al Drammaturgo, al novelliere ferace, al fedele interprete del pensiero Italico in terra Germanica felici auguri e festeggiamenti da un ammiratore antico”. Con questo messaggio augurale esposto nella prima vetrina dell'allestimento si apre la mostra che la Biblioteca Statale Bavarese (BSB) dedica all'insigne letterato Paul Heyse (1830-1914) nel centennale della sua morte. A scriverle fu, in occasione del suo 80° genetliaco lo scrittore suo contemporaneo Arrigo Boito (1842-1918), noto anche per la sua collaborazione con l'ultimo Giuseppe Verdi per il quale scrisse i libretti del Simon Boccanegra, del Falstaff e dell'Otello. Attratto dalla musica contemporanea Paul Heyse non condivise certo la passione per quella, a quel tempo molto in auge, di Wagner coltivata dall'amico Boito che ne tradusse l'opera giovanile Rienzi e i Wesendonker-Lieder.

Rampollo discendente da un'altolocata famiglia berlinese imparentata con quella dei Mendelssohn-Bartholdy, Heyse si trasferì nel 1854 a Monaco di Baviera su invito di Re Massimiliano II che in quegli anni cercava di convogliare nella capitale bavarese quanti potevano darle lustro e favorirne l'affermarsi anche in ambito culturale oltre che economico. Heyse non deluse certo le aspettative del monarca che gli offrì un appannaggio annuo di mille fiorini ed esercitò un notevole influsso sulla vita artistica della metropoli in piena espansione partecipando ai simposi del re e ricoprendo anche incarichi di alto prestigio. Fu tra l'altro membro della “Goethe-Gesellschaft” e della “Zwangslose Gesellschaft” che vedeva riunirsi gli spiriti eletti della città e fondatore del sodalizio di poeti tedeschi del nord e del sud “Das Krokodil” nonché membro dell' “Allotria” presso il “Künstlerhaus”. Un “beniamino delle muse”, come lo definì Theodor Fontane, Heyse fu autore molto prolifico in tutti i generi letterari.

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Un ready made naturale

Visita alla mostra dell'artista messicano Abraham Cruzvillegas 

Raffaele Gatta

Monaco, 24 aprile 2014.
In queste settimane si può visitare alla “Haus der Kunst” (Casa dell’Arte ndr) di Monaco la mostra personale di Abraham Cruzvillegas dal titolo “The Autoconstrucción Suites”, visitabile ancora fino al 25 maggio.

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